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La morte dello Stato di Diritto

La morte dello Stato di Diritto

Lo stato di diritto è morto tanto tempo fa. 

Piano piano, in questi mesi, escono tutte le magagne che mostrano come lo stato di diritto sia stato cacciato dall’Italia, insieme alla democrazia, negli ultimi cinquant’anni (o forse più) da governi variamente colorati. Ridicolo vedere quanti ora rinfacciano al Governo, in nome di quello stato di diritto, la sua la marcia indietro sulla revoca delle concessioni autostradali. Ridicolo e buffonesco perché costoro partono dal principio che quelle regole si fondano sullo stato di diritto, che tutela i diritti dei cittadini. 

Ma che stato di diritto è quello che secreta i contratti delle concessioni? Che paga coi soldi dei cittadini i servizi senza rendere trasparenti costi e senza mostrare i conti? 

E quello delle Autostrade è solo l’ultimo degli esempi.

Lo stato di diritto è crollato allora, quando una classe politica farlocca, deideologizzata, si è tutelata perennemente, insieme ai sui amici paganti, costruendosi attorno un sistema impantanato di regole che si rinforzano a vicenda, utile a garantire i propri interessi privati, senza necessità di rendere conto ad alcuno “in nome della legge”, santificando la norma e la regola come se avesse valore in sé e non fosse un semplice strumento di governo. 

Così è morto lo stato di diritto, divenuto un simulacro formale di norme da rispettare in quanto tali. 

E se non è morto è agonizzante, tanto che è caritatevole finirlo per superarlo in una diversa forma.

Perché il risultato è che oggi appellarsi al rispetto della norma significa perpetuare l’interesse di chi quella norma l’ha costruita a proprio vantaggio. 

Lo stato di diritto è morto allora insieme alla democrazia che si è tramutata nella farsa oligarchica dei reggenti parlamentari scelti da organizzazioni private che si sono chiamate partiti. 

La questione oggi è quella di riappropriarsi di quei diritti, che devono tornare ai cittadini, avendo il coraggio di superare le norme con l’azione, ricordando che chi sbandiera la tutela dello stato di diritto o sta facendo gli interessi dei pochi che quelle regole hanno dato a tutti o non ha capito lo stato delle cose o gli vanno bene le comodità acquisite. 

Il diritto sta nel Parlamento e non nella necessaria applicazione delle norme.

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