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MEMORIA E SOCIETA'

MEMORIA E SOCIETA'

Il concetto di memoria è un concetto cruciale. La memoria, come capacità di conservare determinate informazioni, rimanda innanzitutto a un complesso di funzioni psichiche con l’ausilio delle quali l’uomo è in grado di attualizzare impressioni o informazioni passate, ch’egli si rappresenta come passate.

Memoria, fenomeno individuale e psicologico, ma anche sociale e collettivo.

La memoria non coincide con la storia: mentre quest’ultima rimane ferma, si fissa nei libri e nei documenti, la memoria è instabile e in costante mutamento. Essa produce nuove immagini del passato, le modifica, omettendone talvolta gli aspetti più “scomodi”. La memoria elabora e ricostruisce creando miti, leggende, racconti basati su immagini trasformate costantemente non solo dall’azione del passato ma anche dall’influenza dei media e dall’azione dell’immaginario collettivo.

La sociologia della memoria considera i media enormi serbatoi a cui è possibile attingere per ricostruire determinate immagini del passato.

Partendo dalla distinzione tra memoria e storia è possibile introdurre i principi della sociologia della memoria. Se da un lato storia e memoria trovano la loro comune radice nel passato, esse si differenziano nel modo in cui si confrontano con esso. Mentre la storia fissa il tempo trascorso separandosene in modo perentorio, la memoria non se ne distacca, lo fa suo rielaborandolo, sottoponendolo talvolta alle esigenze, individuali o collettive, del presente e orientandolo al futuro.

È in questo contesto che si materializza l'interesse della sociologia per il tema della memoria.

Considerare la memoria come un oggetto sociologico significa osservare in che modo gli individui, i gruppi o l'intera società si riferiscono al passato, come esso viene modificato, ricostruito, elaborato, riprodotto o, in certi casi, cancellato e come la memoria diventa matrice di simboli e di significati condivisi – o per lo meno riconoscibili – dai membri di una data società o di un dato gruppo. In questo senso, se la sociologia indaga da sempre il problema «delle condizioni e dei modi con cui una società permane e si riproduce nel corso del tempo come insieme di pratiche, di simboli e di significati riconoscibili da parte dei suoi membri», la memoria rientra a buon diritto tra i suoi temi di indagine.

Mentre una ricerca storica indurrebbe a dare nuove interpretazioni o a tentare nuove ricostruzioni fattuali relative al passato, ricavate per esempio dalla scoperta di nuove informazioni o di nuove fonti, diverso è l'approccio della sociologia della memoria.

Maurice Halbwachs, “pioniere” degli studi sociologici sulla memoria, considera fondamentale separare il concetto di memoria dal termine storia: l'esigenza di scrivere la storia nasce nel momento in cui vengono a mancare tutti i testimoni di un evento o di un periodo passato. Secondo la concezione di Halbwachs la storia corrisponde, a grandi linee, a quella contenuta nei libri di scuola, stabilisce nette linee di demarcazione tra un fatto e un altro, in quanto «divide la serie dei secoli in periodi così come la materia di una tragedia si divide in tanti atti». Lo stesso non si può dire della memoria. Nel corso del tempo la memoria si modifica, si sgretola in alcuni punti per ricostituirsi in altri. Con le parole di Halbwachs, «il ricordo è in grandissima parte una ricostruzione del passato operata con l'aiuto di dati presi dal presente, e preparata d'altronde da altre ricostruzioni fatte in epoche anteriori, dalle quali l'immagine originale è già uscita abbondantemente alterata».

Uno dei capisaldi della teoria di Halbwachs riguarda l'adeguamento della memoria al presente, ciò che egli definisce la funzione sociale della memoria.

A volte si ha la necessità di ricordare – meglio dire ricostruire - un passato comune per ristabilire la propria identità di gruppo. Il modello generale che ne consegue induce a pensare che le ricostruzioni alterino continuamente l'immagine di un evento passato, orientandosi di volta in volta alle necessità del presente, contribuendo a plasmare la memoria e a dare vita a rappresentazioni del passato instabili, a volte “minate” dalla presenza di miti e leggende.

Un altro degli aspetti su cui principalmente si concentra il pensiero di Halbwachs riguarda l'identità di chi ricorda. A ricordare non è mai l'individuo nella propria singolarità, ma è sempre il gruppo o la società di cui egli è membro.

Quand'anche un individuo ricordi episodi della propria vita passata lo fa appoggiandosi a norme, valori e simboli presenti nella propria società. La memoria, per Halbwachs, non ha la sua sede « nello spirito, né nel cervello, ma piuttosto nella società o meglio nella coscienza collettiva dei gruppi umani concreti». In pratica, quando ricordiamo «non siamo mai soli» ma lo facciamo sempre grazie alla presenza, esterna o interiorizzata, degli altri individui del gruppo a cui apparteniamo. È l'appartenenza presente al gruppo a determinare i nostri ricordi del passato.

I ricordi individuali hanno pertanto bisogno di rientrare nel quadro della società di appartenenza per essere ricostruiti e riconosciuti dagli altri individui.

Secondo questa prospettiva, la memoria individuale non è altro che «un punto di vista sulla memoria collettiva» destinato a mutare continuamente «a seconda del posto che occupa al suo interno».

Quando Halbwachs parla di ricostruzione lo fa quindi assumendo la memoria come un costrutto sociale, qualcosa che risiede nella collettività e non nell'individuo, non dà mai una definizione esplicita di che cosa si debba intendere con il termine memoria collettiva, ma i suoi scritti rappresentano la fonte primaria da cui i sociologi che si sono occupati del tema della memoria hanno fatto partire e loro successive, e più analitiche, riflessioni.

La memoria collettiva è innanzitutto prodotto della continua interazione tra gli individui della società. Le relazioni fra i membri del gruppo modificano la memoria favorendo nuove elaborazioni a seconda delle esigenze del presente. Lo scopo della funzione sociale della memoria è quello di ristabilire l'identità di gruppo e di creare coesione al suo interno. In questo senso, la memoria è spesso oggetto di negoziazione, tanto che i passati “difficili” – come quelli che si riferiscono alle guerre o alle stragi – sono spesso fonte di conflitto fra i gruppi di una stessa società o, in alcuni casi, anche fra gli individui di uno stesso gruppo.

In secondo luogo, la memoria collettiva si muove in un “quadro” in cui simboli, credenze e valori, sorti dall'interazione fra gli individui appartenenti a un gruppo, sono socialmente condivisi e tramandati. La memoria collettiva produce aneddoti, storie di vita, racconti e simboli che si convertono in una risorsa che permette di riferirsi al passato in modo tale da essere riconosciuti dai membri del medesimo gruppo, se non dall'intera società di appartenenza. La memoria è, da questo punto di vista, «una produzione culturale in senso proprio, che prende forma, si struttura e muta nel tempo e nello spazio sociale»1. La produzione culturale di memoria si riferisce alle cosiddette pratiche sociali di memoria, rappresentate dagli oggetti e dalle forme culturali in cui la memoria si fissa esteriorizzandosi e oggettivandosi. E’ negli oggetti, nei modi di dire, negli slogan che la memoria si cristallizza e raggiunge la collettività in forma oggettivata ed esteriorizzata. È attraverso le pratiche sociali che la memoria viene organizzata, preparata per la sua trasmissione, istituzionalizzata.

La prospettiva nata con Halbwachs consiste, secondo Jedlowski, nel considerare la memoria come una sorta di istituzione , le cui immagini del passato vengono interiorizzate dalla coscienza collettiva ed esteriorizzate attraverso le forme culturali riconosciute dai membri della società. L'istituzionalizzazione della memoria è inoltre necessaria per la sua trasmissione. Berger e Luckmann affermano che “un comune bagaglio di conoscenze” può essere trasmesso da una generazione alla successiva soltanto dopo essere stato esteriorizzato in un sistema di simboli comuni. In questo modo l'istituzione viene oggettivata e di conseguenza riconosciuta e interiorizzata dagli individui appartenenti a una data società. Istituzionalizzare la memoria attraverso le pratiche sociali significa corredarla di una solida base culturale necessaria allo scopo di tramandare i suoi contenuti nel corso del tempo.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

(immagine tratta da: www.noidelplatani.it)

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