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“L’esercizio” di Claudia Petrucci

  • Pubblicato in Libri

“Non si giudica un libro dalla copertina”: eppure, per me, con “L’esercizio” è stato diverso. 

Ci sono libri che ti attraggono dalla copertina, che capisci ti piaceranno già dall’immagine che portano con sé. Sul testo d’esordio di Claudia Petrucci si distende un sinuoso corpo femminile, dove il colore arancione dell’abito e verde acqua della testiera del letto diventano preponderanti. Ma ci sono anche elementi di contorno, essenziali anch’essi: un comodino, che ricorda l’ambiente domestico e privato, sul quale sono poggiati un pacchetto di sigarette, delle pillole e una bottiglia d’alcolico, richiamando così la perdizione, il voler fuggire da se stessi. La fotografia scattata da Bart van Leeuwen sembra cucita appositamente per questo mega-racconto che viene presentato con la citazione “entra nel primo ricordo che trovi, come in una stanza. Stai a vedere che cosa succede e prendi appunti”. 

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“Quanto blu” di Percival Everett

  • Pubblicato in Libri

“Quanto blu” di Percival Everett è un libro strano da leggere e raccontare, è un intreccio libero di situazioni, ambienti, emozioni e personaggi. Ma è anche controllato, regolato, come se un flusso di coscienza di ricordi abbia il bisogno di emergere, ma anche di essere addomesticato per non strabordare, per non essere confusionario. Ecco allora che leggere questo romanzo è come leggerne tre in uno, come esplorare altrettanti diversi paesi che, solo alla fine, riescono a trovare un senso comune, un fil rouge che li unisce. Le trecento pagine che compongono il racconto sono suddivise in tre sezioni, “1979”, “Parigi” e “Casa”, che si susseguono a intervalli, andando così a creare interessanti sbalzi temporali, nei quali possiamo vedere anche le diverse sfaccettature del protagonista, Kevin Pace. 

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“La trilogia dei colori” di Maxence Fermine

  • Pubblicato in Libri

Sono certa che il più grande potere che la lettura abbia, sia quello di farci estraniare e di alienarci da ciò che ci succede intorno. Ho elaborato questo pensiero la prima volta che ho letto “Neve” di Maxence Fermine che ritengo, ad oggi, con cognizione di causa, il più bel libro che abbia mai letto.

“Neige”, in lingua originale, è un testo particolare, del quale non è semplice parlare. È una di quelle cose che non sono fatte per essere raccontate, ma per essere vissute, per essere toccate con mano, da vicino.

Costruito su un’alternanza ben pensata di narrazione “tradizionale” e haiku, componimento giapponese composto da tre versi per complessive diciassette more, il testo non fa riferimento al mondo giapponese solo per quanto riguarda la sua struttura, ma anche per quanto riguarda lo svolgimento della storia. Il protagonista è Yuko, giovane poeta nipponico, al quale viene demandato il compito di raccontare l’amore straordinario, ma lontano nel tempo, fra Soseki, pittore divenuto cieco, e Neve, ragazza bellissima dall’aspetto e dall’atteggiamento regale.

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