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A.C.A.B.

ACAB ACAB

Dopo la visone del film A.C.A.B. Di Stefano Sollima, la riflessione nasce da sé.

Per chi non l'avesse ancora vista, la pellicola è ispirata al romanzo di Carlo Bonini ed è tratta da una storia vera. All Cops Are Bastard riprende uno slogan che creato dagli skinheads in Inghilterra negli anni Settanta, è diventato un richiamo universale alla guerriglia nelle città, nelle strade e negli stadi. Il filo conduttore dell’intera pellicola è senz’altro l’odio. Quello radicato, vero. Condito con razzismo, rabbia e disagio sociale. Uno spaccato d’Italia che esiste, e che si palesa nelle pagine di cronaca nera dei nostri quotidiani. Si toccano temi scomodi: il blitz dei reparti della celere nella caserma Diaz durante il G8 di Genova, l’assassinio dell’ispettore Filippo Raciti, l’uccisione di Gabriele Sandri, e l’aggressione sfociata in omicidio di Giovanna Reggiani. Manifestazioni sindacali, distruzione di campi rom, violenze da parte della destra estrema contro immigrati, senza dimenticare l’indifferenza delle istituzioni davanti ai problemi della gente comune.

A.C.A.B. interviene aspramente sui problemi sociali, giocando con la pura finzione ma facendo attenzione a non coprire la realtà con la vernice degli stereotipi. Un film efficace  nel mettere di fronte lo spettatore al disagio della violenza, di quella violenza che non è solo e soltanto fisica ma sociale, politica ed etica. L’Italia di A.C.A.B., è un’Italia inesistente, sepolta dalla rabbia, dall'egoismo e dalla miseria, incapace di dare alcuna risposta, alcuna speranza. È l’Italia che risponde alla sua assenza con il razzismo e la violenza, con l’aggrapparsi a simbologie vacue, che si dilania in una lotta intestina tra povertà, ignoranze, fascismi. 

Ed è scaturita proprio dalla trama del film, dall’attenzione posta su skinhead, ultras, tifosi di varia natura e sul reparto stesso della celere la mia riflessione riguardo a una forma di neotribalismo, citando Michel Maffesoli, sociologo francese contemporaneo, che si esterna e che ritroviamo ogni giorno nella nostra società. L'attività di ricerca di Maffesoli ruota intorno alla tesi della crisi della razionalità moderna e all'emergere di nuove forme di socialità postmoderne. Viene per questo considerato tra i principali esponenti del pensiero postmoderno europeo. Nell’analisi delle dialettiche post moderne maffesoliane il neotribalismo viene configurato come un insieme di individui non omogeneo, diverse tra loro in termini di caratteristiche obiettive e di appartenenza primaria (età, sesso, razza, origine, tratti fisici, posizione professionale) ma unite da una passione comune e condivisa, in nome della quale possono svolgere azioni collettive intensamente vissute, benché effimere. E sono proprio le peculiarità del neotribalismo, in particolare la sua struttura caotica e la sua intercambiabilità dei ruoli, che si ritrova nel film A.C.A.B.: i protagonisti principali, gli agenti della celere, sono poliziotti ma diventano delinquenti allo stesso tempo quando sono nella loro “tribù”. Una riflessione cade necessariamente anche sul costante processo di individualizzazione: un allontanamento da quello che è il vivere civile, che usando come collante sociale l’odio anziché la fiducia, porta all’aggregarsi di gruppi o folle, e a questo nascere di forme di neotribalismo. Si tratta di un eccesso, di un demonismo, di una particolare forma di effervescenza sociale dionisiaca, come la definisce sempre Maffesoli che in questo contesto sfocia nella violenza e nella rabbia. Alla base del pensiero sull’effervescenza dionisiaca di Maffesoli c’è l’assunto che le masse, non avendo mai accettato fino in fondo l’etica produttivistica e la morale coercitiva, hanno oggi la possibilità di accedere al godimento del presente, al gioco, al dispendio, al consumo. Hanno la possibilità di scegliere come valore non la produzione, ma bensì l’improduzione, la dissipazione. L’opera di Maffesoli “La parte del diavolo, elementi di sovversione post moderna” vuole indicare una tendenza di fondo della vita post-moderna: il legame organico del bene e del male, del tragico e dell’esultanza, che secondo Maffesoli dovrebbe ricondurre ad un umanismo integrale, che si era perso durante la modernità, dove l’homo oeconomicus era pervaso dal produttivismo (sua ideologia integrale).

Oggi, secondo Maffesoli, ritroviamo una sorta di resistenza sempre più crescente all’etica produttivistica e alla morale coercitiva, ad esempio nella passività in relazione al lavoro, nell’astensione politica, nel ritorno della vita sociale in generale, in rodei, raduni festosi, forme musicali, o altre forme di effervescenza sociale, e prendendo come esempio il film A.C.A.B. possiamo citare anche lo stadio, con tutte le sue manifestazioni e le sue sfumature che spesso degenerano. Il disordine, la sfrenatezza, la confusione, la mescolanza, l’istinto hanno la stessa importanza sia nel film, sia nell’opera di Maffesoli, in contrapposizione al separato, al razionale, al distinto. Nella visione del sociologo francese tutte le distinzioni tipiche del paradigma della modernità, oggi si mescolano: abbiamo una coesione tra spirito e materia, tra anima e corpo, tra ragione e sentimento, tra l’immaginario e l’economia. Il loro “vivere insieme” è in realtà una visione utopica, tutti questi paradigmi contrastanti nella società si scontrano generando caos ed effervescenza sociale, come la definisce il sociologo francese. Ma  lo scontro di per sé per Maffesoli non ha importanza: ciò che ha importanza è il fatto che comunque sia la vita nella sua globalità a prevalere. Questa visione lascia ampi spazi di interpretazione e di dibattito, proprio come il finale di A.C.A.B., dove tutto viene lasciato in sospeso e non si ha una risposta alla domanda se l’effervescenza sociale e dionisiaca avrà la meglio sull’ordine impostato dalla modernità o se troveranno un loro equilibrio.  Si lasciano tutte le porte aperte su quale potrà essere in realtà il vero legame tra bene e male, tra l’ordine e il caos, tra la modernità e la post-modernità. Il significato ultimo di A.C.A.B. è che ci ritroviamo a confrontarci in un quadro dove l’effervescenza e il caos che Maffesoli definisce dionisiaco – cioè come possibile spinta per ritornare all’umanismo integrale tanto agoniato oggi- in realtà mostra solo la sua parte del diavolo: la sua parte demoniaca, deviata, permeata di violenza e di devianza, di disordine e di caos. Le scene del film più violente sono dense di significato: un neotribalismo che sfocia in rabbia, un'effervescenza dionisiaca che si tramuta in effervescenza demoniaca, uno scontro continuo tra quello che è l’ordine e il disordine. È un’analisi importante anche sui valori che costellano la nostra società, la nostra Italia, che sembrano totalmente deviati in questa pellicola. Il film apre un’importante riflessione sulla violenza che devia le vite dei personaggi, poliziotti e non. Una devianza radicata, di gruppo, dovuta ad un ambiente sociale degradato e alla mancanza di presenza delle istituzioni, di un malfunzionamento di queste ultime – a tal proposito la scuola di Chicago sostiene che la delinquenza non è che la misura del mancato funzionamento delle organizzazioni nella nostra società-. 

Tutte le dinamiche inerenti al processo di individualizzazione, alla perdita della fiducia come collante sociale, portano ad un aggregarsi di attori sociali in gruppi (o folle) che sfociano la loro rabbia in atti di violenza inaudita. A.C.A.B. È un film tra il poliziesco e la denuncia sociale, che merita di essere visto data la molteplicità di spunti che offre allo spettatore.

Riferimenti e note

Michel Maffesoli, La parte del diavolo. Elementi di sovversione post-moderna. Luca Sossella editore, collana Cosmopoli, 2003. Trad. Pezzini I.

http://www.treccani.it/enciclopedia/devianza_(Enciclopedia_delle_Scienze_Sociali)/ Cap. 3 La Scuola di Chicago

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