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Il mondo siamo noi

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La rubrica del mensile dedicata alla raccolta di articoli sulla Politica. Si parla anche di Politica Interna, Relazioni Internazionali, Politica Estera, Politica Internazionale e Politica Comunitaria.

Riflessione e proposta: la lettera di Pupi Avati alla Rai

Riflessione e proposta

E piango e rido davanti alla televisione come piangono e ridono i vecchi ,che è poi come piangono e ridono i bambini, cercando di fare in modo che mia moglie non se ne accorga. Fra i tanti che se ne sono andati un mio amico, Bruno Longhi, grande clarinettista milanese, che il coronavirus ha portato via senza tener conto della sua bravura, di come suonava Memories of you, meglio di Benny Goodman. E’ il primo periodo della mia vita in cui anziché abbracciare vorrei essere abbracciato. Mi manca persino quella specie di bacio notturno con il quale auguro la buonanotte a mia moglie e che lei giustamente mi ha vietato. Dormo di più la mattina, nel silenzio profondo ,cimiteriale di una città morta, appartengo anagraficamente alla categoria di quelli più svelti a morire.

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Una crisi globale: che dire delle scosse di assestamento?

L'Europa sta affrontando il suo primo grande test dopo la Brexit.

La pandemia di COVID-19 sta scuotendo la struttura dell'UE e sta mettendo a dura prova la capacità di ripresa dell'idea stessa di un'Europa unita. La pandemia ha messo in evidenza i problemi di fondo che sono emersi durante la Brexit; le crisi regionali che hanno colpito i paesi del Mediterraneo. Ora, poiché l'Italia deve affrontare una sfida enorme, non ha trovato il sostegno che ci si aspettava dall'Unione europea, ma piuttosto un muro di sfiducia e scarsa collaborazione.

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La crisi globale e le sue scosse

L’Europa sta affrontando ora il primo esame dopo la Brexit, che ha scosso il sistema e l’assetto europeo, mettendo a dura prova la tenuta dell’idea stessa di un Europa Unita. A questo quadro, già di per sé poco entusiasmante, che ha visto la contrapposizione tra un’idea di Europa unita e quella individualista dell’Inghilterra, si è aggiunto anche il fenomeno della pandemia conosciuta come Coronavirus. 

La pandemia ha messo in rilievo delle problematiche che comunque si erano già evidenziate, anche se in maniera non così evidente, durante i mesi della Brexit o durante le crisi regionali che hanno interessato le regioni mediterranee. Oggi, in un momento di forte difficoltà l’Italia, non ha trovato nell’Unione Europea un’alleata ma piuttosto un muro di diffidenza e scarsa collaborazione. 

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Turchia contro Fossalto

Il comune di Fossalto il 4 marzo ha deliberato di conferire la cittadinanza onoraria a Abdullah Ocalan, leader curdo che dal 1999 si trova nelle carceri turche. L’iniziativa del piccolo comune del Molise rischia di far esplodere una crisi diplomatica tra l’Italia e con la repubblica di Turchia.

La Turchia ha infatti immediatamente condannato il riconoscimento conferito dall’amministrazione di Fossalto, poco più di 1200 anime in provincia di Campobasso, al leader dei separatisti curdi del Pkk. L’ambasciata turca in Italia rilancia una nota del ministero degli Esteri di Ankara che si esprime in questi termini: “Esprimiamo ancora una volta che ci aspettiamo la cooperazione delle autorità italiane nella lotta all’organizzazione terroristica contro questa iniziativa, che è l’ultimo esempio di decisioni simili di alcune amministrazioni locali in Italia, e contro tentativi simili che possano avvenire in futuro”. Non è la prima volta che la Turchia condanna questo tipo di iniziative, era già accaduto per il comune di Palermo. La Turchia infatti considera il Pkk un’organizzazione terroristica e non ammette che all’estero la si consideri invece un’associazione con legittime richieste indipendentiste, per cui cerca di bloccare ogni iniziativa che richiami la realtà turca e la forte propensione curda all’indipendenza. Un problema che la Turchia non ha mai interiorizzato e che rischia di incrinare i suoi rapporti esterni.

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Coronavirus, i medici delle terapie intensive in Lombardia: “Azioni tempestive o disastrosa calamità sanitaria”. L’ipotesi delle priorità d’accesso: “Prima chi ha più probabilità di sopravvivenza”

L'allarme del Coordinamento delle terapie intensive della regione maggiormente colpita nella lettera a Fontana: "In assenza di tempestive saremo costretti ad affrontare un evento che potremo solo qualificare come una disastrosa calamità sanitaria". La Società italiana di anestesia, rianimazione e terapia intensiva ha diffuso un documento tecnico in cui scrive che "può rendersi necessario porre un limite di età all’ingresso in terapia intensiva. Non si tratta di compiere scelte meramente di valore, ma di riservare risorse che potrebbero essere scarsissime a chi ha in primis più probabilità di sopravvivenza"

Porre un limite d’età per l’accesso alla terapia intensiva, basato sulle maggiori possibilità di sopravvivenza. È quello che ipotizza la Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva in un documento tecnico legato all’emergenza coronavirus. “Può rendersi necessario porre un limite di età all’ingresso in terapia intensiva. Non si tratta di compiere scelte meramente di valore, ma di riservare risorse che potrebbero essere scarsissime a chi ha in primis più probabilità di sopravvivenza e secondariamente a chi può avere più anni di vita salvata, in un’ottica di massimizzazione dei benefici per il maggior numero di persone”, si legge nel rapporto intitolato “Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili”. Il rapporto è stato diffuso e pubblicato integralmente anche sul sito internet di Siaarti, ed è indirizzato ai medici. Che in Regione Lombardia hanno deciso di scrivere direttamente al governatore Attilio Fontana per chiedergli di manifestare al governo centrale le loro preoccupazioni: “In assenza di tempestive ed adeguate disposizioni da parte delle Autorità saremo costretti ad affrontare un evento che potremo solo qualificare come una disastrosa calamità sanitaria“, si legge nel documento indirizzato al presidente dal Coordinamento delle terapie intensive della Lombardia.

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