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LA LIBIA ED IL FUTURO DELLA SICUREZZA NEL MEDITERRANEO

Cosa fare in Libia.

I relatori del seminario organizzato dal Comitato Atlantico Italiano, in cooperazione con "Abhath" Al Thuraya Consultancy and Researches Mediterranean Gulf Forum, presso il CASD – Centro Alti Studi per la difesa di Roma, ieri 7 maggio, si sono interrogati sul ruolo che la Libia dovrà avere nel futuro scenario mediterraneo.

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ELEZIONI RIMANDATE IN MALI, IL DIFFICILE PERCORSO DELLA DEMOCRAZIA NEL PAESE

BAMAKO - Dopo mesi di conflitto, in Mali ancora non è possibile respirare un'aria di pace. Le ambizioni democratiche del Paese devono tener conto di un contesto sociale che vive la costante pressione di scontri armati tra le abitazioni civili e di istituzioni poco incisive. 

Le elezioni presidenziali previste per il 7 luglio sono state posticipate al 28 luglio, a darne l'annuncio è stato lo stesso presidente Dioncounda Traoré nella giornata del 14 maggio.

Il lungo cammino verso la stabilità dovrà far fronte ad una serie di ostacoli che si stanno presentando in Mali. La posticipazione della data delle elezioni è causata dall'impossibilità logistica di andare al voto prima. Le carte d'identità nazionali devono ancora essere stampate, circa 500.000 tra rifugiati e sfollati che vivono ai confini con il Burkina Faso e il Niger dovranno essere inseriti nei meccanismi di voto, inoltre più di 350.000 cittadini Maliani aventi diritto di voto non sono in possesso della documentazione necessaria per accedere ai seggi.

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Si infiamma il nord-Africa: Algeria e Mali nella morsa jihadista

In AmenasL'impianto di estrazione di gas di In Amenas, situato a Tigantourine a 40 km a sud-ovest della città di In Amenas e 1300 km a sud-est di Algeri, è stato teatro di un brutale attacco terroristico il 16 gennaio. L'impianto è di proprietà di una joint venture tra la norvegese Statoil, la britannica British Petroleum e la compagnia statale algerina Sonatrach. Anche la società giapponese JGC Corp fornisce servizi all'impianto. L'istallazione è in grado di produrre circa 9 miliardi di metri cubi di gas all'anno, più di un decimo della produzione totale algerina. Fonti algerine confermano che il personale di sicurezza (in parte uomini della gendarmeria e in parte personale BP), circa 200 uomini, non era in possesso di armi e non ha potuto quindi opporre alcun tipo di resistenza.

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