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CAOS IN SIRIA... COSA VUOL DIRE?

Credo che nessuno possa immaginare le disastrose conseguenze che la caduta della Siria potrebbe originare.
Nonostante la continua e presente brutalità vissuta a causa dello scenario iracheno, questo non si può paragonare alla gravità delle conseguenze che potrebbero derivare dalla situazione siriana.
Il pericolo che potrebbe derivare dalla caduta del governo siriano e’ molto legato agli strumenti utilizzati per rovesciare questo regime.
Senza dover spiegare molto, lo strumento introdotto già in Libia, rappresentato dalle forze radicali (Salafite) e sponsorizzate dal Qatar, e’ in questo momento già attuale in Siria.
Il Qatar ha manifestato ultimamente di essere lo sponsor ufficiale di tutti i gruppi radicali già dall’inaugurazione della moschea più grande della regione, sotto il nome del fondatore del wahabismo Mohammad Bin Abd al Wahab, e inoltre con l’istituzione di un ufficio di rappresentanza per i Taliban a Doha la capitale del Qatar.
Tutto ciò spiega il ruolo ambiguo giocato dal Qatar in Libia, e il suo sforzo attuale per avere lo stesso ruolo in Siria. L’ esportazione di questi gruppi sarebbe controllabile dopo? Temo che la risposta sia assolutamente negativa, dunque, dobbiamo temere già da ora le conseguenze catastrofiche di questa politica.


Il ruolo del Qatar nell’ appoggiare i Fratelli musulmani dovunque in Medio Oriente ormai e’ chiaro. A dire il vero, pare che il progetto di islamizzare i paesi arabi abbia avuto il consenso Americano con la supervisione del Qatar. Questo e’ ormai chiaro dalla generosità del Qatar nell’ of frire tutti i mezzi possibili per attuare il progetto dei “Fratelli musulmani”, sin dal sostegno economico a quello dei media rappresentato del canale Al Jazzera.
Dall’ altro lato il Gruppo palestinese Hamas ha abbandonato la Siria preferendo l’alleanza con il Qatar, il quale l’ha accolta a braccia aperte trovando un’ altra carta vincente da giocare in questo suo gioco politico.
Recentemente, il Qatar e’ riuscito a far ritornare i leader di Hamas in Giordania da cui erano stati espulsi nel 1999. Il ritorno del Gruppo palestinese oggi solleva molte domande riguardanti il futuro di questo movimento da un lato, e il futuro anche della Giordania in questa zona ormai turbolenta.
La Nuova Hamas è definita una Hamas politicamente più matura, addomesticata, pronta ad adottare la resistenza popolare. Dunque il suo ritorno in Giordania non si può considerare assolutamente senza conseguenze.
In realtà il suo ritorno rappresenta l’inserimento degli interessi di molti giocatori. Per i “Fratelli Musulmani “ sarebbe la forza necessaria per poter arrivare al potere come è avvenuto nel resto dei paesi dove i “Fratelli musulmani” hanno realizzato già il loro obiettivo.
La presenza di Hamas come forza politica darà ai “Fratelli Musulmani” quello che ancora gli è necessario: la popolarità per ottenere un numero maggiore di consensi. La popolarità di Hamas e’ concentrata e fortemente presente nei campi profughi palestinesi in Giordania e muovendo questo componente sociale equivarrebbe a lanciare un sasso in uno stagno.
Il rischio della alleanza del Qatar con Hamas e i “Fratelli Musulmani” oggi si accorda con il desiderio americano-israeliano di mettere fine alla questione palestinese.
La settimana scorsa una delegazione del congresso Americano ha visitato la Giordania, e da quello che ci risulta, la delegazione ha chiesto all’ autorità giordana di dare la cittadinanza giordana a 800.000 palestinesi residenti in Giordania. Addirittura, hanno chiesto anche di stabilire una legge elettorale basata sulla densità della popolazione, ciò equivarrebbe a trasformare automaticamente la Giordania in Palestina.
Inoltre, pare che il ricompenso politico di Hamas non si fermi qui, anzi, potrebbe essere rappresentato del regalo destinato a Mashal, che potrebbe prossimamente sostituire l’ attuale presidente dell’ autorità palestinese Abbas e diventare presidente al suo posto, vista la tendenza invadente verso l’islamizzazione.
In realtà, l’ingovernabilità siriana potrebbe portare a un caos regionale. Per questo motivo la Siria non deve cadere, a tutti costi, in un scenario del genere, altrimenti il prezzo da pagare sarebbe altissimo per ciascuno di noi.
“ Giocare” alla trasformazione della regione e’ un fattore gravissimo. La Giordania e’ il paese cruciale della zona, ed è il garante della stabilità e una qualsiasi imprudenza volta a cambiare la sua faccia demografica potrebbe generare risultati catastrofici.
Ed infine, molti domanderanno: ma questo piccolo paese chiamato Qatar quale motivo avrebbe per agire in questa direzione?
La risposta e’ semplice, con l’enorme la ricchezza economica posseduta da questo stato, fare da tramite a favore dei grandi stati rappresenterebbe la propria integrità e salvezza.
Tutto questo rappresenta la contraddizione più forte oggi dal momento che i paesi del Golfo, che essi stessi non hanno mai conosciuto la democrazia, chiamino altri paesi ad adottare un processo democratico volto a concedere più libertà ai popoli, mentre loro stessi non hanno mai sperimentato neppure le elezioni.
Ma secondo voi è ragionevole che il destino dei paesi che rappresentano la culla storica della civiltà come la Giordania, Siria, Libano e l’Egitto venga deciso da monarchie molto simili all’ epoca pre-medievale?

 

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