Politica

Yemen, il gioco delle potenze e gli errori strategici sauditi e americani

Dietro l’escalation nello Yemen si profila una partita molto più ampia, nella quale gli Houthi rappresentano soltanto una delle pedine di una competizione regionale in cui Washington, Riyadh, Teheran e Tel Aviv perseguono obiettivi spesso divergenti, mentre la sicurezza delle rotte energetiche e il controllo degli equilibri mediorientali diventano strumenti di pressione politica, economica e militare.
L’errore americano è credere che blocchi navali, restrizioni economiche e bombardamenti mirati possano piegare l’Iran senza produrre conseguenze imprevedibili, perché ogni tentativo di isolare Teheran rischia di spingerla a sfruttare proprio quei fronti periferici che Washington vorrebbe neutralizzare, trasformando lo Yemen e il Mar Rosso in moltiplicatori di una crisi che potrebbe estendersi ben oltre i calcoli iniziali della Casa Bianca; a questo si aggiunge la convinzione, tutt’altro che garantita, che il tempo giochi necessariamente a favore degli Stati Uniti, quando l’aumento dei costi energetici, le tensioni sui mercati e le ricadute politiche interne potrebbero rendere sempre più onerosa una strategia di pressione prolungata.
L’Arabia Saudita, dal canto suo, rischia di ripetere il proprio errore storico: considerare lo Yemen un problema da risolvere prevalentemente con la superiorità militare, sottovalutando la capacità degli avversari di resistere, adattarsi e trasformare un conflitto locale in una minaccia permanente per infrastrutture, porti e interessi economici del Golfo; Riyadh può investire in difesa e cooperazione con Washington, ma non può presumere che la protezione americana sia illimitata né che l’indebolimento dell’Iran garantisca automaticamente la stabilità saudita.
È qui che emerge il lato più opaco della partita: mentre le potenze dichiarano di voler ristabilire la sicurezza, ciascuna può essere tentata di sfruttare l’instabilità per consolidare la propria posizione, alimentando una spirale nella quale le crisi diventano anche strumenti negoziali e le popolazioni locali pagano il prezzo di strategie elaborate altrove; parlare di un piano segreto coordinato sarebbe però prematuro senza prove, mentre è evidente che interessi energetici, convenienze elettorali e rivalità regionali possono convergere senza bisogno di un’unica regia.
Israele, nel frattempo, può beneficiare dell’indebolimento strategico di Teheran e della pressione esercitata sui suoi alleati, ma anche questa prospettiva contiene un rischio: credere che la frammentazione dell’avversario equivalga alla sua sconfitta, quando l’apertura di nuovi fronti può produrre resistenze più diffuse e rendere ogni vittoria militare temporanea o politicamente sterile.
Il vero fallimento strategico americano e saudita consisterebbe dunque nel confondere la capacità di colpire con quella di controllare gli eventi, immaginando che la pressione possa costringere l’Iran alla resa senza rafforzare, allo stesso tempo, gli incentivi alla ritorsione e senza destabilizzare ulteriormente una regione nella quale nessun attore dispone di un controllo assoluto; nello Yemen, come nel resto del Medio Oriente, il rischio è che ciò che viene presentato come un’operazione per ristabilire l’ordine finisca per costruire le condizioni della prossima crisi.

Fonte: https://www.triageduepuntozero.com/2026/10/18/yemen-il-gioco-delle-potenze-e-gli-errori-strategici-sauditi-e-americani/

Sergio Giangregorio

Direttore Responsabile magazine online Convincere. Laureato in scienze politiche e relazioni internazionali. Perfezionato presso L’Università degli Studi Roma 3 in “Modelli Speculativi e ricerche educative nell’interazione multimediale di primo e secondo livello“ Docente universitario a contratto in materie investigative con specifico expertise sulla sicurezza in aree urbane, sulle tecniche di intelligence e di peacekeeping. Esperto di comunicazione in situazioni estreme. Giornalista investigativo ed analista di intelligence, come Ghost writer ha elaborato numerosi studi strategici coprendo tutti i teatri di guerra dai balcani, al vicino oriente seguendo i conflitti in Afganistan, Iraq e nel nord-Africa. Presidente del Centro Europeo Orientamento e Studi – Ente morale di diritto privato per la difesa dei diritti civili. Direttore Scientifico dell'Istituto di Ricerca sui rischi geopolitici Triage Duepuntozero.
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