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LA FRANCIA SOTTO ATTACCO

Claude Monet - Rue St. Denis Claude Monet - Rue St. Denis

In una Europa senza univoche strategie di prevenzione al terrorismo la Francia subisce un attacco senza precedenti con un bilancio di oltre 100 morti e numerosissimi feriti.

I fatti li abbiamo visti tutti sui media e ricalcano le tattiche di guerriglia dei palestinesi di alcuni mesi fa in Israele, naturalmente con altri mezzi e altri danni. Gli attacchi sono preceduti da un forte orientamento all'odio attraverso il web, l'azione è sincronizzata su varie zone della città in  obiettivi non sensibili e a basso impatto politico, quindi non vengono scelti luoghi presidiati,  ma posti dove si aggrega la gente comune per rilassarsi, ristoranti,teatri, lo stadio. La missione è fare più vittime innocenti possibili in poco tempo per inoculare nella popolazione il condizionamento al terrore. 

I terroristi avevano certamente un buon addestramento basico all'uso delle armi e comunque votati al martirio, certamente combattenti di ritorno dalle aree di crisi e  totalmente indottrinati alla jihad.

Perché ancora Parigi perché ancora la Francia, perché semplicemente è la nazione europea maggiormente infiltrata dall’integralismo islamico, è il paese che più di altri è stato ed è territorio europeo di reclutamenti del califfato ed è inoltre la location dove, da oltre 10 anni, si predica, nelle periferie abbandonate, il diritto  degli islamici di terza  generazione ad uccidere i cosiddetti infedeli.

Non dimentichiamo la battaglia parigina delle banlieu dove migliaia di giovani immigrati francesi di religione islamica, per giorni, hanno combattuto una vera e propria guerriglia urbana con le forze dell' ordine in una zona franca, diventata negli anni l' humus ideale per reclutare uomini e donne da arruolare nell' esercito del califfato.
Su Parigi incombe poi anche una storica alleanza di più gruppi terroristici jihadisti che riescono, con grande facilità, a coordinarsi ed ad agire quasi indisturbati in Francia, facendo leva emotiva proprio dalle azioni di politica estera interventista che il governo transalpino ha in medio oriente, nel Magreb e nel centro Africa. Questi, in sintesi, i motivi di un attacco annunciato che completa nel venerdì di preghiera arabo i precedenti attacchi agli sciiti in Siria, Iraq e giovedì in Libano con oltre 40 morti. Sigillare le frontiere diventa ormai necessario almeno  per monitorare gli ingressi e le uscite.
Bisogna uscire dalle retorica buonista, che paralizza le necessarie risposte repressive europee,  ed esercitare un vero controllo di intelligence sull'espansione dell'Isis e degli altri gruppi, basta con le chiacchiere inutili che ci raccontano che occorre comprendere i motivi  delle azioni terroristiche, occorre impedire fisicamente nuovi attacchi, occorre fermare l' espansione di Daesh in Siria ed Iraq , occorre una strategia comune di intelligence per mettere in sicurezza l' Europa, occorre coinvolgere attivamente la Russia in questo percorso, altrimenti ci troveremo ancora a piangere vittime innocenti.

 

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