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EXIT STRATEGY

Con l’acuirsi dei combattimenti tra lealisti ed insorti la società siriana si sfalda senza alcuna possibilità di immaginare un futuro in cui ricostruire rapporti politici e sociali credibili.

Ogni giorno i media ci descrivono l’evoluzione della crisi, elencando statisticamente le vittime dell’insurrezione, nata come coda della primavera araba ed ora classificata ufficialmente dall’Onu come “guerra civile”, con tanto di Tribunale dell’Aia sui crimini ed i criminali di guerra.

Questo conflitto non và, però, valutato soltanto numericamente con la conta quotidiana dei caduti tra le parti in lotta e tra i civili, occorre riflettere sul crollo della struttura sociale di un popolo, che porterà inevitabilmente ad una serie di micro faide all’interno degli stessi clan che hanno consentito in questi anni, nonostante il regime di Assad, la civile convivenza.

Il segnale più chiaro del processo descritto è certamente l’evacuazione rapida con un ponte aereo che Serbia, Romania ed Ukraina hanno organizzato per riportare a casa donne e bambini dei loro paesi che vivevano stabilmente in Siria, sposate da anni con uomini ben inseriti nelle amministrazioni pubbliche locali con ottime posizioni sociali.

In buona sostanza sta andando via da Damasco, da Aleppo e dalle altre città, il futuro stesso della Siria, con la scontata conseguenza di assistere nei prossimi mesi, nella migliore delle ipotesi, ad una pacificazione solo virtuale che aprirà le porte a significative interferenze dell’Islam dogmatico.

Questa generazione mista tra uomini arabi e donne dell’est ha origine nel 1965 quando i paesi del blocco filosovietico invitavano i giovani arabi a laurearsi nelle università jugoslave, russe, romene, esentandoli da ogni spesa, con la speranza di ottenere in futuro delle posizioni di vantaggio in termini di influenza internazionale.

I laureati medio orientali si innamoravano e sposavano le loro coetanee dell’est, formando così famiglie miste ed arricchendo di diversità la stessa struttura familiare araba.

La caduta del muro di Berlino negli anni 90 e la successiva crisi economica hanno invece favorito un’immigrazione al contrario, questa volta erano le donne di oltrecortina che cercavano di sposarsi nei paesi arabi con l’obiettivo di risolvere i loro problemi economici spingendo inconsapevolmente la crescita di società multietnica nel vicino Oriente.

E’ utile valutare che solo la Russia non ha ancora provveduto ad esfiltrare le proprie connazionali dalla Siria, probabilmente Putin immagina che Assad, suo principale alleato nell’area, riesca a superare la crisi.

 

(immagine tratta da www.acquamarina.vr.it)

 

© Riproduzione Riservata

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