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Sua Eccellenza Illustrissima IL PREFETTO DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Sua Eccellenza Illustrissima IL PREFETTO DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Come un principe rinascimentale, il prefetto esercita il potere sui sudditi (il personale dell’Amministrazione civile) con arroganza e ferrea disciplina.

Il senso del suo mandato divino è, semplicemente, preservare se stesso, sopravvivere ad ogni circostanza, uscire vincitore dalle battaglie smaccatamente perse, trasformare i propri errori in fantastiche azioni positive, creare nel proprio settore di influenza un sultanato con usi, costumi e leggi proprie.

Il dramma è che non stiamo parlando di una figura mitologica, ma di un alto burocrate del nostro Paese che dirige nel bene e nel male (in questo momento drammaticamente nel male), il Ministero dell’Interno, Dicastero fondamentale per lo sviluppo economico e per la salvaguardia della democrazia e della sicurezza nel sistema Italia.

Se qualcuno pensa che le parole scritte siano dettate solo da un profondo astio verso la categoria, si sbaglia.

Ci stiamo solo attenendo ai fatti, la nostra è una fotografia di quello che accade al Viminale da anni, descriviamo episodi, comportamenti ed atti giudiziari senza pregiudizi, ma neppure senza tenere gli occhi chiusi.

Ed allora, aprendo gli occhi, iniziamo dalla riforma della carriera prefettizia.

Con Maroni Ministro dell’Interno la classe prefettizia viene messa in discussione in termini di efficienza ed utilità, gli si contestano le ragioni di una così ampia concentrazione di poteri per un funzionario dello Stato.

La presa di posizione del Ministro obbliga i prefetti (precedentemente balcanizzati in decine di cordate regionali) a fare quadrato e ad unirsi, ad utilizzare i sindacati (fino ad allora aborriti) ed a prendere contatti con tutti i partiti politici.

Da questo incontro, lobbies politica e prefettizia, nasce la citata riforma che mette al riparo la categoria da ogni possibile attacco, dispensa nuovi poteri, stipendi migliori, benefit esagerati, e proclama il prefetto titolare delle famose funzioni di governo, mai specificatamente esercitate.

Ora i fatti.

I prefetti, proprio per le funzioni di governo, dovrebbero essere arbitri nelle competizioni politiche, oppure, là dove decidessero per una partecipazione attiva, dovrebbero dimettersi dal loro incarico.

Vi ricordiamo tre esempi del contrario.

Il prefetto Caruso, si presenta improvvisamente come candidato a sindaco di Roma, il prefetto Ferrante come sindaco di Milano, il prefetto Morcone come sindaco di Napoli.

Nessuno si è dimesso prima, e tutti e tre perderanno le elezioni (lassù qualcuno ci ama).

Sul fronte etico segnaliamo il vergognoso attacco del prefetto di Napoli, De Martino, nei confronti di un sacerdote che aveva osato chiamare il prefetto di Salerno “signora” e non “S.E. Illustrissima”.

Sul fronte giudiziario è utile ricordare l’arresto del prefetto Ferrigno per prostituzione minorile, millantato credito, rivelazioni di segreto di ufficio e accesso abusivo a sistemi informatici, del prefetto Fiorolli, per corruzione in pubblica fornitura, del prefetto La Motta, per peculato e falsità ideologica.

Sul fronte delle indagini, con probabile rinvio a giudizio per turbativa d’asta e corruzione, abbiamo, invece, indagati i prefetti Izzo, Maddalena e Iurato.

L’elenco sarebbe ancora lungo, ma per spirito di carità verso i cittadini ci fermiamo qui.

Di fronte al disonore per i narrati comportamenti la categoria non ha censurato i responsabili, ha, invece, cercato di riabilitarli promuovendoli spesso ad incarichi superiori.

Nelle settimane scorse a causa delle polemiche sollevate dal caso Shalabayeva, il Governo, il Ministro dell’Interno ed il Capo della Polizia annunciano un nuovo corso, e grandi cambiamenti.

Gli avvicendamenti sono, però, la dimostrazione che fingono di voler cambiare ed invece “riciclano le vecchie glorie”.

Nell’elenco delle nomine del CDM c'è il nome del prefetto Maria Giovanna Iurato, che andrà a dirigere la Direzione Centrale degli Affari dei Culti presso il Dipartimento per le Libertà Civili e l’immigrazione del Viminale.

Il nome dell’ex prefetto dell’Aquila, non passa inosservato, è indagata nell'inchiesta sugli appalti per la costruzione del CEN della Polizia, passata da Napoli a Roma. Nell'inchiesta sono emerse intercettazioni in cui, il Prefetto Iurato, “scoppiava a ridere - dicono i pm - ricordando come si era falsamente commossa davanti alle macerie e ai bimbi rimasti orfani”.

Ma tutto ciò non è importante!

E non è finita qui, ricordate l’arresto del Prefetto Franco La Motta per traffici fatti quando era a capo del Fondo Edifici di Culto, dal quale sono spariti una decina di milioni trasferiti in Svizzera?

Tutti si attendevano una nomina che spazzasse via ogni dubbio dei cittadini su come il Viminale gestisce i loro soldi in un momento di crisi, ed il Consiglio dei Ministri, ha pensato bene di sostituire, su proposta di Angelino Alfano, un arrestato con un’indagata.

Sarà anche noioso ripeterlo e perfino un po’ scolastico, ma il vecchio proverbio aveva ragione “ il pesce puzza dalla testa”, se la Pubblica Amministrazione non funziona non è mai colpa degli impiegati, ma dei dirigenti.

La speranza, per un futuro migliore è l’ultima a morire, ma le mele marce cominciano ad essere troppe ed il loro calcolo pericoloso.

 

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