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Doveva essere travolto dalla morte per ricevere da chi lo ha avversato, con tutta la disonestà intellettuale e con tutta l’ipocrisia politica, il riconoscimento che in vita gli è stato negato.

Dopo il fatale 19 maggio, giorno che sancisce la risolutiva dipartita da questa terra di Marco Pannella,  nelle coscienze degli italiani che lo hanno amato e rispettato emerge, non più il personaggio politico pittoresco, fuori dal coro, vituperato ed eclissato da tutti i mass-media, ma si staglia la figura di un gigante della politica provvisto di un capientissimo bagaglio di alta moralità, cosa, pressoché inesistente in quasi tutti i politici compresi quelli che adesso stanno al comando.

Su tutto ciò che ha fatto, sulle sue vittorie e sulle sue sconfitte politiche si può benissimo essere d’accordo o in dissenso su tutto o in parte; ma, oltre questa contabile considerazione, rimane il dato saliente, unico, che inquadra Marco Pannella come l’uomo che ci ha lasciato con un connotato politico-morale che difficilmente altri politici in carriera potranno uguagliare. Questo primato è stato avvertito e riconosciuto subito dal popolo, tant’è  che numerosi cittadini gli hanno reso onore alla camera ardente della Camera dei Deputati e in quella allestita nella sala consigliare del comune di Teramo fino ad accompagnarlo in tanti, compreso chi scrive, al cimitero dove con un pacchetto dei suoi toscanelli preferiti, con la sua sciarpa di seta bianca avuta in dono dal Dalai Lama e la bandiera tibetana è stato tumulato.

Vorrei sostanziare l’unicità di Marco Pannella sottolineando che ha vissuto a tempo pieno sia la vita privata che quella politica, anzi annullando senza esitazioni i due perimetri ha fatto coincidere, come nessun altro, l’una nell’altra: basti soltanto pensare alle periodiche visite nelle carceri italiane specie durante le festività solenni.

Per chi dovesse avere una conoscenza parziale o limitata della lotta politica di Marco Pannella voglio mettere in risalto alcuni, degli innumerevoli episodi che lo hanno visto protagonista inascoltato e capace, per taluni di essi, di essere addirittura in anticipo sui tempi; mi riferisco ai suoi interventi parlamentari, appena dopo l’omicidio di Aldo Moro, sul crescente debito pubblico causato dall’esiziale connubio politico fra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano. Oggi, questo macigno politico-economico non consente all’Italia di dare un futuro certo alle sempre più esigue generazioni che dovranno venire, perché ancor prima di nascere gli Italiani del futuro avranno, senza averlo contratto, un debito di 40/50.000 € e una quasi inesistente previdenza sociale e pensionistica; Pannella, oltre trent’anni fa, denunciava e prevedeva queste  conseguenze originate dall’indebitamento spensierato dell’epoca.

Sempre con la sua esclusiva lungimiranza, rendendosi conto dell’impotenza del cittadino di fronte al fisco e rilevando la propensione di una parte degli Italiani ad essere cittadini fiscalmente disonesti, propose il referendum sull’abolizione del sostituto d’imposta, in maniera tale che ogni cittadino si rendesse conto di quanto in quota parte contribuisse al mantenimento della struttura statale senza avere in cambio un corrispettivo decente in termini di servizi sociali. E ancora il referendum sull’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, piaga foriera di altre piaghe che purtroppo ci disonorano sullo scenario mondiale, viste le permanenti notizie sulla corruzione di molti esponenti politici, mai scelti dall’elettorato, piuttosto imposti dai capi bastone di partito che, non a caso propendono oggi per un sistema elettorale nel quale è scientificamente esclusa la competizione fra i candidati, per cui mai ci sarà l’elezione di una classe politica veramente legittimata a governare o a fare esercizio di opposizione, in quanto realmente ed effettivamente selezionato dal popolo che vota.

Dirà pur qualcosa il dato sempre più decrescente dell’affluenza alle urne dell’elettorato.

Marco Pannella era figlio di un ingegnere ed apparteneva ad una delle famiglie più benestanti di Teramo; ebbene con la sua granitica coerenza prese i soldi del finanziamento pubblico ai partiti e con la sua geniale capacità di vincere l’ostracismo massmediatico, durante un comizio, ai cittadini presenti restituì cinquantamila lire ciascuno, fino all’esaurimento dei fondi ricevuti. Ebbene, questo grande ed unico Italiano predicando e praticando, invece, la ricchezza delle idee e delle capacità e la povertà dei mezzi, per l’indispensabile necessità di avere a disposizione dei fondi per fare sopravvivere  il partito radicale alienò quasi tutte le proprietà di famiglia.

 Caro Marco, assocerò al tuo Nome i sentimenti più nobili ed aristocratici che un uomo possa vivere ed avvertire e goditi il meritato ingresso nell’ Olimpo dei Grandi che da poco ti hanno accolto.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 
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