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OSAMA - OBAMA il cerchio è sempre chiuso

Mettiamo in evidenza, ma senza un particolare ordine di valore, alcuni fenomeni di rilevanza politica ed economico-finanziaria, per rimarcare come i loro combinati effetti hanno una micidiale influenza sull’intera popolazione del pianeta che rimane indifesa ed impotente. Prima di portare alcune considerazioni sullo strano cerchio,  diamo risalto ad alcuni avvenimenti: l’assenza o la riduzione dei diritti civili in alcuni paesi, la speculazione finanziaria, l’assenza di democrazia in alcuni Stati importantissimi nel sistema politico globalizzato. Ecco, sulla cattura e sull’uccisione di Osama Bin Laden credo che sia legittimo nutrire più di qualche lecito dubbio, non tanto sulle modalità certamente non trascurabili per il loro valore mediatico, quanto sulla politica moralistica che precede e sussegue l’evento.

 

 

Molti autorevoli commentatori, appartenenti a paesi geograficamente e culturalmente  diversi, concordano nel dire che la caduta del muro di Berlino ha accelerato processi politico-economici che, prima della fine del comunismo avrebbero richiesto tempi decisamente più lunghi; pertanto con il dissolvimento dei blocchi ideologici, con l’apertura di nuovi mercati, il mondo si è ritrovato all’improvviso più piccolo e sempre meno  governato e condizionato dalla politica che, in quel ruolo, ha abdicato agli interessi economici.

All’inizio di questa fase storica di apparente scampato pericolo di guerre planetarie per motivi ideologici, spunta inaspettatamente un nuovo genere di conflitto che si esprime con atti di violento terrorismo, basato sull’intransigenza religiosa con i suoi derivati moralistici e comportamentali; appare, insomma, che le attività economiche e finanziarie su scala, prima intercontinentale e oggi planetaria, non sappiano dispiegare le loro azioni con una fisiologia possibilmente logica, non complicata, alla luce del sole, diciamo in modo naturale; esse, piuttosto, sembra che abbiano inevitabilmente bisogno di qualche turbolenza per svolgere le azioni che le caratterizzano, fino ad arrivare al punto culminante del paradosso, per cui il valore in assoluto dei soggetti finanziari ed economici non scaturisce più dagli investimenti corretti e regolari, ma da fattori imponderabili ed esogeni al sistema.

Se, dalla caduta del muro di Berlino in poi, analizziamo attentamente gli eventi che si sono succeduti, guerre e atti di terrorismo inclusi, scorgiamo che l’apparenza di certe insolite dinamiche economico-finanziarie, poc’anzi sospettata, in verità è un’affermata ed insistente realtà.

Fatta questa robusta e doverosa premessa entriamo nel vivo dell’argomento, ricordandoci che i sistemi politici degli stati o delle unioni o federazioni di stati non dovrebbero assolutamente fondarsi o agire avendo come  fonti ispiratrici la morale o ancor peggio la religione; sotto questo profilo si può sempre trarre insegnamento dall’antica Roma che avendo nel suo impero le più diverse popolazioni, ognuna differente dall’altra per religione, accuratamente evitava che le beghe di questa natura, sostanzialmente futili, intralciassero la convivenza civile e quell’attività di governo su un territorio così vasto: è questa la necessità e il fine che giustificano l’edificazione del mirabile monumento del Pantheon dove appunto tutti gli dei e tutte le religioni avevano pari dignità.

Le cronache dei giornali nostrani e internazionali non solo continuano a soffermarsi sulla cattura-uccisione di Osama, ma commentano, in una sorta di consapevole delirium irridens, che l’Amministrazione americana e il suo presidente Obama si pongono dubbi, ma seri dubbi, sull’opportunità di pubblicare le foto che documentano la fine della corsa del principe dei terroristi. Esistono limiti invalicabili all’impudenza, alla reiterata offesa delle intelligenze degli individui e, soprattutto, se è stato giusto superare gli steccati prodotti dalle ideologie politiche, esiste un limite al disconoscimento dei valori universali come i principi di democrazia, e il  rispetto di tutti i diritti dell’uomo.

Con la cattura-uccisione di Osama si vogliono dar da bere ai cittadini del mondo troppe cose che al metabolismo delle coscienze e delle intelligenze risultano non potabili; autorizzando così, inevitabilmente, dilaganti scetticismi perfino sulla data dell’evento, posto che, per i modi come viene mediaticamente raccontata e proposta la vicenda, può stare benissimo in piedi l’ipotesi per la quale Osama era già stato ucciso negli anni scorsi e, congelandone il corpo, lo si è tenuto disponibile per l’occorrenza.

Sviluppiamo alcune considerazioni lasciando intatto il libero convincimento di  chi benevolmente ci legge, pertanto, se è vero che il corpo dell’intera umanità è aggredito dagli elementi tossici del fanatismo religioso, dell’intolleranza verso la democrazia; se è vero che i paesi cosiddetti occidentali, e a mio parere giustamente, rivendicano un primato sul rispetto dei diritti, sull’imparzialità dei processi giudiziari; non sarebbe stato più conveniente prendere vivo Osama e processarlo con corrette procedure in mondo-visione, facendo emergere l’assurdità delle sue tesi e delle sue ingiustificabili responsabilità?

Solo in questo caso, avrebbe trovato legittimazione la morale che impregna la politica internazionale; e, gli stati che la praticano, avrebbero potuto nobilmente onorare le vittime innocenti dei terroristi islamici, mettendone a nudo l’irragionevolezza e la pochezza di pensiero e nel contempo, in generosa funzione  educativa,  avrebbero potuto sottrarre tanti giovani ad una fine tragica e ingloriosa.

Non sfugge all’attenzione la coincidenza di alcuni eventi e gli effetti che provocano; ci riferiamo volutamente ai recenti moti di rivolta della popolazione, per la gran parte giovani istruiti, che stanno interessando la Siria e che hanno interessato la Tunisia prima e l’Egitto dopo, questa gioventù rivendica più libertà, più diritti e più rispetto della loro dignità di esseri umani, nessuno di essi ha mai invocato Al Qaeda, nessuno ha mai pensato di dipingere le loro rivendicazioni con assurde tesi religiose; questo aspetto può essere preoccupante per alcuni inconfessabili interessi finanziari che operano su scala mondiale? Il quesito non è posto a caso; esso c’induce a riflettere sulle modalità della cattura, dell’uccisione e sulla negazione perfino delle immagini della circostanza che non aiutano certamente a disinnescare l’ordigno della violenza, piuttosto, sono appositamente foriere di risvegli terroristici e di pericolosi proselitismi di personalità molto deboli, utilizzabili per qualsiasi nefasto disegno; come dire che il problema per quei giovani che contestano le finora tollerate autocrazie non è l’aumento del prezzo dei beni di prima necessità, come quelle alimentari, ma piuttosto se il viso delle donne sia coperto e se i dettati religiosi di Maometto siano letteralmente e fedelmente rispettati.

Viviamo un’epoca dove, le cose che avvengono in una parte del mondo, produce ripercussioni nell’estremo opposto, la prospettiva, checché ne dicano gli entusiasti della globalizzazione, non è allettante; purtroppo, come se ciò non bastasse, si tollera che i paesi che non rispettano i diritti minimi dei lavoratori come la Cina, possono entrare senza aver superato quelle gravissime lacune nell’organizzazione mondiale del commercio, avendo così campo libero di distruggere le economie preesistenti e concorrenti; producendo, nell’impazzimento globale, colossali trasferimenti di ricchezza non più usata per corretti sviluppi economici, ma solo per la speculazione finanziaria, per cui sempre la Cina, anziché essere richiamata e tenuta sotto controllo per l’esagerato numero della popolazione, 1 miliardo di individui sfruttati mal pagati e costretti a lavorare giornalmente una quantità di ore disumana e in condizioni di insicurezza diffusa, detiene il sedici per cento del nostro debito, ha sottoscritto gran parte del debito  pubblico statunitense e va sottoscrivendo progressivamente il debito che si va generando all’interno dell’UE, mettendone in crisi la stessa esistenza.

In questo quadro va inserita una notizia diffusa dalla Bain & Company, una società internazionale di consulenza, la quale ci porta a conoscenza di uno strano fenomeno e cioè, il sessanta per cento della popolazione cinese benestante, portandosi dietro la loro ricchezza, intende emigrare verso altri paesi, adducendo come motivazioni la possibilità di vivere un clima e un ambiente migliore, un cibo più sicuro e altre  giustificazioni di questo tipo. Non vogliamo eccepire o indagare sulla veridicità o sulla forte corrispondenza con la realtà circa la motivazioni prodotte a spiegazione del fenomeno, ma la notizia che in una prima analisi potrebbe essere ascritta fra quelle classificate come curiosità quasi insignificanti, nella sua essenzialità è la spia dell’inizio della fuga dall’evento che  prima o poi accadrà, e vedrà 1 miliardo di individui cinesi bussare alla porta per rivendicare un salario più decente, condizioni di lavoro più umane; ecco, quando salterà questo tappo con tutti i suoi dirompenti effetti nulla e niente sarà come prima, in Cina e in tanti altri paesi del mondo; per cui il nostro orizzonte sarà sempre più buio, triste e preoccupante a causa di queste incontrollabili distorsioni di natura economica e politica, le quali per sussistere hanno bisogno di due importanti fattori: la debolezza della politica e la permanente instabilità, mi viene da pensare che il cerchio Obama-Osama non sia tenuto dalla seppur palese omonimia fonetica, ma dall’evidente aggiogazione di Obama ai potentati finanziari; sarà il caso di rimpiangere il mondo prima della caduta del muro di Berlino?

 

© Riproduzione Riservata

(immagine tratta da www.net1news.org)

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