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ELEZIONI RIMANDATE IN MALI, IL DIFFICILE PERCORSO DELLA DEMOCRAZIA NEL PAESE

BAMAKO - Dopo mesi di conflitto, in Mali ancora non è possibile respirare un'aria di pace. Le ambizioni democratiche del Paese devono tener conto di un contesto sociale che vive la costante pressione di scontri armati tra le abitazioni civili e di istituzioni poco incisive. 

Le elezioni presidenziali previste per il 7 luglio sono state posticipate al 28 luglio, a darne l'annuncio è stato lo stesso presidente Dioncounda Traoré nella giornata del 14 maggio.

Il lungo cammino verso la stabilità dovrà far fronte ad una serie di ostacoli che si stanno presentando in Mali. La posticipazione della data delle elezioni è causata dall'impossibilità logistica di andare al voto prima. Le carte d'identità nazionali devono ancora essere stampate, circa 500.000 tra rifugiati e sfollati che vivono ai confini con il Burkina Faso e il Niger dovranno essere inseriti nei meccanismi di voto, inoltre più di 350.000 cittadini Maliani aventi diritto di voto non sono in possesso della documentazione necessaria per accedere ai seggi.

Mali

La situazione è aggravata dall'instabilità di alcune regioni: formazioni islamiste nel nord sono responsabili della distruzione delle liste elettorali, sarà dunque necessario un intervento di ricostruzione della macchina elettorale nelle regioni settentrionali, così da consentire alla popolazione locale di recarsi ai seggi senza particolari disagi, sfida questa piuttosto ardua per il governo del Mali. È il nord infatti a preoccupare maggiormente, mentre le operazioni militari sono tuttora in corso, Kidal è ancora nelle mani del MNLA (Movimento Nazionale per la Liberazione dell'Azawad), gruppo che potrebbe boicottare le regolari operazioni di voto.

Dal 12 maggio intanto le forze maliane stanno avanzando verso nord posizionandosi a circa 100 km a sud-ovest di Kidal, nella città di Anefis.  La città di Kidal potrebbe essere oggetto di una pesante offensiva da parte dell'esercito regolare, nonostante il governo voglia evitare lo scontro diretto e dare precedenza alle negoziazioni diplomatiche col MNLA. 

Ma veniamo alle elezioni. Traorè, essendo ineleggibile, ha lasciato il posto al candidato Dramane Dembélé del suo partito ADEMA-PASJ, il quale correrà per la carica di presidente sfidando Ibrahim Boubacar Keita, che fu già primo ministro nella seconda metà degli anni '90 e Souimaila Cissé, già candidato alla presidenza.

Notizie giungono poi dall'Italia, il Vice ministro degli Esteri Lapo Pistelli ha annunciato che il governo stanzierà 15 milioni di euro per sostenere la ricostruzione in Mali di infrastrutture e garantire assistenza umanitaria. L’Unione europea è il principale donatore con 520 milioni di euro tra il 2013 e il 2014, aiuto questo che sarà però condizionato ad una transizione democratica, come ha ribadito  Pascal Canfin, ministro per lo Sviluppo francese; in totale si stima che il Mali abbia ricevuto finanziamenti dall'estero pari a 3 miliardi di euro per i prossimi due anni. 

 

Fonte immagine: commons.wikimedia.org

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