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Il papà di Tommaso, il piccolo angelo, ucciso nel lontano 2006 è morto stanotte.

L’uomo era in coma, pensate un po’, dal 2008 dopo essere stato colpito da un attacco cardiaco mentre era in vacanza con la famiglia: la moglie e l’altro figlio. Una vicenda, quella del piccolo Tommaso, che commosse tutta l’Italia rimasta con gli occhi spalancati davanti alla televisione per circa un mese intero, fino a quando fu ritrovato il corpo del bimbo e condannati i due assassini.

Forse ci si dimentica che il povero papà fu messo alla gogna mediatica perché sospettato di essere coinvolto nel rapimento e nell’uccisione del suo stesso figlio. Una gogna basata sul sospetto e che, proprio per la legge italiana, non dovrebbe avere luogo: se non si hanno le prove della colpevolezza si è innocenti.

Non possiamo sapere se l’infarto, dopo appena due anni dalla scomparsa di Tommaso, sia stato causato dallo stress, dal peso di doversi difendere dalle calunnie o dal dolore che, dopo la perdita di un figlio, non passa mai; ma mi fa male pensare a come quest’uomo abbia potuto trascorrere la vita che gli rimaneva e a quanto, probabilmente, abbia saputo dare alla sua famiglia.

Come sempre un’accusa ai media che per un mese intero ci hanno propinato il dubbio su quest’uomo e poi, nel giorno della sua morte, si viene a sapere che è dal 2008 che la famiglia ha subito un’altra perdita. Grave.

Non eravamo e non siamo tenuti a sapere? No, probabilmente no, ma a questo punto non vogliamo più essere edotti sui dubbi e sulle notizie false.

Solo certezze.

E solo quando non ledono la dignità delle persone.

 

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