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Ebbene sì! Dopo il risultato  delle elezioni politiche del 4 marzo e dopo  l’estenuante quanto difficoltosa trattiva per trovare un accordo per iniziare la legislatura e dare un governo al paese; 

sentite, sentite…..il presidente incaricato Giuseppe Conte è costretto a rimettere il mandato ricevuto dal presidente della repubblica perché quest’ultimo non intende nominare, per le idee espresse sulla gestione dell’economia e sulla politica monetaria dell’Unione europea,  il Prof. Paolo Savona ministro dell’Economia; paventando, peraltro, in quali rischi sarebbero incorsi i risparmiatori italiani.

Qualcuno lo dica al presidente che, anziché giocare il suo ruolo con questa anomala modalità, avrebbe sempre avuto l’arma di non promulgare le leggi qualora queste avessero contenuto previsioni palesemente irritanti gli interessi di Germania e Francia; e i cittadini italiani avrebbero comunque avuto un governo legittimato dal risultato delle urne. 

Invece, lo spread ! “orribile parola “, il differenziale o meglio la forbice di rendimento dei titoli di stato italiani rispetto a quelli tedeschi si è comunque allargata, salendo molto oltre i 200 punti.

 Su questa decisione scellerata quanto poco consona al valore dell’istituzione rappresentata, rafforzata dall’indimostrata motivazione delle speculazioni finanziarie che avrebbero messo a repentaglio il risparmio degli italiani, occorre che qualcuno ricordi al presidente della repubblica che stando ai dati della Banca d’Italia la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane ammonta a ben 4.117 miliardi di euro, così ripartiti: 

1.100 miliardi depositi bancari; 442 miliardi in titoli obbligazionari (dei quali 131,5 del debito pubblico e 187 obbligazioni bancarie); 456 miliardi in fondi comuni; 957 miliardi in azioni italiane ed estere; 864 miliardi in assicurazioni e fondi pensione; 297 miliardi in altre attività (conti postali, biglietti e monete ecc.). 

La distribuzione della ricchezza continua ad essere piuttosto squilibrata: in Italia ci sono oltre 281mila famiglie che dispongono di patrimoni finanziari superiori al milione di euro e purtroppo oltre 5 milioni di famiglie povere, che a mala pena riescono ad accantonare piccole somme tra i 5 e i 10mila euro.

Se i dati statistici nella loro freddezza fotografano la realtà; siamo indiscutibilmente in presenza di una alzata del presidente della repubblica, il quale ha preso a pretesto i cittadini, ma in realtà vuole difendere quell’esigua minoranza demografica (281mila famiglie) detentrice di quasi tutto il potere finanziario ed economico. 

Mentre, il resto della popolazione rimane affamato dalle sciagurate politiche del governo e dei sindacati, non a caso sono stati tutti d’accordo a non raccontare che dopo 10 anni di mancati rinnovi contrattuali, 3 milioni di pubblici dipendenti hanno risposto all’insulto costituito dagli 85 € di aumento decapitando alle urne il partito democratico.

Ricordiamoci un recente passato della nostra Italia: il boom economico degli anni ’50 e ’60, purtroppo esso è ormai un ricordo. Allora non c’erano i soldi, ma c’era la volontà di fare impresa. Oggi ci sono i soldi, ma dormono sui conti di quelle 281mila famiglie.

Un vero peccato. Anzi un vero omicidio.

Domenico Pavone

Teramo 29/05/2018

 

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