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LA FIDUCIA, UNO SGABELLO A TRE GAMBE

LA FIDUCIA, UNO SGABELLO A TRE GAMBE

La fiducia è un senso di sicurezza che si prova nei confronti di qualcuno, è uno sgabello a tre gambe:rispetto, onestà, verità. Avere fiducia significa consegnare sé stessi a qualcun altro.

Citando la TRECCANI:  “è un atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità”.

Non possiamo fare a meno della fiducia, senza, non potremmo neanche affrontare il quotidiano. Ogni giorno, senza ragionarci, accordiamo la nostra fiducia a decine di persone, è di per se un atto umano, ragionevole, indispensabile per vivere ogni gesto della nostra vita.

Immaginatevi se non ci fidassimo, ad esempio, dell’autista del bus che ci porta al lavoro, del macellaio che ci vende la carne, del guidatore fermo al semaforo rosso mentre attraversiamo le strisce pedonali o del meccanico che ci ripara l’automobile.

Se non fosse così rischieremmo ogni giorno la follia.

Ma è, purtroppo, uno degli aspetti della vita che vengono più feriti e provocano maggiori sofferenze, questo perché la fiducia tocca le corde più intime della nostra dignità personale, dei nostri affetti e dei nostri sentimenti.

Rimanere feriti nella fiducia significa venire toccati nelle fibre più intime della propria anima. Il dolore, poi, si fa incontenibile quando, a tradire la nostra fiducia, sono proprio le persone in cui avevamo riposto delle aspettative d’amore. Perdere la fiducia in una persona è subire un tradimento, una ferita profonda che non si rimargina e continua a far male, un colpo impossibile da dimenticare.

Quando una persona che amiamo tradisce la nostra fiducia, il dolore può essere insopportabile e durare molto a lungo.

Alcuni psicologi hanno chiarito il complesso processo interpersonale che porta a cercare di accettare o perdonare un tradimento subito. La maggior parte di noi tende, inconsciamente a cercare di perdonare, se il sentimento che ci lega a quella persona è molto forte, ma si finisce con scegliere l’accettazione, perché non riusciamo a scusare la persona che ha sbagliato, soprattutto quando quest’ultima sembra non mostrare alcuna volontà di riparazione.

Accettando l’accaduto, cerchiamo solo di capire meglio la circostanza che si è verificata.

Dare una spiegazione al perché sia successo, al perché la persona in questione ci ha mentito, può essere liberatorio, anche se il dolore provato rimane.

L’accettazione è una risposta personale molto coraggiosa, basata sulla decisione di riprendere il controllo delle proprie emozioni, cercando di dare un senso al torto subito, per ricostruire un rapporto che per noi è importantissimo. Il perdono, invece, è un processo molto più complicato che comporta la partecipazione attiva di chi ci ha mancato di rispetto e non è stato onesto con noi, egli deve assumersi la responsabilità del suo comportamento, deve riuscire a capire il nostro profondo dolore e dimostrare di voler riparare con azioni degne di fiducia.

Mi ha colpito una storia cinese che dice: … “ se un falegname, durante la costruzione di una casa, batte un chiodo che non regge e si piega, il falegname perde forse la fiducia in tutti i chiodi e smette di costruire la casa? Il male è umano nell’uomo, per questo bisogna opporsi al male con il bene che c’è nella fiducia. In questo modo siamo pronti al male ma incoraggiamo sempre il bene”…

 

(immagine tratta da: www.impresaincorso.it)

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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