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C’è nella lettura dell’ultimo libro di Rosario Molina l’impressione che la sua “melanconia” per un mondo che è stato e per quello che non è stato,

esprime anche l’amore, che pur sempre si affaccia nei suoi libri, per la vita così come avviene o è avvenuta. Il racconto porta nella pagina oltre la storia dei suoi personaggi e lo scorrere del tempo presente e fantastico, la capacità di liberare serenamente l’animo, quasi un bisogno, alleggerito dal piacere e non più dalla sofferenza di rivivere attraverso la scrittura l’umanità conosciuta e non. Ogni racconto pur essendo unico si arricchisce di quello successivo sino a divenire una realtà. O almeno così io li ho intesi. La fragilità umana si alleggerisce nella sua fantasticità, senza nulla perdere della fisicità che le “creature” del libro ci trasmettono.

 

 

 

 

 

 

 

 

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