Politica

Riceviamo e pubblichiamo

lettera aperta al Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria Dott. Giovanni Rezza Lungotevere Ripa, 1 – 00153 ROMA

Gentile Direttore,

sono un comunissimo cittadino di questa amatissima Italia nonché pubblico dipendente come Lei e in quanto tale, osservo tutte le norme vigenti che non hanno difetti postulativi. Le scrivo, perché, qualora volessi ottemperare alle disposizioni o ancora meglio alla disposizione conclusiva della circolare, a Sua firma, n. 0035309 del 04/o8/2021 non posso non avvertire una camicia di forza che comprime la mia libertà ma soprattutto la mia intelligenza. Riporto qui di seguito il contenuto letterale di quanto si trova scritto nella circolare sopra richiamata:” Si ribadisce che l’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta anticorpale nei confronti del virus, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale; per tale motivo la presenza di un titolo anticorpale non può essere considerata, al momento, alternativa al completamento del ciclo vaccinale”. Ora, gentile Dottore, è evidente che l’estensore della circolare, chiunque possa essere stato, tradisce una lacunosa preparazione giuridica, visto che, comunque, una circolare seppur in un ambito di applicazione ristretto è una norma che per essere tale deve avere il pregio della chiarezza e della indubitabilità. Ho contratto il contagio dal virus in ufficio e dopo una lunga quarantena mi sono negativizzato l’11 dicembre scorso, come regalo postumo il virus mi ha costretto ad impiantare un pace-maker. Non più tardi di venerdì 24 settembre ho avuto l’esito del test sierologico che attesta una mia ottima capacità di contrastare questo maledetto virus. Se ho ben capito, nel leggere la Sua circolare, Lei, evidentemente, sollecitato da più parti professionali mediche come, peraltro, si evince dallo sterminato elenco di indirizzi cui è rivolta la circolare, ribadisce in buona sostanza che, un medico al fine di addivenire alla decisione se vaccinare o meno un paziente, non solo deve buttare alle ortiche la sua competenza, ma deve, perché appunto non raccomandato, ignorare il valore medico scientifico del test sierologico che esprime l’esistenza di un titolo anticorpale e in quanto tale non potrebbe essere alternativo alla vaccinazione. Ovviamente, questa pseudo prescrizione che, per essere corretta giuridicamente, dovrebbe avere un chiarissimo termine temporale, passa le forche caudine di una eventuale bocciatura con il magico ed indefinibile termine di “al momento”, che nel dire tutto e nel dire niente, nulla attiene alla sostanza del problema; ovvero, se sia il caso che un soggetto guarito dopo essere stato contagiato dal virus debba vaccinarsi nonostante il suo sistema immunitario possegga rassicuranti quantità di anticorpi IgG anti virus SARS-CoV-2. Ora, non è dato sapere se Ella sia perfettamente consapevole degli esiti che la sua circolare produce; ma, comunque, vale la pena di metterli in evidenza:

– il medico secondo il suo parere deve essere un mero esecutore di ordini travestiti da raccomandazioni, per cui nel non riconoscergli in questo specifico campo alcuna competenza, Lei ne lede tutta la sua dignità professionale

– non so se esiste una associazione di laboratori che eseguono tutte le analisi che clinicamente vengono prescritte, ma se esiste, dovrebbe battere un colpo; perché, seppur implicitamente, Lei nel non raccomandare l’esecuzione  di test sierologici per assumere la decisione se vaccinare o meno, di fatto insinua che quei testi sarebbero inattendibili.

– alla luce di quanto appena detto, che senso ha l’apposizione della firma sui tre moduli che compongono il test sierologico se è tacciato di inattendibilità?

Pavone Domenico

Veniamo alla peculiarità scientifica della vaccinazione. Ciò che lei afferma è verissimo, poiché il test sierologico non ha questa pretesa, come però è altrettanto verissimo che a livello diagnostico non ha confronti come analisi del sangue rispetto ai tamponi, lo stesso creatore non li raccomanderebbe per rilevare tale virus e che inoltre essi vengono amplificati di 52 volte la normalità ma a titolo affermativo nel dimostrare che il soggetto a seconda dei valori manifestati ha nel caso siano elevati avuto tale virus c’è venuto in contatto acquisendo una immunità attiva oppure nel caso siano normali non ha avuto contagio e mantiene la sua immunità naturale. Questo esame è talmente importante anzi vitale come diagnosi prevaccinale che potrebbe rassicurare sia il paziente che l’inoculatore, poiché se il valore fosse basso sarebbe negativo, se alto dimostrerebbe la presenza di anticorpi anti covid. Nel primo caso potrebbe essere un motivo reale a spingere il medico ad inoculare il paziente per stimolare i suoi anticorpi e dare una immunità contro il virus, ma se fossero alti potrebbero dopo il vaccino ed i richiami successivi che molti ricercatori israeliani hanno dimostrato essere la causa della nascita di varianti secondo il fenomeno ADE causare anche pro infiammazioni e tempeste citochimiche e interleuchiniche di interleuchina 2 e 6 tale da causare una elevata ed incontrollata infiammazione, una flogosi secondo la scala rugor calor dolor tumor functio lesa fino alla distruzione cellulare e tessutale. Anziché proteggere il soggetto tutto ciò lo danneggerebbe ancora di più senza pensare alla slatentizzazione possibile e far nascere malattie autoimmuni e aggiungo causare inoltre la leucemia, malattie leucemiche come scrisse il grande endocrinologo Nicola Pende; quindi, ciò rende necessario ed evidente una diagnosi prevaccinale profonda nel rispetto della individualità morbosa e medicamentosa di ogni paziente oltre all’esame sierologico.


Dr. Paolo D’Annibale

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