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Siria e Turchia, quel confine che non si vede

Turchia e SiriaTel Abiad è una cittadina siriana di circa 12mila abitanti che sorge vicino il fiume Balik. La sua piazza principale dista 1.850 metri dalla piazza di un’altra città, la città turca di Akcakale.

Nella serata del 3 ottobre un colpo di mortaio esploso dal territorio siriano ha colpito la cittadina turca, uccidendo cinque persone. Il governo turco, naturalmente, non ha esitato a reagire. Le postazioni militari di Rasm al Ghazal, vicino Tel Abiad sono state bombardate dall’aviazione turca, portando la morte di morti almeno  cinque soldati siriani.

L’ennesima scintilla tra Erdogan e Assad che rischia di esplodere in un conflitto, dopo che da quasi due anni le violenze in Siria allarmano l’intera regione.

E non poteva essere altrimenti.

Il conflitto siriano non è alimentato solo da tensioni politiche interne, assomiglia invece sempre più ad un fiume in piena che si allarga ed ingloba scontri etnici, jihadismo e speculazioni internazionali, fino a non trovare traccia dell’inizio dell’uno e della fine dell’altro.

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CAOS IN SIRIA... COSA VUOL DIRE?

Credo che nessuno possa immaginare le disastrose conseguenze che la caduta della Siria potrebbe originare.
Nonostante la continua e presente brutalità vissuta a causa dello scenario iracheno, questo non si può paragonare alla gravità delle conseguenze che potrebbero derivare dalla situazione siriana.
Il pericolo che potrebbe derivare dalla caduta del governo siriano e’ molto legato agli strumenti utilizzati per rovesciare questo regime.
Senza dover spiegare molto, lo strumento introdotto già in Libia, rappresentato dalle forze radicali (Salafite) e sponsorizzate dal Qatar, e’ in questo momento già attuale in Siria.
Il Qatar ha manifestato ultimamente di essere lo sponsor ufficiale di tutti i gruppi radicali già dall’inaugurazione della moschea più grande della regione, sotto il nome del fondatore del wahabismo Mohammad Bin Abd al Wahab, e inoltre con l’istituzione di un ufficio di rappresentanza per i Taliban a Doha la capitale del Qatar.
Tutto ciò spiega il ruolo ambiguo giocato dal Qatar in Libia, e il suo sforzo attuale per avere lo stesso ruolo in Siria. L’ esportazione di questi gruppi sarebbe controllabile dopo? Temo che la risposta sia assolutamente negativa, dunque, dobbiamo temere già da ora le conseguenze catastrofiche di questa politica.

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