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In questi ultimi giorni, sia i giornali che la televisione, hanno parlato della fantomatica ricomparsa della scritta DUX sulla parete di roccia che sovrasta Villa Santa Maria, in provincia di Chieti. È vero che l’Abruzzo, come tante altre regioni italiane, vanta una cospicua raccolta di aneddoti sulle streghe, ma qui di strano e fantomatico c’è ben poco. A quanto pare la ricomparsa è da attribuirsi alla decisione del sindaco del paese che, approfittando della ripulitura della roccia per dare il via alle arrampicate sportive, avrebbe deciso di far ripulire anche la scritta, coperta da muschi, polvere e sporcizia, perché: “... è sempre stata lì… e se serve da attrattiva per far venire gente nel mio paese va benissimo.” (Il Centro, articolo di Andrea Mori, del 27/7/2019)

Non voglio parlare delle leggi, che sono state già citate nei vari articoli sull’argomento. Mi vorrei soffermare sulle sensazioni e le emozioni che la vista di quella scritta mi hanno provocato mentre ero lì, sotto la roccia, a scattare la foto, e vorrei dire al sindaco che ero lì per altri motivi, e che non faccio parte di quel turismo che ha così agognato ripulendo quelle lettere.

Quella scritta parla. E lo fa a nome di tutti. E parla proprio tramite la storia, che è stata presa come scusa per giustificarla. “La storia non si cancella”, è stato detto e mai frase può essere più vera. È una scritta che già dalla posizione, sul punto più alto della roccia, e che si è costretti a guardare con il viso verso l’alto, troneggia e mette angoscia… come fosse affacciata a un balcone.

Guarda… e aspetta.

Io, sotto, da semplice osservatrice, ho visto chi passava indifferente, chi si dava gomitate e ammiccava con il sorrisetto ironico e chi mi ha cominciato a raccontare delle storie. Storie di partigiani, storie di tedeschi che sparavano sulla gente che non poteva rientrare nelle case, storie di guerra, di resistenza e di morte.

Ho anche sentito chi diceva che il paese è pieno di simboli fascisti: dalle effigi sui tombini, a una scritta sulla parete di una casa, in pieno centro, che recita così: “Credere, obbedire, combattere”. La scritta è visibile, ma non nitida ed è forse più grave della scritta Dux che campeggia sul paese. Una scritta che indica uno dei precetti più bellicosi del fascismo, teso a disprezzare la democrazia. Democrazia che, invece, è da difendere con tutte le nostre forze, perché è libertà. Libertà di pensiero e di parola. Libertà anche di esprimere opinioni differenti come si sta facendo su questo argomento.

La gente del posto mi ha detto: “A noi non fa né caldo né freddo.”, “Noi siamo abituati a questa scritta, c’è dal 1940.”

A me hanno fatto riflettere queste frasi, perché è da questa indifferenza che parte tutto. Nessuno vuole cancellare la storia, niente dei fatti accaduti va dimenticato, anzi, alcuni periodi vanno ricordati proprio come monito affinché non si commettano gli stessi errori. E gli stessi orrori. Il fascismo è uno di quelli.

Il grave, secondo me, non è che quei simboli siano ancora lì, a marcare un territorio in cui il regime ha imperversato per lungo tempo; il grave è farle riemergere. Non ci sono scuse. E di sicuro la scusa meno plausibile è l’attrattiva per il turismo.

In una terra che è la patria dei cuochi, e che per questo è perla d’eccezione in Italia, e che offre, nel territorio circostante, notevoli bellezze naturali… la scelta fatta è alquanto risibile. Per non dire altro.

Per fortuna, non tutti gli abitanti di Villa Santa Maria sono rimasti immobili, ignavi, di fronte a quanto accaduto e hanno aperto una petizione online per la raccolta di firme, al fine di cancellare la scritta.

Ovviamente ho aderito, firmando la petizione, perché non si dica che parlo bene e razzolo male. La coerenza è alla base del mio sentirmi bene con la coscienza.

Qui di seguito vi lascio l’indirizzo per aderire alla petizione:

https://www.change.org/p/marco-bussetti-cancelliamo-la-scritta-dux-a-villa-santa-maria

A voi la scelta, libera e democratica.

 

 

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