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NEET E ANALFABESTISMO DI RITORNO

NEET e Analfabetismo di ritorno - giovani NEET e Analfabetismo di ritorno - giovani

Il fatto che la cultura dovrebbe essere una passione e un’esperienza alla quale dovremmo riservare del tempo prezioso nell’arco della nostra quotidianità non sembra proprio rientrare nei programmi degli italiani. È uscita da poco un’indagine condotta dall’Ocse, il Programme for the International assessment of adult competencies, dove 24 paesi con campioni di intervistati tra 16 e 65 anni hanno testato le loro capacità di lettura e comprensione dei testi scritti, le competenze logico-matematiche e le capacità di problem solving. Il fatto che l’Italia si sia posizionata disastrosamente (ultimi, penultimi e non classificati, in ordine) tra tutti i paesi presi a campioni ha certamente bisogno di essere analizzato e interpretato.

Che la crisi economica influenzi in qualche modo anche l’andamento culturale del nostro paese? Quello che è certo, e che emerge da un articolo di Roberto Saviano su L’Espresso del 31 Ottobre 2013, è che andrebbe in qualche modo, non si ancora di preciso come, revisionato l’intero sistema scolastico, arginato il fenomeno  della dispersione scolastica (dilagante al Sud) e quindi, in poche parole si rende urgente un investimento di natura copiosa sull’istruzione. Che la cultura, e di pari passo l’istruzione, siano necessarie per lo sviluppo sano di un paese e che diano uno slancio al futuro è fuori discussione, ma quando mancano fondi, quando manca iniziativa, quando lo slancio viene a latitare minando la coscienza critica soprattutto dei ragazzi, quando tutto questo crea un un appiattimento della generazione che dovrebbe farsi carico del futuro del proprio paese cosa succede? Saviano afferma, a ragione: “Una società che non comprende ciò che legge e che non sa utilizzare le proprie conoscenze matematiche per interpretare i numeri riportati sui giornali o che sente in televisione, è una società schiava di chi la governa”. Una società dove un numero sempre maggiore di ragazzi entra a far parte del nuovo gruppo sociale dei NEET – Not in Education, Employment or Training – e quindi di quella cerchia di persone che non studiano (o per scelta o perché hanno concluso il proprio percorso di studi) e che non lavorano perché ancora non hanno avuto accesso al mondo del lavoro è una società che non investe abbastanza nei propri giovani, e quindi nel proprio futuro. Il fenomeno poi di “dispersione” della cultura acquisita perché non si continua a coltivarla, è strettamente legato ai NEET. Se il sapere acquisito non viene canalizzato verso un’attività pratica, un lavoro, e se non viene costantemente allenato intellettualmente rischia di disperdersi: ecco il fenomeno dell’analfabetismo di ritorno, altra piaga della società italiana. La maggior parte degli italiani, i giovani perché probabilmente non abbastanza spronati, e gli adulti per presunta pigrizia e disinteresse non sono in grado di stare al passo di tutte le nuove tecnologie o i nuovi saperi che mano a mano la postmodernità sforna. La flessibilità e il costante aggiornamento sono fondamentali per non cadere nella trappola dell’analfabetismo di ritorno. Ma questo si può probabilmente evitare soltanto prendendo la cultura e quindi l’istruzione di se stessi non come un dovere, ma come un piacere, un’attività di crescita e di arricchimento personale, come un divertimento. Una società segnata dall’analfabetismo di ritorno è sicuramente una società che non è in grado di affrontare e di guardare da sola verso il futuro, ma si accomoda su percorsi prefissati da altri.

La sfida della postmodernità alla quale anche gli italiani dovrebbero iniziare a rispondere è quella della flessibilità e dell’aggiornamento, come già affermato. Essere al passo con i tempi frenetici della nostra epoca ci permette anche di anticipare quello che sarà il futuro, di prevedere, e quindi ci rende flessibili ai cambiamenti e alle sfide che ci vengono poste. E la cultura in Italia, che dovrebbe avere il ruolo principale in questo processo, non viene incentivata dalla politica e coltivata dagli italiani stessi. Sottolineare il fatto, che come afferma in parte Saviano, le conseguenze delle nostre inottemperanze sono sotto gli occhi di tutti è necessario: la coscienza critica di un cittadino e quindi di un attore sociale va costantemente irrigata. Se non siamo in grado di comprendere ciò che leggiamo, che è già veramente poco – si calcola che solo il 46% degli italiani abbia letto ALMENO un libro per motivi non strettamente scolastici o professionali (dati Istat per il 2012: http://www.istat.it/it/archivio/90222) nei 12 mesi precedenti all’intervista – e se non siamo in grado di capire i numeri che ci vengono quotidianamente proposti, come possiamo comprendere la realtà nella quale viviamo e soprattutto interpretarla attraverso una coscienza critica sana e costruttiva?

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