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DAL MANIFESTO DI ERICE ALLA PARTICELLA DI DIO

Higgs decay“Quando le particelle non avevano ancora una massa e sfrecciavano alla velocità delle luci, il bosone permeava lo spazio come una sinfonia capace di attrarre quasi tutte le particelle, mentre altre, come quelle delle luci (fotoni), non venivano sfiorate dalla sua influenza “.

Con queste parole, i rilevatori del Cern , presentano il loro operato rivoluzionario atto ad avvicinarsi alla cosiddetta ‘particella di Dio’, il momento chiave, l’inizio del tutto nello spazio.

Alla diffusione di ulteriori dati ci hanno pensato i laboratori nazionale del Gran Sasso d’ Italia (Infn) che, in aggiunta all’esperimento ‘Icarus’ condotto da Carlo Rubbia, stanno ampliando quello che in fisica si chiama ‘il concetto del tempo di percorrenza dei neutrini in rapporto alla velocità della luce.

Ma è bene fare un passo indietro e comprendere  su quali basi affondano le ricerche della fisica interessata alla caccia della famosa antimateria.

Einstein è stato il primo a stabilire con rilevazioni scientifiche che spazio e tempo non sono entità separate, ma forze fisiche racchiuse in un unica forza a loro volta accentrata in  una ‘dimensione quattro’.

Il merito di Einstein, fu in sostanza quello di completare ed affinare un lavoro in cui l’illuminante intuizione di Galileo aveva prodotta la sintesi che ‘spazio, energia e massa’ sono elementi fratelli di un’unica materia ciclica che avrebbe generato la cosiddetta ‘quantistica’.

La scienza si è piombata sullo studio di tali ricerche e scoperte fino a quando un altro scienziato, Paul Dirac,  è riuscito a tirare fuori delle verità, non solo su ciò che ha definito ‘la superba sintesi di Einstein’, ma  sull’affascinante studio della materia e dell’ antimateria: le particelle inutili.

In un suo memoriale ha lasciato il suo testamento alla scienza con tali parole: “ Dove e’ l’antielottrone? Dove è l’antiprotone ? E dove è l’antimateria ? Secondo ciò che ho analizzato nel pianeta dove viviamo non ci sono miniere di antimateria. Nel più profondo angolo dell’oceano o sulla cima più alta dell’ Everest. Tuttavia l’esistenza dell’antimateria è tanto reale quanto l’esistenza di una pietra...”

Fu la rivoluzione per la fisica perché a quel punto Dirac aprì la strada alle definibili ‘particelle inutili’, cioè quelle che nell’ambito scientifico vengono definite di contrasto a quelle della prima famiglia: le particelle utili. Secondo Paul Dirac, difatti, l’esistenza del mondo avrebbe avuto un senso solo dopo un istante dal Bing Bang, ossia una miscela esplosiva e perfettamente di particelle ed antiparticelle che sarebbe la radice madre della massa-energia.

Solo nei successivi anni, verso la metà degli anni sessanta circa, fisici come Anderson, Blackett ed Occhialini, sulla base di una prosecuzione attività di ricerca fisico-scientifica, avrebbero affermato che la scoperta dell’equazione di Dirac era corretta: l’antielettrone esiste nei raggi solari, le particelle inutili non sono dunque fantascienza.

A dare un grosso supporto alla ricerca fisica, sono le teorie sull’evoluzionismo  cosmico che il Professore Zichichi ha divulgato negli ultimi trent’anni  e verso le quali non sono mancate critiche feroci da quella parte di scienza che si definisce ‘ laica’ o atea’.

Secondo lo scienziato siciliano ad aiutare la scienza deve correre in aiuto necessariamente una buona dose di fede, perché essa è comunque parte trascendentale della verità scientifica. Fede, dunque, non come astratta forma di dogmatismo vacuo, ma collante al desiderio di scoperta fisica.

Ponendo in esame il rapporto fra dogmatismo e scienza, Zichichi è riuscito a partire dagli esami che Galileo produsse sulle pietre, definite le prime impronte del Creatore, nonché sul polso umano finalizzato a misurare i battiti del cuore.

Secondo Zichichi, per circa quattrocento anni il libro della natura è stato aperto solo da Galilei che è riuscito a decifrare il codice sibillino del Creatore tenuto chiuso per secoli.

Zichichi rafforza ogni elemento di rappresentazione scientifica suffragando una precisa logica di equilibrio in cui la scienza può facilmente riconoscere ‘tre forze colonne’ ed ulteriori  ‘tre forze’ in cui si manifesta ciò che lui denomina il’supermondo’.

Questo il suo testamento all’umanità: “ Se non fosse stato per l’atto di fede che portò Galilei ad aprire il libro della natura non sapremmo nulla di questo che io definisco il supermondo. Chi nega il trascendente nega la scienza, dunque l’immanente…”

Chi segue la via del aut fides aut ratio, secondo il fisico siculo, potrebbe far ripiombare la scienza ai periodi pregalileiani.

Vi è da dire che il Professore Zichichi, al fine di acuire il campo di ricerca alla logica fisica dell’antimateria, ha fondato nell’Agosto del 1982 ad Erice (TP), sua città natale, un centro scientifico intitolato ad Ettore Maiorana in cui è stato  stilato un manifesto scientifico siglato dal citato Dirac, Kapitza. Da quel momento il Manifesto di Erice è stato firmato da circa novantamila scienziati nel mondo. Ma che dirà mai ? Tratterà solo di materia ed antimateria? Non è proprio così. Tale trattato è un accordo di fratellanza universale deontologica in cui viene stabilito che la cultura dell’amore produce utensili di pace anche nel campo della ricerca, diversamente dalla cultura della guerra, dell’odio. I Governi dovrebbero dunque sensibilizzarsi ad attuare processi tecnologici da consegnare alla scienza che avrebbe dunque materiale costruttivo per operare, proteso al miglioramento del genere umano.

Tale manifesto indurrebbe senz’altro a ricordare   gli odierni rischi che il mondo sta correndo con il nucleare iraniano e coreano, in cui un susseguirsi di intrecci stanno favorendo ideologie del crimine aiutate da: scienza votata al crimine ideologico per svariate finalità (mobtaker), termometro delle psicologie di massa misurate da sistemi di intelligence preposti al servizio di governi, interessi territoriali che sovrastano l’etica del buon costume umano.

Ma torniamo alla teoria sul Bosone di Higgs, da dove siamo partiti.

Tale teoria della scuola di Cern, completamente staccata da quelle precedentemente menzionate, segnala che l’antimateria ha caratteristiche opposte a particelle ed atomi che avrebbero medesime cariche. Secondo questi ultimi studi, affinché si faccia luce sul mistero del Bing Bang, sarebbe opportuno ricondurre le ricerche a tale formula: CP (carità-parità), in cui la violazione di tale simmetria costituirebbe il codice chiave in cui la materia avrebbe il sopravvento. Tale sigla, difatti, sarebbe l’amalgama fisico di due operazioni: inversioni di particelle (C ) ed inversione di assi spaziali ( P ).

Non è d’accordo il fisico americano Ian Low, il quale rappresenta la scuola di coloro i quali possono definirsi i ‘negazionisti’  del Bing Bang. Secondo Low, gli scienziati di Cern che avanzano tesi rappresentative sulla ‘particella di Dio’ e sulla possibile soluzione alla verità ‘originaria’, sarebbero impostori.

Da Cern hanno già risposto senza querela, ma definendo la trovata del collega americano  semplicemente  come una ‘provocazione’ figlia di una ‘invidia accademica’.

Dopo avere effettuato una breve ricostruzione sulle metodologie di ricerca scientifica, sovviene in mente una frase di Schopenhauerche asseriva: ““La verità attraversa sempre tre fasi. Dapprima viene ridicolizzata. Poi violentemente contrastata. Infine accettata come una cosa ovvia” .

Ma qui il punto è : quale è la verità ?

E soprattutto: a prescindere se si voglia porre fiducia nella scienza credente o atea, è possibile all’interno dello spazio riuscire a ricondurre le medesime condizioni primordiali in cui è generato il Bing Bang ? La scienza si renderebbe credibile ? E prima dello spazio che dimensione esisteva qualora ci fosse mai stata?

Ed ancora: quali prove biologiche potremmo avere che si tratti delle stesse fenomenologie chimiche realizzate in un universo ‘vecchio’ miliardi di anni in cui non si conoscevano condizioni scientifiche di spazio e luce?

Nella logica anassagoriana ed oggettiva del ‘panta rei’ (tutto scorre), aspettiamo risposte da qualcuno, che forse resteranno interrogativi aperti  per l’intera nostra esistenza.

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