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La rubrica del mensile dedicata alla raccolta di articoli sulla Politica. Si parla anche di Politica Interna, Relazioni Internazionali, Politica Estera, Politica Internazionale e Politica Comunitaria.

Il colonnello perde Zawiah

miliz-spara

A sei mesi esatti dall’inizio della rivolta  scoppiata a metà febbraio i ribelli libici grazie ai raid della Nato hanno il totale controllo di Zawiah, cittadina strategica a pochi chilometri da Tripoli, contestualmente attaccano Garyan a sud e Sorman a est, dopo aver conquistato Ras Jedir vicino al confine tunisino.

Su Misurata, invece, i ribelli hanno cessato i bombardamenti avendo, ormai, messo fuori gioco le postazioni di artiglieria pesante del Rais.

La capitale libica è così di fatto isolata, in questi giorni è difficile anche per un giornalista entrare e uscire da Tripoli nonostante  sia in possesso di un visto ratificato direttamente da Gheddafi.

L’esercito lealista ha ora perso l’unica via di rifornimento via terra perdendo il carburante ed il cibo che arrivava dalla Tunisia, mentre scrivo si combatte ancora nella periferia di Garyan e ormai Tripoli è sotto assedio seppure a distanza.

 

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Tattica e Strategia

Gheddafi a braccia alzate in segno di vittoriaGheddafi resiste, nonostante i bombardamenti a tappeto, la “no fly zone”, nonostante la battaglia mediatica totalmente sfavorevole, nonostante le continue defezioni dell’esercito.

Resiste nonostante tutto, ma per resistere contro il mondo intero o quasi occorre usare la testa, non solo il cuore e la rabbia da vecchio tiranno in declino.

Ed ecco che il Colonnello ben consigliato si ritira da Misurata, abbandona la piccola Stalingrado degli insorti, dopo oltre un mese di assedio con un ingente utilizzo di artiglieria pesante e di specialisti a terra lascia il campo ed in una decina di ore l’esercito lealista ripiega decisamente su tripoli perché? Perché ora? Perché in questo modo silenzioso? Perché lasciare all’improvviso la terza città della Libia all’avversario dopo 100 giorni di continui scontri casa per casa.

Quando le guerre unanimemente considerate “lampo” vanno in stallo, per guadagnare posizioni strategiche, consensi e mediazioni positive, occorre dare dinamismo sia alle trattative negoziali, sia al cartello mediatico contrario e sia alle risorse impiegate.

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La Rabbia Transalpina

Di solito, come la storia insegna, i popoli, gli stati e le nazioni che hanno avuto  contrasti bellici, metabolizzano e superano i motivi che hanno portato ai conflitti, col trascorrere di un  consistente numero di decenni.
A leggere gli eventi attuali e le cronache che li accompagnano, certi episodi, politicamente inspiegabili sul piano della coerenza e del rispetto, quantomeno, del galateo diplomatico vigente tra gli stati e all’interno delle comunità di stati, molto probabilmente s’intendono, nella misura in cui, certi eventi storici per essere compresi e digeriti necessitano, evidentemente, non solo del trascorrere dei secoli ma anche dei millenni.
Cosa dire dell’ingerenza  della Francia nell’assetto economico del nostro paese e della spudoratezza della medesima in relazione ai fatti  drammatici che stanno interessando la Libia?

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RISOLUZIONE ONU SULLA LIBIA

 

 

Ecco il testo integrale della risoluzione 1973 (2011) sulla Libia, approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 17 marzo 2011.

 

 


Il Consiglio di Sicurezza,

Richiamando la sua risoluzione 1970 (2011) del 26 febbraio 2011,

Deplorando il mancato rispetto della risoluzione 1970 (2011) da parte delle autorità libiche,

Esprimendo profonda preoccupazione per il deteriorarsi della situazione, l’incremento della violenza e le numerose vittime civili,

Ribadendo la responsabilità spettante alle autorità libiche di proteggere la popolazione della Libia e riaffermando che grava sulle

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NO FLY ZONE

Sto scrivendo, in viaggio mentre torno a Roma, non so, se sarà un bel pezzo, strategicamente conforme alla nostra corretta politica europea. Ma è la verità, anche se la mia, quella vista senza filtri o pressanti editori. E poi ricordiamoci sempre che di verità, alla fine, ne esiste sempre solo una e chissà forse è proprio la mia. E’ cominciato tutto con una sedia e un computer, gli studenti nordafricani nella rete si scambiano opinioni, sensazioni, angosce e voglia di libertà. Internet ha cambiato il modo di vivere di tutti noi, in questi mesi sta cambiando il mondo ed ecco le rivoluzioni informatiche senza leader, ma ugualmente efficaci.

 

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