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FEDERICO ALDROVANDI, L'APPLAUSO DELLA VERGOGNA

FEDERICO ALDROVANDI, L'APPLAUSO DELLA VERGOGNA

Nelle cronache politiche giudiziarie del nostro paese c’è sempre un verdetto che incombe, e verdetto ha un solo significato “detto con verità dal latino vere dictum”.

 Per il caso Aldrovandi il verdetto c’è stato, il giudice ha ritenuto i poliziotto colpevoli di omicidio e li ha condannati.

Un ragazzo è morto durante un controllo di polizia, di fronte alla perdita di una giovane vita non si può mettere in dubbio la verità, sarebbe applicare una strana forma di giustizia.

Ma l’Italia è un paese malato dove spesso la polizia non struttura gli interventi su comportamenti dettati dalla propria responsabilità di tutela del cittadino, opera invece, applicando metodi che pongono gli agenti in una posizione di vantaggio strategico quando ognuno di noi viene sottoposto ad un normale controllo di identità.

Alcuni operatori di polizia non riescono a mantenere fede al giuramento fatto nei confronti dello Stato dimenticano totalmente lo spirito di solidarietà che la divisa gli impone, per converso fanno prevalere l’aggressività dell’homo omini lupus con caratteristiche da fuorilegge distruggendo la vita anziché proteggerla.

In altre parole il cittadino resta completamente indifeso non solo dagli attacchi della criminalità organizzata, ma anche dagli abusi di potere di alcuni ,purtroppo ancora molti, poliziotti inadeguati al ruolo di tutori dell’ordine.

I 5 minuti di applausi del Sindacato Autonomo di Polizia agli agenti “Star” condannati per l’omicidio di Federico mi spaventa , mi appare come il lugubre segno del cinismo sindacale, di quel sindacato che non guarda mai al paese, alla gente, ma solo e sempre alla categoria, alle tessere, al potere contrattuale che potrà esercitare nelle trattative.

L’applauso della vergogna getta le tenebre nel cuore ed il capo della Polizia, Prefetto Alessandro Pansa, non può e non deve limitarsi a stigmatizzare l’episodio come increscioso e buio.

Solidarizzare con chi ha utilizzato la divisa nel senso opposto della “mission” istituzionale è pericoloso, è gravissimo, è abdicare alla cultura della legalità.

Occorre, però, spingere lo sguardo lontano, sulle scelte fatte a monte, sul potere che, al Ministero dell’Interno, i Sindacati di Polizia hanno ed esercitano in modo significativamente anomalo, sui benefit infiniti che i poliziotti hanno ottenuto ed ottengono, basti pensare che gli straordinari per chi è impiegato in ufficio sono largamente superiori rispetto a quelli dati agli agenti che operano in strada, inoltre non sono certificati da controlli informatici ma cartacei.

E’ incredibile constatare che il numero degli agenti giovanissimi impiegati in compiti amministrativi grazie agli sponsor sindacali, politici e dirigenziali sia un fenomeno dilagante.

L’Italia e gli italiani non hanno bisogno di sentire gli applausi del Sap ma di trovare nella divisa di un poliziotto il senso di sicurezza sociale di cui hanno bisogno.

 

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