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Diritti umani: cosa aspettarsi dal 2019

Diritti umani: cosa aspettarsi dal 2019

Il 10 dicembre 2018 è stato celebrato in tutto il mondo il 70° anniversario dell’approvazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. All’alba del 2019 le questioni relative ai diritti umani necessitano nuove chiavi di lettura, di una riflessione profonda in considerazione dei tanti cambiamenti che hanno interessato il mondo dal 1948 ad oggi. Mentre il mondo faceva ancora i conti con le tragiche conseguenze della Seconda Guerra Mondiale, le Nazioni Unite si impegnavano a costruire un mondo più giusto, più equo. Esso però è stato attraversato da stravolgimenti sociali, politici e religiosi, che si sono verificati in modo brusco e irrefrenabile. Sono emerse così nuove emergenze di ogni tipo e misura, sia esse ambientali, sociali o economiche. La strada che porta ad una società simile a quella sognata nel secondo dopoguerra è, dunque, ancora lunga, ma percorribile.

Il Centro Europeo Orientamento e Studi (CEOS), è un’organizzazione con sede a Roma che si occupa della difesa di diritti umani e di diritti civili. Quest’organizzazione cerca di individuare quali potranno essere le grandi questioni umanitarie che la comunità internazionale sarà chiamata ad affrontare con la massima urgenza nel 2019. Secondo i ricercatori del CEOS i paesi europei dovranno elaborare strategie di intervento puntuali ed efficaci per difendere i diritti umani dei migranti che arrivano dagli angoli più difficili del mondo, specialmente dall’Africa sub-sahariana. Chi prende parte ai flussi migratori è oggi estremamente vulnerabile alle violazioni dei diritti umani: torture, tratta di uomini e donne, violenze sessuali, aborti forzati, uccisioni, detenzioni illegali, privazione del sonno, malnutrizione. Le testimonianze di chi ha attraversato il Sahara a piedi o a bordo di camion sovraffollati, è rimasto prigioniero nei lager libici e ha affrontato i pericoli di un viaggio in mare, non lasciano spazio ad interpretazioni: oggi è in corso una tragedia umanitaria dalla portata inimmaginabile. 

Ma secondo quanto emerge dalle ricerche del CEOS il 2019 sarà l’anno in cui le questioni ambientali occuperanno l’agenda politica delle maggiori agenzie internazionali e soprattutto si confermeranno le strette connessioni tra le emergenze ambientali e quelle umanitarie. Gli stravolgimenti climatici hanno un impatto diretto sullo stato di salute delle economie più fragili, sulla capacità delle comunità locali di assicurare un futuro sostenibile alle nuove generazioni. Di fatto questo stato di emergenza aumenta le possibilità di conflitti inter-etnici e di restrizioni delle istituzioni democratiche. L’inquinamento delle acque, ad esempio, ha conseguenze dirette sull’industria ittica dei paesi costieri in vaste aree dell’Africa o del Sud-Est asiatico, compromettendo il contesto economico e sociale locale, favorendo lo sviluppo di organizzazioni criminali e di formazioni paramilitari. Sono solo alcuni degli esempi riportati dai ricercatori del CEOS, che mettono in guardia inoltre dalla scarsa attenzione da parte della comunità internazionale per le condizioni umanitarie nello Yemen. Il paese, uno dei più poveri del mondo, è da anni colpito da un conflitto drammatico, le conseguenze delle violenze sono ormai incalcolabili, mentre il silenzio da parte della comunità internazionale si rivela sempre più assordante. 

I rischi globali, come ricordava Beck, hanno perso una connotazione spaziale e temporale, sono difficilmente identificabili e gli attori preposti alla formulazione di soluzioni sostenibili si dimostrano spesso disorientati e impotenti. A 70 anni dall’approvazione della Dichiarazione Universali dei Diritti dell’Uomo occorre continuare a lavorare con determinazione affinché le istituzioni internazionali si dimostrino sensibili alle tragedie umane, consapevoli che senza il rispetto dei diritti fondamentali non può esistere una società giusta ed equa. 

 

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