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Sono stata una vera sostenitrice della cultura araba, assaporata da turista in alcuni di quei meravigliosi paesi quali il Marocco, la Tunisia, l’Egitto.

Parlo di molti anni fa, anni in cui in quei paesi ho respirato un’atmosfera di apertura, di interesse, confronto e direi di sviluppo in senso democratico. Ricordo, però, di un incontro con un giovane dottore arabo, laureato a Rabat, che mi disse di sognare un futuro di libertà dove la religione non veniva più utilizzata come ideologia di Stato.

E così, piano piano, mi era sembrato stesse accadendo, almeno in alcuni di quei territori, ma poi cosa strana, è arrivata la cosiddetta “rivoluzione araba” e quelle parole dette trent’anni fa, mi ritornano alla mente, attuali più che mai. Che tristezza e, oggi, che orrore. Nel frattempo nella nostra parte di mondo, accade, per ora piano piano, quello che la sig.ra Fallaci ha saputo intuire prima di altri, lo svuotamento della nostra identità, della nostra cultura. Eppure non mi sembra difficile, per la nostra difesa, pretendere nei rapporti fra paesi, la parità di diritti, giustamente sbandierati verso gli altri. Perché noi dobbiamo eliminare i nostri crocifissi nelle scuole, costruire moschee, ecc. quando non possiamo fare altrettanto nei paesi musulmani? Perché lasciare che la nostra economia venga sempre più sostenuta da quella araba?

Addirittura la moda che tanto vanto ci ha portato nel mondo, sta rinunciando al nostro “made in Italy”. Perché, infine, accettare la tolleranza quando questa è in senso unilaterale?

Sì, non ho più fiducia in quella cultura, in quel mondo, almeno finchè le persone moderate e illuminate non avranno la meglio.

Viva l’Occidente, viva Israele.

 

 

(immagine tratta da: www.wikipedia.org)

© Riproduzione Riservata

 

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