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“L’esercizio” di Claudia Petrucci

“L’esercizio” di Claudia Petrucci

“Non si giudica un libro dalla copertina”: eppure, per me, con “L’esercizio” è stato diverso. 

Ci sono libri che ti attraggono dalla copertina, che capisci ti piaceranno già dall’immagine che portano con sé. Sul testo d’esordio di Claudia Petrucci si distende un sinuoso corpo femminile, dove il colore arancione dell’abito e verde acqua della testiera del letto diventano preponderanti. Ma ci sono anche elementi di contorno, essenziali anch’essi: un comodino, che ricorda l’ambiente domestico e privato, sul quale sono poggiati un pacchetto di sigarette, delle pillole e una bottiglia d’alcolico, richiamando così la perdizione, il voler fuggire da se stessi. La fotografia scattata da Bart van Leeuwen sembra cucita appositamente per questo mega-racconto che viene presentato con la citazione “entra nel primo ricordo che trovi, come in una stanza. Stai a vedere che cosa succede e prendi appunti”. 

Il ricordo è senza dubbio il tema centrale del romanzo della giovane Claudia Petrucci, che dimostra una maturità intellettuale sorprendente, spesso degli autori più maturi. L’introspezione dei personaggi è sicuramente d’impatto: sembra di rapportarci con loro nel quotidiano, prendendo le parti di uno o dell’altro in base alle situazioni e alle vicende. Il fatto curioso, poi, è che la protagonista di questa storia non è l’effettiva protagonista: Giorgia è al centro della scena, ma viene indagata di lato, in maniera discreta, viene raccontata dagli occhi degli altri. La ragazza è l’unica figura a subire una trasformazione travolgente, ad essere raccontata nei più minimi dettagli, eppure la Petrucci è stata abile nel non renderla banale, aggiungendo due figure maschili che da co-protagonisti diventano protagonisti, diventando, di fatto, i burattinai della vita di Giorgia.

I passaggi profondi superano di gran lunga quelli più leggeri e comunque indispensabili, tutto è intriso di riflessioni e descrizioni utili alla narrazione e che palesano come la scrittura dell’autrice sia fresca e non banale, pensata e non scontata, giovane e pulsante. C’è un passaggio, che ho trovato più di una volta nel corso della lettura, che credo sia emblematico di tutto questo: “guardo Giorgia e penso abbia il dono della bellezza fuori posto, che la metti in ordine da una parte e si disfa dall’altra”.

“L’esercizio” è un romanzo da leggere perché, attraverso la storia degli altri, desideriamo indagare anche noi stessi, siamo portati a chiederci come vorremmo essere riscritti, se solo ne avessimo la possibilità. 

 

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