
L’importanza della condivisione e della solidarietà si tocca con mano nei luoghi dove cittadine e cittadini diventano protagonisti attivi di una vita sempre meno caratterizzata dalla solitudine e sempre più legata al benessere proprio e altrui.
Il desiderio di stare insieme e di collaborare a progetti cooperativi è il motore che anima e muove la rete di associazioni attive nella Capitale.
Nel 2005 negli Stati Uniti nasce una forma di street art denominata Yarn Bombing che, tradotto, vuol dire bombardamento di filati. Si tratta di un’arte che promuove la decorazione di spazi e oggetti pubblici con pannelli, rivestimenti e sculture realizzati a maglia o uncinetto. L’obiettivo è quello di trasformare ambienti freddi e grigi in luoghi caldi e gioiosi capaci anche di stimolare il dialogo all’interno della comunità. Per questo si rivestono alberi, panchine, pali della luce, ringhiere e tanto altro.
Le iniziative in Italia sono molteplici e anche a Roma abbiamo un esempio di eccellenza promosso da Associazione Assemblabili Globali.
Il progetto nasce da un’idea condivisa da gruppi di appassionate uncinettine che con maestria realizzano installazioni temporanee utilizzando lana e filati. I lavori vengono cuciti o montati direttamente attorno agli elementi dell’arredo urbano in modo gentile, senza danneggiare o rovinare le superfici. Lo scopo è quello di trasformare le strade in gallerie d’arte a cielo aperto, mantenendo il dovuto decoro urbano e favorendo la socializzazione tra i partecipanti. Si abbelliscono piazze, parchi e strade in occasione di feste, eventi culturali o festival dedicati.
A Roma esiste una storica festa popolare che ogni anno si celebra nel cuore del Rione Monti: l’Ottobrata Monticiana. La manifestazione punta a ricreare lo spirito delle antiche ottobrate romane che i romani organizzavano per celebrare la fine della vendemmia tra canti, balli e stornelli popolari. Questa tradizione contadina nel tempo è stata riadattata in chiave urbana e l’evento moderno è curata dall’Associazione Rione Monti e si avvale del patrocinio del Municipio I di Roma Capitale. Tre giorni di musica, cultura, spettacoli e artigianato.
Quest’anno l’organizzazione dell’ottobrata monticiana ha incaricato l’Associazione Assemblabili Globali di allestire Piazza della Suburra, a Roma. Il gruppo delle uncinettine ha così realizzato un pannello di mt. 8 x 1, poi posizionato sul frontone dell’uscita metro Cavour, grazie anche all’autorizzazione della società Atac proprietaria dell’immobile.
L’installazione si è potuta ammirare per pochi giorni.

Alla realizzazione dei manufatti hanno partecipato in tanti, dai più piccoli ai più grandi, proprio in nome di quella condivisione e trasmissione di valori antichi che, per fortuna, non sono stati mai dimenticati del tutto.

Per rispondere a bisogni sempre più presenti nella vita quotidiana, quali solitudine, fragilità delle relazioni e il bisogno di sostegno, si sono attivate più associazioni, tra cui Obiettivo Psico Sociale ETS, per l’iniziativa denominata Cura e Cultura.

Come possiamo leggere dal comunicato, questo progetto parte dall’idea che il benessere si costruisce anche attraverso le relazioni, la partecipazione e le opportunità che una comunità sa offrire. Per questo motivo si vogliono mettere in connessione servizi, professionistɜ, realtà del terzo settore, luoghi della cultura e risorse del territorio, così da creare occasioni di incontro, orientamento, partecipazione e costruzione di relazioni.
Un’attenzione particolare è rivolta a chi svolge il ruolo di caregiver, attraverso momenti di formazione, ascolto e orientamento.
Le attività di questo progetto sono molteplici.
Ci sono Passeggiate romane, itinerari per riscoprire Roma e i suoi quartieri. Sfilate non convenzionali di moda, per unire creatività e partecipazione, per le quali i capi sono realizzati da sartorie etiche e le modelle e i modelli non sono professionisti del settore, ma vengono da background differenti. La cura della terra, la terra che cura, è un’esperienza legata all’agricoltura presso la Cooperativa sociale Integrata Agricola G. Garibaldi che prevede attività esperienziali e un pranzo solidale con prodotti tipici di stagione.
Il percorso formativo per caregiver è completamente gratuito, della durata di otto ore, organizzato in collaborazione con l’associazione Famiglia Point APS e dedicato a caregiver familiari. Gli incontri, in presenza e online, sono condotti da caregiver e professionisti esperti e affrontano in modo pratico gestione dello stress e prevenzione del burnout, comunicazione familiare, orientamento ai servizi sociali, educativi e sanitari, benessere quotidiano e cultura come risorsa di sollievo. Sono previsti 3 incontri tra ottobre e dicembre.
Occorre dedicare un occhio di riguardo al filo conduttore di tutto il progetto: la prescrizione sociale e culturale. Cosa vuol dire? In parole povere è un modello che riconosce il benessere psicofisico non dipendente solo dalla biologia, ma influenzato profondamente dai determinanti sociali e culturali della salute, come la solitudine, l’ansia, l’isolamento o la sedentarietà. Viene riconosciuto il valore delle relazioni, la partecipazione alle attività comuni e grazie alla funzione del Link Worker/Tutor Territoriale di Inclusione e Orientamento, il progetto mette in connessione gli ambiti sanitario, sociale, educativo e culturale promuovendo percorsi personalizzati a partire dalle opportunità e dalle risorse presenti sul territorio.
In fondo, che si tratti di un filo di lana colorato intrecciato su una ringhiera a Piazza della Suburra o di una rete invisibile tesa a sostenere un caregiver in difficoltà, il segreto è lo stesso. Questi progetti ci ricordano che nessuno si salva da solo e che il benessere non è un fatto privato, ma un’opera collettiva. A volte, per ricucire le ferite della solitudine e riscoprire la bellezza di stare insieme, basta solo trovare il corto circuito giusto: unire la cura alla cultura e ricominciare, un punto alla volta, a fare comunità.
Troppo spesso viviamo le nostre città correndo tra i fili invisibili delle nostre solitudini quotidiane. Iniziative come Cura e Cultura e la creatività gentile di Assemblabili Globali ci dimostrano però che un’alternativa esiste ed è a portata di mano, dietro l’angolo di una fermata della metro o dentro un parco cittadino. Partecipare a queste passeggiate, sostenere i laboratori o semplicemente fermarsi ad ammirare un’installazione colorata significa fare la propria parte. Perché una città che cura è, prima di tutto, una città che sa ancora guardarsi in faccia e parlarsi.
Riscoprire il valore terapeutico delle relazioni umane.
Il grigio di certe giornate metropolitane si sconfigge non con l’isolamento, ma lasciandosi agganciare da quella trama di solidarietà che, per fortuna, c’è chi continua a tessere ogni giorno con pazienza e maestria per tutti noi.





