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100 anni di Viminale

Cento anni ViminaleGentile Presidente della Repubblica,

Le scrivo quale orfano di un mondo e di una classe politica che non c’è più. Sono disorientato, ma non fino al punto di credere che si pretenda troppo se si esige che i componenti di una classe politica provengano, quale migliore espressione sociale, dal mondo del lavoro e delle professioni.

Oggi, signor Presidente, per la massima magistratura che ricopre, Ella, è costretto ad interagire con soggetti che sono sì politici, ma che esercitano questa carica perché, il dopo tangentopoli coincidente con i tempi immediatamente seguenti o precedenti al conseguimento del loro diploma di scuola secondaria, incapaci di trovare un’occupazione, hanno pensato di vivacchiare occupando cariche politiche lasciate vuote e disponibili dalle vastissime misure cautelari che hanno spazzato via un’intera classe politica che ricopriva tutte le cariche previste: a partire dal semplice consigliere comunale fino alle cariche parlamentari.

Ciò premesso, nella mia modesta condizione di impiegato civile appartenente ai ruoli dell’Amministrazione Civile dell’Interno, intendevo ingaggiare con questa lettera la Sua attenzione su alcuni problemi che, nell’imminente definizione dei contenuti e nella successiva immediata approvazione della manovra economica di 40 miliardi di €, vedranno tagli indiscriminati a tutti i settori di spesa inclusi quelli che riguarderanno l’Amministrazione di cui è stato ministro, e che lunedì 11 luglio l’hanno visto presiedere la cerimonia celebrativa del centenario del Palazzo del Viminale intitolata: "Cento anni di Viminale".

Nessuno dimentica che, oltre il vano profluvio di parole e promesse di tutti i ministri e i sottosegretari che L’hanno preceduto e che Le sono succeduti, Ella è l’unico politico che è riuscito ad andare al di là delle semplici parole e delle ingannevoli promesse emanando quella Direttiva che porta il suo nome, ma che, con il fucile puntato dei sindacati di polizia, è rimasto un semplice documento da mettere velocemente nel cassetto del dimenticatoio.

Sono certo che Ella è sicuramente informato e aggiornato sullo stato delle risorse economiche del ministero dell’interno e, da politico esperto e accorto che proviene cioé dalla vecchia guardia è sicuramente preoccupato quando vede pubblicare sui giornali le notizie secondo le quali non ci sarebbero i fondi per acquistare la benzina che permette alle volanti di svolgere il loro insopprimibile servizio di vigilanza sul territorio. A tal fine, Le suggerisco di approfondire alcuni dati salienti che hanno caratterizzato la spesa del ministero che ha diretto e capire se possiamo sottrarci a quei tagli indiscriminati ai fondi da spendere.

Voglio partire dall’approvvigionamento dei giacconi in gore-tex nel cui adempimento tanto ruolo nefasto hanno avuto i sindacati di polizia. Ebbene, trattandosi dell’acquisto di un materiale pregiato (il gore-tex) e costoso, all’atto della decisione l’Amministrazione con l’accordo e l’assenso di tutte le OO.SS. di polizia, che non potevano negare l’evidenza, ha giustamente convenuto di acquistare i giacconi in numero strettamente necessario al fabbisogno: ovvero, il quantitativo di giacconi corrispondente al numero dei poliziotti effettivamente impiegati nei compiti e nei servizi d’istituto; per capirci per i poliziotti che non fossero impiegati a svolgere le funzioni amministrative contabili e patrimoniali la cui titolarità, nel senso più assoluto del termine, l’art. 36 della legge n. 121/81 contempla conferita al personale appartenente ai ruoli dell’Amministrazione Civile dell’interno. Pertanto, su un organico di 110.000/115.000 poliziotti si convenne di acquistare 70.000 giacconi.

Si verificò poi, che in coincidenza dell’arrivo dei pregiati giacconi nei vari Centri di Raccolta furono i poliziotti non impiegati nei compiti d’istituto, che per prima ritirarono il nuovo materiale costituente la divisa ordinaria, a discapito degli operatori attivi, per cui, in barba agli accordi sottoscritti dai sindacati di polizia, l’Amministrazione fu costretta a spendere ulteriore denaro pubblico, per dotare giustamente quei poliziotti che, nei mesi più freddi durante le partite di calcio serali o di vigilanza notturna agli obiettivi sensibili, svolgevano e svolgono i loro compiti d’istituto.

Sulla fondatezza e sulla veridicità di quanto affermato, basta chiedere al Dipartimento di P.S., per ottenere non una semplice diceria sull’utilità dei sindacati di polizia, ma piuttosto una solida prova sul loro peso e sul loro insopportabile costo per le tasche degli Italiani. Sotto questo aspetto è proficuo ricordare anche che, nell’ambito della polizia di stato ai fini della carriera, e in considerazione dei risultati finora conseguiti, l’esercizio di cariche sindacali, ovvero l’affannosa ricerca del pelo nell’uovo, è equiparata all’esercizio delle responsabilità funzionali derivanti dallo svolgimento dei compiti d’istituto, per cui, si è assistito anche al fenomeno che vede un segretario generale di un sindacato di polizia diventare questore, un atto il cui valore simbolico va letto nel seguente modo: il possesso della professionalità, di una forte preparazione, di un’esperienza nell’ambito dell’esercizio delle funzioni tipiche della polizia di stato sono un optional, niente di più.

Con queste premesse, che nessuno vuole veramente portare alla luce, confondendo il dovere di critica con il rispetto dovuto a chi indossa orgogliosamente la divisa e non la nasconde nell’armadio di casa, passano in silenzio molteplici dati economici di macroscopica portata, per cui nessuno si sofferma su un semplice elemento di valutazione per il quale, in base ai numeri sopra menzionati, lo Stato-Ministero dell’Interno paga, mediamente, i propri atti amministrativi contabili e patrimoniali circa 600 € in più, se alla loro stesura, in aperta contravvenzione degli artt. 36 e 67 della legge n. 121/81, sono preposti i cosiddetti poliziotti amministrativi, al posto degli impiegati civili che, non solo sono titolari di quelle funzioni, ma mediamente sono pagati di meno per quell’importo.

La traduzione concettuale di questo fenomeno ci obbliga a dire che l’insieme degli iscritti a tutti i sindacati di polizia coincide cifra più cifra meno con i 40.000 poliziotti amministrativi, pur non avendone bisogno, sono corsi a ritirare i giacconi in gore-tex, e siccome, rispetto ad un impiegato civile percepiscono mediamente 600 € in più nella loro busta paga, questo lusso sindacale costa la non irrilevante cifra di 24 milioni di Euro che con il vecchio conio ammontano a 4.647.480.000 lire.

Caro Presidente, di fronte a queste cifre, si insiste a sostenere che non ci sono i fondi per approvvigionare il carburante e consentire alle volanti di svolgere il loro compito; allora Le voglio suggerire due ulteriori elementi di valutazione, uno dei quali è direttamente riconducibile all’irresponsabilità sindacale, per cui, pur di non denunciare questo intollerabile e costoso malcostume si propende a intorpidire le acque al fine di non fare chiarezza. Sempre nell’ambito dei compiti d’istituto e dei doveri che ne conseguono, ma che difficilmente toccano i poliziotti amministrativi sindacalizzati, si è verificato che durante lo svolgimento delle cicliche esercitazioni al tiro, le cui effettuazioni ogni operatore deve documentare su un apposito libretto, in diversi poligoni si è registrato l’inceppamento dell’arma in dotazione individuale addebitando l’inconveniente a un difetto di fabbricazione dei proiettili acquistati da una ditta straniera.

Ovviamente, capofila di questa denuncia sono stati alcuni sindacati di polizia di cui uno in particolare, ha fornito al quotidiano “La Repubblica” fotocopia di un documento redatto dal Servizio Logistico di Milano che comunque doveva essere coperto dalla riservatezza che ogni atto interno oggettivamente possiede. L’attuale capo della polizia, in evidente continuità con il suo predecessore, non solo non ha attivato tutti gli strumenti a disposizione, compresi quelli disciplinari, per punire la gravissima distrazione di documenti coperta dalla riservatezza d’ufficio; ma ha lasciato che quell’organizzazione sindacale sputasse gratuitamente fango su chi fosse stato incaricato, quale componente di una speciale commissione, di collaudare prima dell’acquisto quel materiale. Dopo, i dovuti accertamenti e con l’eco molto sopita degli episodi di malfunzionamento delle cartucce da esercitazione, si scopre che l’inceppamento era dovuto alla mancata pulizia che periodicamente l’arma deve avere e che i diversi poliziotti amministrativi, all’atto della loro svogliata esercitazione al tiro, dimenticando di possederne una in dotazione individuale e soprattutto dimenticando di pulirla periodicamente, hanno causato quel diffuso e generalizzato inceppamento.

Ora leggere sull’ultimo”Venerdì” di Repubblica le dichiarazioni di un noto sindacato sull’esiguità del numero dei giubbotti antiproiettile sottocamicia come se non sapesse che il numero dei giubbotti corrisponde al numero degli operatori di P.S. che per le particolari e delicate ragioni svolgono il loro compito in abiti borghesi; si deve necessariamente provare raccapriccio, non tanto per il merito delle cose affermate senza uno scientifico riscontro, quanto per la disinvoltura con la quale esse vengono proferite nella consapevolezza di dire cose non esatte.

Caro Presidente lei ha inaugurato le celebrazioni per i cento anni del palazzo che ospita il Viminale, non sappiamo se questo tempo è tanto oppure poco, sicuramente costituisce un fatto di prestigio non foss’altro per ciò che la Costituzione contempla in capo alle competenze generali inerenti il ministero dell’interno; al contrario non sappiamo se il tempo trascorso dalla data di entrata in vigore della riforma della polizia di stato, ovvero dal 1 aprile 1981, con la legge n. 121 possa considerarsi proficuo per l’assolvimento di quei compiti d’istituto: ordine e sicurezza pubblica che sempre la costituzione contempla quali beni inalienabili per la società civile; quindi, in virtù di questa considerazione, con la tipica riservatezza e la discrezione che la distingue eserciti sui punti esposti la sua prestigiosa moral suasion per frenare questo scivolamento verso situazioni perversive che danneggiano gli onesti cittadini e quelli che fanno fino in fondo il proprio dovere.

Domenico PAVONE

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