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ZOMBIE POLITIK

Scene e locandina del film World War Z Scene e locandina del film World War Z

Quando non ci sarà più posto all'inferno, i morti cammineranno sulla terra.

 

Che cosa hanno in comune zombie e politica? Rispondere a questa domanda è l’obiettivo di tale articolo. Se anche una star come Brad Pitt scende in campo per combattere la guerra mondiale contro gli zombie c’è da preoccuparsi: i non morti hanno preso possesso del pianeta (non allarmatevi, siamo sempre nell’ambito metaforico). “World War Z” è solo l’ultimo importante film che tratta il tema zombie e non occorre brancolare nelle tenebre per trovare altri film con lo stesso soggetto nella storia del cinema, è infatti molto in voga negli ultimi anni la serie televisiva “The Walking Dead”, giunta alla terza stagione.

 

In un mondo dove i morti tornano in vita, la parola 'problema' perde molto del suo significato.

 

Insomma, siamo circondati da zombie rantolanti, è un problema che abbiamo da quasi cinquant’anni, precisamente dal 1968, anno in cui George A. Romero terrorizzò le sale cinematografiche con “Night of the Living Dead”. Rimanendo con i piedi per terra (sempre meglio che sottoterra) gli zombie, o meglio gli zombie movie sono spesso specchio di un disagio sociale e rimarcano anche i problemi politici, economici e storici che non sono sempre e solo americani. Già facendo un veloce sunto del plot che si ripercuote spesso durante i film del genere troviamo facili riferimenti sociologici. C’è sempre uno sparuto gruppo di viventi che sopravvive a differenza degli altri per capacità/fortuna, è un concetto così prepotente di elitè da rispolverare le grandi teorizzazioni dei sociologi del passato come Pareto, Michels e Mosca. Questa elitè di sopravvissuti cerca di instaurare un regime democratico almeno nella fase iniziale ma sono premesse che vengono immancabilmente disattese, tant’è che da un sistema decisionale democratico e poi oligarchico si passa ad un sistema dittatoriale gestito da chi ha maggior forza fisica e/o di fuoco. 

Gli zombie risaltano l’oscurità della morale umana, dove, chi ha più armi o più forza fisica finisce col comandare. Ciò non è tutto, nei film del maestro Romero non è solo l’aspetto elitario ad emergere. Ogni pellicola del regista ha trattato un tema scottante in modo metaforico: guerre, razzismo, distinzione di genere, approcci economici.

Il male dilaga sul piccolo e grande schermo con effetti sempre più spaventosi. Romero, regista newyorkese di origine cubana, mostrò e mostra esplicitamente con le proprie opere quelli che sono sempre stati dei tabù della società, in particolar modo il cannibalismo. Nonostante gli zombi fossero ispirati dal romanzo di Matheson “Io sono leggenda” (anche questo poi arrangiato a fil con Will Smith come protagonista), un sacco di critici videro in essi una critica al capitalismo statunitense. E’ come se gli zombi rappresentassero i capitalisti e il cannibalismo rappresenta l'estremo della possessività, quindi la fine dei rapporti umani sotto il capitalismo.

Quando uscì nelle sale “La notte dei morti viventi” critici e storici cinematografici contemplarono tale film come sovversivo perché faceva una critica contro la società statunitense degli anni sessanta, contro la Guerra Fredda, e il razzismo presente negli USA. Più di ogni cosa, il primo film di Romero, era una fervente critica alla guerra in Vietnam, la pellicola non è ambientata in Transilvania (regione che ha dato i natali al Conte Dracula) ma in Pennsylvania; era il centro degli Stati Uniti a essere in guerra con gli zombie che sembravano un grottesco riferimento all’allora violento ed indesiderato conflitto vietnamita. Gli orrori, le paure, le angherie del Vietnam vengono palesate ne “La notte dei morti viventi” e anche se non sono presenti effettivamente vietnamiti nel film, essi costituiscono una presenza-assenza che può essere carpita solo con l’analisi dell’intera trama. Il parallelismo con la guerra è evidenziato con i cinegiornali in bianco e nero, gli elicotteri, le carneficine, le operazioni di rastrellamento, l’assedio e la difesa del fortino.

La guerra non è l’unico caposaldo romeriano, gran parte degli zombie movie del newyorkese ha come protagonista un uomo di colore. Sebbene il regista abbia sempre negato di aver scritturato Duane Jones (attore protagonista ne “La notte dei morti viventi”) per il fatto che fosse nero, la critica tende ad evidenziare che la tragica fine di Jones (l’unica figura eroica e l'unico afroamericano del film) rievoca nella mente degli spettatori gli omicidi di Martin Luther King e Malcolm X, rispettivamente morti nel 1968 e nel 1965 (il film è del 1968). Ancora più particolare è la morte di Ben, appunto il protagonista di colore che nel film sopravvive agli zombie solo per essere ucciso da una gruppo di individui del sud degli Stati Uniti. 

Altro tema terrificante è stato quello della “questione femminile”, il trattamento riservato alle donne del film scatenò le critiche di numerose femministe. Il gentil sesso fu rappresentato come indifeso e spesso escluso dalle decisioni importanti. La protagonista femminile, Barbara, è ridotta in uno stato semi-catatonico per gran parte del film in seguito alla perdita del fratello e alla visione degli zombie. Un’altra protagonista, Judy, non riesce a comprendere fino in fondo cosa sta vivendo e le sue azioni condanneranno sia lei stessa che il fidanzato. Le difficoltà femminili però non sono uniche, anche i personaggi maschili hanno subito nel film l’ovvia difficoltà nell’accettare un’America (fino ad allora mai colpita nel cuore) attaccata dagli zombie. 

George A. Romero, attua in ogni film una critica sociale. Ne “La notte dei morti viventi” contestava la guerra del Vietnam, in “Zombi” il consumismo, ne “Il giorno degli zombie” la critica è diretta alle “follie” dell’era Reagan. Ne “La terra dei morti viventi” (quarto capitolo zombiesco) sono messi in discussione: il diritto di sopraffazione sui popoli più poveri, l’aggressione verso i diversi, la lotta al terrorismo e il principio di globalizzazione. Nel quinto capitolo, “Le cronache dei morti viventi”, Romero risalta l’invasività tecnologica, l’uso dei media, della rete e dei video. “L'isola dei sopravvissuti” è invece il sesto capitolo, l’ultima opera del maestro Romero, è del 2009 e quindi alquanto recente. 

Il tema principale di ogni film è l’inconciliabilità umana, i problemi comunicativi, il perseguimento di diversi obiettivi che porta all’allontanamento dal bene comune. Al centro di ogni film zombie dovrebbe esserci il terrore per i “putridi”  mentre invece ciò che fa più paura sono proprio le peculiarità negative degli essere umani che si manifestano in modo preponderante e che ci fanno capire che i veri Mostri in realtà siamo noi.

Buona lettura e buona visione di zombie movie e… in caso di incubi con gli zombie, non abbiate paura.. loro sono innocui..

 

Quando i morti camminano, signori, bisogna smettere di uccidere. Altrimenti si perde la guerra”.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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