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I PREFETTI IN RIVOLTA

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I Prefetti riuniti in assemblea al Viminale lo scorso 8 maggio, alzano la voce e protestano.

Non si sentono tutelati dall’Autorità Politica e chiedono maggiore attenzione per la classe prefettizia. Ritengono che il futuro ingresso dei Prefetti nel ruolo unico della Dirigenza mortifichi e azzeri la carriera di chi, sul territorio, rappresenta lo Stato, assicura la sicurezza e la democrazia, media le tensioni sociali, coordina le problematiche legate all’immigrazione ed alla protezione civile.

Osservazioni, senza dubbio, concrete e degne di un serio approfondimento, tuttavia la protesta sembra incardinata su di un target che mira sostanzialmente al mantenimento di uno “status” da parte dei Prefetti. Il Ministero dell’Interno si compone, infatti, di più anime e la protesta prefettizia andrebbe ricondotta in una più generale discriminazione che comprime nei diritti non solo i Prefetti, ma tutta l’Amministrazione Civile dell’Interno, che viene quotidianamente sconsiderata nei confronti del personale della Polizia di Stato.

L’On. Alfano avrà probabilmente già provveduto a far presentare un emendamento salva Prefetti dal ruolo unico, ma se pure il provvedimento dovesse raggiungere l’obiettivo, la questione viene solo temporaneamente rimandata fino al prossimo attacco.

Il lavoro deve dare un’identità, deve trasferire ad ogni operatore dell’organizzazione la certezza di far parte di un progetto comune.

Si vince uniti, o per converso, lentamente si viene isolati.

Portare avanti una vertenza di categoria, dimenticando i quasi 20.000 dipendenti civili che quotidianamente collaborano con i Prefetti, è un’evidente miopia strategica.

La riorganizzazione delle prefetture non può, infatti, essere considerata dai Prefetti una problematica che riguarda solo la loro carriera, prioritariamente le criticità riguardano  il personale dell’Amministrazione Civile che lavora nelle Prefetture, la soluzione non può, quindi  che essere comune.

Nell’intervista del 12 maggio al quotidiano “Il cittadino" di Lodi, il Presidente dell’Associazione Prefettizia, Antonio Corona, ha aggiustato il tiro affermando di non voler fare discorsi corporativi, privilegiando invece il merito..…… le parole però non sono, finora, supportate dai fatti.

La carriera prefettizia ha avuto, in questi anni, più di una opacità, occorre una maggiore trasparenza apportando anche modifiche ai metodi che vengono utilizzati dall’Amministrazione per nominare i nuovi prefetti, spesso i parlamentari si sono occupati di questo problema, anche in modo invasivo con significative iniziative, una per tutte l’interrogazione del Sen. Stefano Pedica.

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00680776&part=doc_dc-allegatob_ab-sezionetit_icrdrs-atto_408426&parse=no&stampa=si&toc=no

Se non ci sarà un cambiamento, una discontinuità con il passato, la politica leggerà la protesta come una battaglia di retroguardia di una categoria che lotta contro se stessa per raggiungere l’agognata nomina a Prefetto.

 

IL DIRETTORE RESPONSABILE
SERGIO GIANGREGORIO

 

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