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Panico sui social per il malware che si sta propagando dalla giornata di lunedì

Si presenta come un qualunque post dove noi (o altri nostri amici) su Facebook siamo (o sono) taggati. L’immagine somiglia all’anteprima di un video dai contenuti pornografici che chiaramente stimola l’interesse e la curiosità di un utente portandolo a fare click sopra in fretta e furia: con la stessa rapidità del nostro agire, quel click attiva la conseguente propagazione del malware a tutti i nostri contatti. La diffusione avviene sia mediante post sulla sezione notizie, che sul nostro diario nel caso in cui fossimo direttamente taggati ma anche via messaggio privato e dunque in chat.

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Carpe Diem…vale anche per i ladri!

"La vulnerabilità è un concetto dinamico e relativo, in stretta relazione con la capacità di un individuo o di una comunità di far fronte in un determinato momento a particolari minacce. La vulnerabilità può essere associata a certi elementi specifici della povertà, ma è anche propria di individui isolati, in situazioni di insicurezza ed indifesi da rischi, da shock e stress"[1].

Un sistema, si dice vulnerabile, laddove le misure di prevenzione sono assenti o ridotte, tali da consentire ad un eventuale aggressore la compromissione del livello di sicurezza dell’intero apparato. Definizioni che, a primo acchito, possono sembrare distanti e non riconducibili alle nostre problematiche in ambito di sicurezza urbana e alla percezione del rischio di reati contro la persona e/o la proprietà. A pensarci bene, invece, spesso sono proprio le nostre vulnerabilità, ambientali e comportamentali, a favorire la perpetrazione di reati fastidiosi come i furti e le rapine. Osservando il crimine dalla parte dell’offender, come ci insegna la teoria della Prevenzione Situazionale, nota come Teoria delle Attività Routinarie “Routine Activity Theory”, sviluppata da Lawrence Cohen e Marcus Felson nel 1998, possiamo trovare un valido riscontro alle affermazioni anzidette.

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Bambini sicuri ! (?)

Quanti si sono posti spesso questa domanda? 

Negli ultimi anni, i media ci hanno informati di numerosi casi di maltrattamenti di bambini, agiti da categorie di persone che invece dovrebbero garantire affetto e cura. Parliamo di educatori e quindi maestre e simili. 

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