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Francesca Bortoluzzi

Francesca Bortoluzzi

Classe 1994, nata a Belluno. Studentessa d'arte a Trento e grande appassionata di musica, soprattutto elettronica. Scrive da anni per vari media, nella perenne ricerca di nuovi stimoli e sensazioni.

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“Friends” festeggia il 25esimo compleanno

Quando è stato lanciato il primo episodio di Friends, mancava un mese alla mia nascita, eppure ne ho sempre sentito parlare tantissimo, come qualcosa di mitico, qualcosa di immancabile nel bagaglio culturale di chiunque desideri affacciarsi alla “vita vera”. 

È stata forse questa aura imponente a farmi desistere dall’approcciarmi a quella che io pensavo essere soltanto una serie TV, o almeno, lo pensavo fino allo scorso giugno, spinta anche dal fatto che, con l’arrivo di Netflix, ero stanca di sentirmi dire: “Ma come? Non hai mai guardato Friends?”.

“Il Re Leone”: ci piace davvero mettere in gioco la nostra infanzia?

  • Pubblicato in Cultura

Non vi è dubbio che il live-action de “Il Re Leone” fosse uno degli eventi più attesi di questo 2019 e, devo dire, che l’attesa non è stata per nulla delusa. A primo impatto, “The Lion King” è opera digitale senza precedenti e da lasciare senza fiato, arricchita poi dalle voci magnetiche di Elisa, Marco Mengoni e, non da ultimo, Luca Ward, che in questo contesto dà voce a Mufasa, ma divenuto famoso per essere stato il doppiatore di Russell Crowe ne “Il Gladiatore”. 

In tutto questo turbinio di bellezza, c’è un però: manca il sentimento. 

“La trilogia dei colori” di Maxence Fermine

  • Pubblicato in Libri

Sono certa che il più grande potere che la lettura abbia, sia quello di farci estraniare e di alienarci da ciò che ci succede intorno. Ho elaborato questo pensiero la prima volta che ho letto “Neve” di Maxence Fermine che ritengo, ad oggi, con cognizione di causa, il più bel libro che abbia mai letto.

“Neige”, in lingua originale, è un testo particolare, del quale non è semplice parlare. È una di quelle cose che non sono fatte per essere raccontate, ma per essere vissute, per essere toccate con mano, da vicino.

Costruito su un’alternanza ben pensata di narrazione “tradizionale” e haiku, componimento giapponese composto da tre versi per complessive diciassette more, il testo non fa riferimento al mondo giapponese solo per quanto riguarda la sua struttura, ma anche per quanto riguarda lo svolgimento della storia. Il protagonista è Yuko, giovane poeta nipponico, al quale viene demandato il compito di raccontare l’amore straordinario, ma lontano nel tempo, fra Soseki, pittore divenuto cieco, e Neve, ragazza bellissima dall’aspetto e dall’atteggiamento regale.

“La felicità del cactus”, di Sarah Haywood

  • Pubblicato in Libri

Ferragosto è passato e settembre è ormai alle porte, ciò significa che le vacanze sono finite ed è ora di tornare alle proprie occupazioni. Che siate ancora in vacanza o già dietro alle vostre scrivanie, credo di aver trovato il libro giusto per queste ultime serate estive.

Lo scritto in questione è “La felicità del cactus”, di Sarah Haywood. Preannunciato come l’esordio più atteso in Inghilterra, il romanzo parla di Susan Green, quarantacinquenne inglese maniaca del controllo, che a tratti ricorda l’Eleanor Oliphant di Gail Honeyman.

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