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“Quanto blu” di Percival Everett

“Quanto blu” di Percival Everett

“Quanto blu” di Percival Everett è un libro strano da leggere e raccontare, è un intreccio libero di situazioni, ambienti, emozioni e personaggi. Ma è anche controllato, regolato, come se un flusso di coscienza di ricordi abbia il bisogno di emergere, ma anche di essere addomesticato per non strabordare, per non essere confusionario. Ecco allora che leggere questo romanzo è come leggerne tre in uno, come esplorare altrettanti diversi paesi che, solo alla fine, riescono a trovare un senso comune, un fil rouge che li unisce. Le trecento pagine che compongono il racconto sono suddivise in tre sezioni, “1979”, “Parigi” e “Casa”, che si susseguono a intervalli, andando così a creare interessanti sbalzi temporali, nei quali possiamo vedere anche le diverse sfaccettature del protagonista, Kevin Pace. 

La scrittura del Professore statunitense Everett è delicata, ma anche cruda quando lo dev’essere, ponderata e inclusiva, fa sentire il lettore in tre dimensioni parallele, dalle quali è difficile alienarsi anche una volta conclusa la lettura. 

Nonostante i temi siano molteplici, dall’arte alla guerra, quello che prevale è quello dell’amore, ma non in una versione edulcorata o banale. I sentimenti emergono qui nelle loro più varie sfaccettature: c’è l’amore razionale, ma anche quello irrazionale, che fa perdere la testa, c’è l’amore adulto, ma anche quello giovanile, c’è l’amore per i figli, ma anche quello per gli amici.

“Quanto blu” è uno di quei libri che, inizialmente, forse non ti prendono abbastanza, ma poi vorresti non finissero mai. 

 

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