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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

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PIEMMENEWS E CEUQUADRI CONTESTANO IL DDL DI INIZIATIVA DEL GOVERNO REGIONALE ABRUZZO DI MODIFICA DI ALCUNE NORME DI GARANZIA DEI REQUISITI RICHIESTI NELLE PROCEDURE DI INCARICO DI COMANDANTE DELLA POLIZIA LOCALE, COSI' COME CORRETTAMENTE PREVISTE ALL'ART. 5 DELLA L.R. 42/2013.

Ci informano che il Governo della Regione Abruzzo, sembra che abbia deciso recentemente di presentare, presso il Consiglio regionale, un D.D.L. la csd. “legge Omnibus", che, tra le altre tante e diverse norme, contiene alcune (all'art. 62, commi 1°, 2° e 3°) che vanno a modificare gli articoli 1, 2 e 7 della L.R. 42/2013 (Norme in materia di polizia amministrativa locale). Norme, queste ultime, che, se abrogate, fanno venire meno il rispetto di quei principi generali della legge 65/86, cui fanno riferimento, che hanno fatto della Polizia Locale uno strumento insostituibile degli Enti Locali per il controllo, la prevenzione e la repressione delle violazioni amministrative e penali in materia di: circolazione stradale, urbanistica, commercio, esercizi pubblici, ambiente, regolamenti comunali, pubblica sicurezza, etc.; oltre che per svolgere le attività di ordine e sicurezza urbana, di polizia giudiziaria, di polizia stradale, controllo tributario (riferito ai tributi locali).

Ma affinchè detto strumento (la Polizia Locale) rimanga speciale, imparziale e autonomo e, quindi, conservi quello “status” che la legge 65/86 e una giurisprudenza costante, consolidatasi nel tempo (dal 1986 ad oggi. Vedasi estremi appresso elencati, non in modo esaustivo), ha sancito, non è consentito che, con una legge regionale di recepimento di detti principi e di esecuzione di quelle norme che la “lex specialis” ha attribuito alle regioni, si possa utilizzare la polizia locale come “strumento” utile a risondere ad esigenze individuali, di natura politica ed elettorale.

Noi ci rivolgiamo al Presidente D'Alfonso, ai Sigg. Consiglieri regionali e alle parti sociali, cui la presente è diretta per opportuna conoscenza, per fornire loro (qualora sia, dagli stessi, ritenuto utile e opportuno) le dovute informazioni sull'argomento oggetto della presente.

Qui di seguito si trascrivono le norme, in atto vigenti, e le relative proposte sottolineate di modifica: 

1) comma 1, dell'art. 5, della LR. n. 42/2013, che in atto così recita: <1. Fermi restando i requisiti di legge, il ruolo di Comandante può essere attribuito solo a personale inquadrato nei ruoli della polizia locale. La funzione di Comandante è incompatibile con lo svolgimento di altre funzioni o incarichi all'interno dell'ente di appartenenza.> e che viene proposto di modificare come segue: “1. La funzione di comandante può essere attribuita solo a personale di comprovata esperienza con riferimento a compiti specifici affidati e alla complessità dell'ente di appartenenza". 

2) comma 2, dell'art. 5, della LR. n. 42/2013, che in atto così recita: <2. Il Comandante della polizia locale riveste la qualifica apicale nell'ambito dell'ente di appartenenza ed in nessun caso può essere posto alle dipendenze del responsabile di diversa area, o settore, o servizio, o altra unità organizzativa amministrativa comunque denominata.> e che viene proposto di modificare come segue: "2. Salva diversa disposizione del regolamento dell'Ente locale, il comandante del corpo di polizia locale riveste la qualifica apicale nell'ambito dell'ente e comunque non può mai essere posto alle dipendenze di altro responsabile di area, settore o servizio comunque denominata". 

3) comma 7, dell'art. 5, della LR. n. 42/2013, che in atto così recita: <7. L'affidamento a personale esterno all'Ente dell'incarico a tempo determinato di Comandante del Corpo o Servizio di polizia locale, previo accertamento dell'impossibilità di far ricorso al personale interno, è subordinato al possesso del requisito individuale di espletamento di funzioni di Comandante del Corpo o del Servizio di polizia locale per un periodo di almeno cinque anni, con inquadramento nella categoria necessaria a ricoprire il posto vacante.> e che viene proposto di modificare abrogando le parole seguenti: “previo accertamento dell'impossibilità di far ricorso al personale interno”.

Qualora il Governo regionale dovesse porre in essere le modifiche alle norme di cui all'art. 5, commi 1, 2 e 7 della legge regionale abruzzo n. 42/2013, come sopra indicate, (a ns. avviso), rimetterebbe in discussione principi che la legge 65 sull'”ordinamento della polizia municipale” (“lex specialis”) ha sancito fin dal 1986 e che la giurisprudenza, delle diverse sfere giurisdizionali , ha contribuito a consolidare (Vedasi: - T.A.R. Sicilia Catania, Sez. 3^, con sent. n. 2521 del 20.11.1993; - Cons. di Stato, Sez. V, con sent n. 4663 del 4.09.2000; - Cons. di Stato, con sent. n. 1359/2001; - Cons. di Stato, con sent. n. 1360/2001; - Cons. di Stato, con sent. n. 2607/2013; - Cons. di Stato, con sent. n. 4605/2012; - Corte di Cassazione, con sent. n. 24035/2013; - Corte Costituzionale, con sent. 35/2011; - ANAC, con ordinanza n. 57/2014 e orient. n. 19/2015.

Per il Presidente Luciano D'Alfonso e per la propria Giunta tali modifiche sono state ritenute così “urgenti” e “vitali", tanto da coinvolgere un intero Consiglio Regionale e le relative Commissioni competenti al fine di procedere in modo veloce all'appprovazione delle stesse, nonostante sia stato reso (a noi così risulta), a cura dall'Ufficio legislativo della stessa Regione, un parere contrario accuratamente motivato.

A questo punto chiediamo al Signor Presidente e alla Sua Giunta, tutto ciò "CUI PRODEST"?

 

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