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LA GEOGRAFIA DELLE CENE ELETTORALI

La geografia delle cene elettoraliNel panorama dell’elettorato italiano emerge in questi giorni, con significativa evidenza, uno specifico genere di cittadino – elettore, quello che potremmo chiamare lo “scrocconis electionem” ovvero lo scroccone delle elezioni.

Figura oscura questa, rimane in letargo per massimo 5 anni (spesso anche meno), si risveglia a ridosso delle elezioni e cerca, famelico, cibo gratis tra comizi vari.

 Tale esemplare, per niente raro ne’ in via di estinzione, non è in alcun modo interessato al soggetto ed all’oggetto della riunione, semmai la sua attenzione è rivolta al menù.

Si posiziona strategicamente davanti alla tavola imbandita e dopo aver ingurgitato senza ritegno qualunque cosa abbia le sembianze di cibo, senza alzare gli occhi dal piatto, una volta sazio, si diletta nel giudicare quantità e qualità.

Così nasce la “geografia delle cene elettorali”, la ricerca dei banchetti migliori che in genere corrispondono a quelli dei candidati più noti, dove andare per poter raccontare il giorno dopo, in ufficio, di aver partecipato ad un pranzo luculliano senza aver speso denaro.

A questo punto la domanda è d’obbligo. Chi finanzia le cene elettorali?

Potrebbe essere l’imprenditore “sponsor” che spera, ad elezioni avvenute, di acquisire una posizione di vantaggio nella politica, oppure paga il partito utilizzando i rimborsi elettorali, o, infine, è lo stesso candidato a sobbarcarsi i costi delle cene.

A noi non è dato saperlo, ma tanto agli italiani non interessa chi paga il conto, è un dettaglio, l’importante è che sia pagato; alla domanda possiamo sempre rispondere: “in fondo perché avrei dovuto saperlo, non mi interessa chi paga!”

Risposte già sentite, indicative di un malcostume nazionale dilagante.

Che siano cose piccole o grandi, una carbonara con un buon bicchiere di vino, una casa in affitto in centro o una vacanza da sogno, purché siano gratis…. 

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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