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CHI MUOVE LO SCACCHIERE SIRIANO?

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La perseveranza e la forza mostrata ultimamente dal regime siriano, soprattutto dopo l’esplosione dell’ ufficio di sicurezza nazionale, potrebbe dare alla crisi siriana una nuova dimensione regionale.

La sorprendente reazione dell’esercito ha confermato la sua profonda e granitica struttura subito dopo l’assassinio delle quattro figure chiavi dell’esercito. Tuttavia l’escalation e il perdurare della crisi potrebbero incanalare tutta la regione in un lungo e buio tunnel.

La difficoltà di trovare una soluzione alla crisi siriana, con le sue ramificazioni regionali, sta facendo nascere la possibilità di una trasformazione geografica politica di tutta la regione. Questo porterà ogni paese ad attivarsi per cercare una sua via di uscita.

La crisi siriana potrebbe segnalare anche l’inizio di una nuova era mondiale. Questo ci riporta alla mente la situazione della guerra fredda terminata circa venti anni fa.

Il forte ritorno della Russia sulla scena internazionale, andando verso una seria sfida verso il blocco americano, indica la fine della dominante politica unilaterale nello scenario politico mondiale.

Il continuo veto russo-cinese ha avviato il nuovo percorso per la ricostruzione di alleanze internazionali . Il presidente russo Vladimir Putin aveva minacciato il blocco antisiriano contro qualsiasi movimento al di fuori delle Nazioni Unite. Ciò significa che la Russia è pronta a regionalizzare il conflitto.” In altre parole chi vuole affrontare la Siria affronterà prima la Russia”. A tal proposito la Russia ha inviato un messaggio indiretto alla Turchia ospitando il ministro degli esteri cipriota qualche giorno fa, il che mostra che l’influenza russa sta arrivando agli altri confini turchi del Mediterraneo.

L’Iran, alleato della Siria, ha anch’esso mandato il suo messaggio chiaro: l’assistente del capo delle forze armate iraniane, il generale Syed Masood Jazaeri, ha dichiarato: ”Attualmente i nemici della Siria non possono fare altro che mettere le bombe e terrorizzare la gente”.

“E’ una guerra psicologica contro il popolo siriano”.

Secondo il generale i nemici della Siria non possono cambiare il regime e gli amici del popolo siriano non permetteranno il cambiamento di questo sistema politico. Ha aggiunto che: “Gli alleati della Siria non sono ancora entrati in campo finora ma se questo avvenisse darebbero un duro colpo ai nemici della Siria, in particolare ai paesi arabi alleati dell’America e di Israele” – (Alam news 24 luglio).

I paesi confinanti affronteranno una grande sfida a causa delle conseguenze della crisi siriana. Tutti i rapporti affermano la presenza in Siria di elementi terroristici di Al Qaeda e talebani che possono esportare i loro metodi ai paesi limitrofi (vedi per esempio New York Time 24 luglio).

Guerra di intelligence

Nonostante i miliardi spesi da parte dei paesi del Golfo e il gran numero di Salafiti inseriti in Siria da parte dei turchi, come hanno testimoniato ultimamente alcuni giornali come (New York Times e la rivista The Time), il blocco antisiriano (Arabia Saudita, Qatar, Turchia e USA) ha fallito nel suo obiettivo di far cadere, finora, il sistema politico siriano. Oggi, invece, siamo entrati in una fase nuova divenuta una “Guerra di Intelligence”.

La via dell’attività di intelligence diviene l’unica percorribile dopo il voto contrario della Russia alla risoluzione dell’ONU favorevole all’approvazione del settimo capitolo (cha darebbe mandato all’intervento militare) e il rifiuto di Kofi Anan (l’inviato dell’ONU in Siria) contrario all’intervento armato. Quest’attività mira a far crollare l’esercito siriano dall’interno e nel frattempo diffondere l’allarme per il rischio delle armi chimiche non protette. Azione favorita anche dalla guerra dei media che mirava a dimostrare la caduta di Damasco in un modo simile alla caduta di Baghdad del 2003. Questo avrebbe preparato il terreno fertile per un legittimo intervento militare internazionale. Addirittura il Wall Street Journal aveva svelato a marzo scorso un piano simile in cui l’esercito giordano insieme a quello americano assumevano questa responsabilità. Il piano è fallito ma un altro segnale forte della continuazione di questa guerra oggi si presenta con il ritorno sulla scena di una personalità del massimo livello, il nemico numero uno del blocco di resistenza (Hezboallah, Iran e Siria), il forte uomo d’intelligence: l’emiro Bandar bin Sultan, il nemico ritornato in scena e nominato come il capo d’intelligence dell’Arabia Saudita.

Perché Bandar ora?

Con la nomina di Bandar Bin Sultan come capo dell’intelligence dell’Arabia Saudita, Damasco ha subito un attentato di livello molto sofisticato che ha eliminato quattro dei suoi capi militari più importanti. Il nuovo capo di intelligence saudita, esperto delle questioni siriano-libanesi, ritorna nel momento in cui Damasco resiste ancora ai vari tentativi, ad oggi falliti, di far cadere il sistema politico in Siria.

L’uomo, il più vicino all’America e alleato dei repubblicani, avrebbe un solo obiettivo: “Far cadere la Siria ed eliminare gli hezbollah.”

Questo mandato dell’emiro saudita non è il primo, anzi, il suo primo mandato contro la Siria risale agli anni 2005 subito dopo l’assassinio del premier libanese Al Hariri. Questa missione conosciuta come “Bandar 1” è fallita nelle sue varie fasi:

-          La caduta della Siria

-          L’uscita di Bashar Al Assad

-          L’eliminazione di Hezboallah nella guerra del 2006

-          Creare il caos in Libano nel 2008 con i gruppi Salafiti (Fateh Al islam) nella battaglia Nahr Al Bared.

Oggi ritorna Bandar per compiere la missione lasciata incompiuta. L’uomo ha molte carte vincenti da utilizzare: rapporti con moltissimi e importanti politici del mondo, intensi rapporti con tutti i sistemi di intelligence mondiali e soprattutto rapporti con i gruppi armati. Bandar è il nome della nuova guerra d’intelligence in Siria e nei suoi paesi vicini Giordania, Libano e Iraq. (leggi : William Simpson: The Prince: The Secret Story of the World's Most Intriguing Royal, Prince Bandar bin Sultan).

Semplicemente la crisi siriana potrebbe presto espandersi in una crisi regionale più ampia. Il giornale israeliano Haaretz ha riferito domenica 22 luglio che Israele ha denunciato all’Onu l’ingresso delle truppe siriane nel Golan.

In un mondo, dove l’interdipendenza e gli interessi contrastanti vanno di pari passo, gli sviluppi globali e regionali si intrecciano nel forgiare un nuovo ordine mondiale.

La continua fermezza della Siria non sta solamente portando ad una riconfigurazione della regione ma anche a disegnare un nuovo ordine mondiale.

I prossimi giorni saranno pieni di sorprese, e tante verità saranno svelate.

 

http://amersabaileh.blogspot.com

 

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