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MOVIMENTI SU DIVERSI FRONTI DELLO SCENARIO MEDIORIENTALE

settlmentIn questo momento, lo scenario generale nella regione indica una possibile radicale trasformazioneche potrebbe condurre a una riforma politica e geografica.

A questo punto, forse sarebbe opportuno provare a prevedere la forma di questi cambiamenti.
L’Iran entra nel suo processo di accordo dopo essere stato influenzato brutalmente come conseguenza delle sanzioni economiche soprattutto con la proibizione dell’esportazione del petrolio.
L’accordo con l’Iran potrebbe comprendere tre punti essenziali. Il primo e il più importante è legato al programma nucleare ed ai suoi sviluppi dove l’Iran mostrerebbe una flessibilità chiara durante i negoziati. Il secondo punto riguarda il passaggio della determinante influenza Russa in Siria al posto di quella iraniana. Il terzo punto non sarà legato al rapporto con gli Hezobollah, come pensano alcuni osservatori, ma sarebbe legato agli sviluppi in Bahrain, perché un’uscita dalla Siria dell’Iran potrebbe significare una forte presenza di questo paese nel Bahrein stesso. specialmente che i recenti avvenimenti in Bahrain indicherebbero una grande possibilità di cambiamento del regime.
In Siria, gli ultimi sviluppi della sicurezza indicano che la questione siriana sta per prendere una dimensione internazionale. Una crisi addirittura, sul livello diplomatico e umanitario che aprirebbe la porta alla possibilità da parte del regime siriano di scendere a compromessi. Inoltre, il cambiamento in Siria potrebbe superare i cambiamenti dei personaggi fino ad arrivare al cambiamento della forma dello stato. Secondo la visione internazionale questa forma dovrebbe condurre ad un nuovo patto di pace con Israele.
Quali sono le conseguenze di un accordo del genere?
Questo accordo avrà degli impatti maggiormente su due protagonisti nella regione: gli Hezbollah e la Giordania.
Gli Hezbollah affrontano un momento particolare della loro vita politica. L’entrata della Siria nelle trattative di riconciliazione taglierebbe il cordone ombelicale tra la Siria e la resistenza islamica libanese. In tal caso isolare gli Hezbollah è un obiettivo strategico di varie forze e che darà agli Hezbollah due scelte.
La prima, impegnarsi esclusivamente in politica al posto della resistenza armata, la seconda subire una violenta guerra. Questo dovuto al fatto che la macchina militare israeliana ritiene che l’isolamento imposto su gli Hezbollah creerebbe un clima favorevole ad eliminare militarmente il partito ed evitare -da parte dell’Israele- la caduta - una sconfitta umiliante simile all’anno 2006.
Per questo nei prossimi giorni l’arena libanese potrebbe essere aperta a varie ipotesi.
Vale a dire che questo piano israeliano potrebbe anche fallire, soprattutto se si tiene conto che la strategia di Hezbollah se cambiata completamente dopo la guerra del luglio 2006.
In realtà dopo l’ultima guerra, gli Hezbollah hanno pensato che il confronto successivo con Israele potrebbe avvenire con la completa assenza siriana. Tuttavia, Non si può escludere il fatto che dopo l’assassinio del comandante degli Hezbollh, (Imad mughanieh) a Damasco nel 2008 la strategia del sistema di intelligence degli Hezbollah cominciò ad operarsi indipendentemente dai servizi di sicurezza siriani.
Anche la Giordania si trova davanti ad un punto cruciale. Questi sviluppi in Siria con la presenza di vari interessi delle forze internazionali, potrebbero candidare la Giordania a diventare la meta obbligatoria di mezzo milione di palestinesi residenti attualmente in Siria. Questo mostra una vera sfida da affrontare dalla stessa Giordania incapace di sostenere una situazione del genere.
Il pericolo maggiore riguarda gli aspetti della sicurezza derivanti dalla crisi siriana in corso con il terrorismo che in questo momento ha travolto la Siria. Perlopiù la natura di questi attacchi terroristici accende l’allarme rosso grazie alla facilità di mobilitazione di questi modelli di terrorismo nelle aree circostanti.
Il rifiuto della Giordania ad esaudire il desiderio del Qatar e dell’Arabia Saudita ad impegnarsi ad un confronto aperto con la Siria renderebbe la piazza giordana un obiettivo di tutte le forze contraddittorie della regione. Il modello del gruppo terroristico (FATAH Al Islam) che opera nei campi palestinesi in Libano rappresenta il più grande pericolo per la Giordania perché l’organizzazione strutturale e ideologica del gruppo terrorista troverebbe un clima fertile in Giordania presso i campi profughi.
In Egitto il risultato del primo ballottaggio recente potrebbe testimoniare l’inizio della fine della cooperazione tra il Qatar e l’Arabia Saudita iniziato già dalla crisi libica e potrebbe finire con l’arrivo di un amico dell’Arabia Saudita e il nemico del Qatar Ahmad Shafiq al posto di presidente dell’Egitto? A questo punto quali sarebbero le conseguenze? In Egitto, un’escalation guidata dagli alleati del Qatar (I fratelli musulmani) con un’esagerata copertura televisiva da parte di Al Jazeera. In più, una chiara crescita di violenza in Siria e un aumento indicativo degli attacchi terroristici.
Sono possibili vari tentativi di destabilizzare i paesi confinanti con la Siria, soprattutto quelli che hanno rifiutato l’idea di armare l’opposizione e facilitare la circolazione di armi e militanti (Iraq, Giordania, Libano). Adesso la regione si sta per riformarsi secondo nuove visioni internazionali. Da un altro lato il gruppo dei “moderati”si sta ristrutturando e lo stesso vale anche per il gruppo di resistenza. Questo vuol dire che una sfida strategica sta nascendo e sicuramente in campo vedremo prossimamente nuovi giocatori che mirano ad avere un ruolo più rilevante nel Medio Oriente (Iran, Russia, Cina).

 

 

 

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