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PERCHE RICORDARE L'INIZIO DI UNA GUERRA?

PERCHE RICORDARE L'INIZIO DI UNA GUERRA?

Caro padre, 
sono qui in trincea, sull’Ortigara, ormai da dieci giorni. Le condizioni di vita sono durissime e il clima invernale qui è molto rigido.

Il generale Cadorna con noi è molto severo, non fa che darci comandi. Se qualcuno non li svolge come vien detto, subito una fucilata al petto. Questo accadde al mio migliore amico Emilio che aveva ammutinato ai comandi del generale. Questi, livido dalla rabbia, impugnò il suo fucile e me lo diede costringendomi ad ucciderlo. Perché dovevo farlo? Era il mio migliore amico. L’unico amico con cui strinsi una vera amicizia. Ci aiutavamo a vicenda e durante le freddi notti in trincea ci raccontavamo il resoconto della giornata, paure e segreti. A volte, la quieta atmosfera notturna in trincea si interrompeva con le nostre risate. Oh, che momenti indimenticabili avevo vissuto con Emilio. Immaginavamo la fine di questo interminabile conflitto, immaginavamo un futuro migliore, immaginavamo che una volta rientrati in patria avremmo aperto un ristorante, si, l’avremmo chiamato l’Italia Vincitrice! Perché è questo il sogno di ogni italiano! Un sogno che vede soldati italiani riprendersi i territori persi durante le lunghe e sanguinose battaglie precedenti, un sogno che vede la scacciata degli Stranieri da una terra che non gli è madre, un sogno che vede finalmente l’Italia unita! 
Non volevo farlo,ma non avevo altra scelta. Impugnai il fucile, puntai. Un rimbombo frastornate echeggiò su tutto il fronte. Emilio era morto. Vedevo il suo fragile corpo accasciarsi. La sua immacolata camicia bianca era ormai sporca di sangue. Era il sangue di un innocente. In un primo momento, sentii come un pugnale invisibile perforare la mia anima, solo in quell’attimo mi resi conto che avevo ucciso anche una parte di me. 
Bravo! mi disse Cadorna. Questo è il giusto comportamento di un vero soldato!. Ma non ero affatto felice. Una volta che tutti lasciarono il campo, mi diressi da Emilio. Non volevo lasciarlo. Presi il suo corpo ormai in fin di vita. Non molto lontano dal fronte scavai una piccola fossa; lì ci deposi Emilio. In quel momento, insieme al suo corpo, seppelìì anche i nostri sogni ed una parte della mia vita. 
Ho ammazzato il mio migliore amico … IO! La persona di cui si fidava, io l’ho ucciso, ho ammazzato una parte di me! Chi potrà mai perdonarmi, se io stesso mi condanno! Chi? Chi mi ridarà la mia innocenza? Chi? Vorrei svegliarmi, scoprire che era solo un sogno … mi sto illudendo … è la realtà, la dura realtà! Vorrei dare di nuovo un senso alla mia vita … ma come? Cosa potrò mai fare? 
Ancora adesso padre caro ho paura, ho paura di non poter più rivedere voi, e mia madre. Come faccio a continuare a combattere con un peso che porto ancora tuttora? Come un chiodo piantato nell’anima e che non si potrà strappare mai più! Mi sento perso senza nessuno accanto. 

Quanto vorrei poter essere vicino a voi, come quando ero un bambino … ricordate? Che bello! Le domeniche a raccontare storie davanti al focolare con la mamma che preparava la sua famosa torta al cioccolato ed il suo profumo invadeva la casa, quando la sera io ed i miei fratellini entravamo nella camera di nostra sorella Sofia a riempirgli le pantofole di terriccio preso in giardino, le nostre scampagnate in campagna dei nonni a giocare con i pesciolini rossi che sguazzavano nella fontana, quando dovevo andare a scuola camminavamo mano nella mano e voi che mi domandavate continuamente cosa farò da grande, io vi abbracciavo dicendovi Padre, da grande farò l’eroe! . 
Ricordate anche quando durante l’estate andavamo al mare? Ancora oggi mi ricordo che, durante la mia infanzia, ero proprio una peste! Non riuscivo mai a stare fermo sul lettino della spiaggia, correvo di qua e di là, mi immergevo nella limpida acqua andando a caccia di granchi con la mia retina blu, facendo i dispetti ai bagnanti che camminavano sulla spiaggia schizzandogli l’acqua addosso! Che risate! Durante il caldo pomeriggio io ed i miei fratellini ci rifugiavamo sotto l’ombrellone costruendo enormi castelli di sabbia. Questo episodio sicuramente è impossibile dimenticarlo! Ricordate l’ultimo giorno di vacanza al mare? Quando stavate riposando io e Carlo vi avevamo lanciato un secchio d’acqua? Voi inutilmente ci rincorrevi cercando di prenderci! Quelli erano momenti indimenticabili! E come non dimenticarmi di quando io e i miei fratelli giocavamo a nascondino con la gonna della nonna! 

Ora, invece, sono io che mi nascondo come un topo … come se fossi colpevole, colpevole di cosa? Ho ancora sedici anni! Ho ancora una vita davanti! Perché non posso trascorrere in tutta spensieratezza la mia adolescenza? Gli anni si sa, passano in fretta! Non posso e non voglio bruciare i miei sogni che intendo realizzarli per colpa di una guerra desiderata da molti Stati che si illudono ancora di trovare la soluzione di tutti i loro problemi. Anche se, alla fine, è solo una tragica illusione che si rivela vana costando così la vita ad un numero immenso di uomini. Perché uccidere dei poveri innocenti? Perché disprezzare così la vita altrui? La vita è un regalo che solo Dio può fare, un regalo inalienabile e sacro. 
Sognavo di fare l’eroe senza macchia e senza paura, ma adesso vedendo la tragedia, la morte e gli spari, ho paura, ho paura di fare la fine di Emilio. Perché si è comportato in questo modo mettendo a rischio la sua vita? Ora non so più come comportarmi, non so più chi sono, ormai sono uguale agli altri. Ho perso la mia unicità. Abbiamo solo una mentalità. Pensiamo tutti allo stesso modo, abbiamo tutti la stessa paura di morire, lo stesso patire. Perché la guerra ci ha ridotti in questo modo? 
La paura invade i miei pensieri. Se avessi affrontato faccia a faccia Cadorna? Cosa mi sarebbe successo? Cosa mi avrebbe riservato in serbo? Sarei mai tornato sano e salvo a casa? Avrei mai potuto riabbracciare i miei cari? Avrei mai sperato un futuro migliore? 
Padre, madre, pregate per me, pregate Dio affinché benedica la battaglia di noi Italiani. Se non dovessi tornare, avrei una richiesta, che dopo la mia morte mi sia concesso di riunirmi a voi. Nonostante tutto farò il mio dovere fino all’ultimo. 
Vi saluto. Vostro figlio. 

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