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L'ANALISI BIOENERGETICA ED IL LINGUAGGIO DEL CORPO

Da sempre, nella storia evolutiva, si discute sulla dualità corpo/mente, attribuendo grande importanza alle qualità intellettive della mente e tentando di reprimere la natura animale dell’uomo, fatta di istinti ed emozioni da tenere sotto controllo.

 

É indubbio che l’intelligenza ci permette di raggiungere traguardi scientifici, tecnologici e ideologici sempre più sorprendenti, ma ciò non significa che la sfera esistenziale dell’uomo, fatta di corpo, di emozioni e di spiritualità, debba passare in secondo piano.Eppure è ciò che succede continuamente! La cultura che privilegia le attività della mente, trascurando quelle di uno sviluppo armonico dell’individuo, è in gran parte responsabile dell’insorgere di quei disagi che oggi purtroppo sono così frequenti, quali il senso di smarrimento, di estraneità, di non-appartenenza, di non-sviluppo del senso di identità e del senso di sè, che contribuiscono a diventare dei veri e propri disturbi psichici. L’Analisi Bioenergetica è una disciplina che vuole ristabilire l’armonia e l’equilibrio dell’unità corpo-mente. È una psicoterapia che nasce dalla psicoanalisi di Freud (da qui il termine “Analisi”), alla quale si aggiungono i contributi del suo allievo W. Reich, che per primo ha osservato la correlazione tra affetti e reazioni corporee, come il contrarsi del sistema muscolare all’insorgere di determinate emozioni. Alexander Lowen, allievo di Reich e “papà” dell’Analisi Bioenergetica, ha ulteriormente approfondito queste intuizioni, adottando il termine “Bioenergetica” per indicare appunto l’energia che fluisce nel corpo ed indicando in tal modo il versante corporeo che caratterizza il processo  di’ “Analisi”. Molte delle sue teorizzazioni, basate essenzialmente sull’osservazione clinica, vengono oggi arricchite e validate scientificamente dai contributi delle Neuroscienze, dagli studi dell’Infant Research, dalle osservazioni della Psicologia Relazionale e dalle ricerche sull’Intersoggettività, che concordano nel considerare come le specificità affettive dell’interazione con i familiari siano fondanti, nello sviluppo evolutivo del piccolo, sia per la formazione di strutture somato-psichiche, che per l’adozione di pattern relazionali nel rapportarsi con il mondo.
In parole più semplici, il “clima affettivo” che caratterizza un ambito familiare amorevole o punitivo, accogliente o rifiutante, ecc., determina nel bambino il formarsi di uno o più  sistemi  difensivi, che a poco a poco tendono a stabilizzarsi nel comportamento (sottoforma di atteggiamenti relazionali), nelle emozioni (nella tendenza ad evitare sentimenti inaccettati) ed anche nel corpo, poichè implicano il contrarsi del sistema muscolo-scheletrico, la modulazione del ritmo respiratorio e lo sviluppo di determinate posture che nel tempo diventano abituali.
Proviamo ancora ad immaginare un bambino spaventato, o proviamo noi stessi a recuperare la reazione di paura, ed osserviamo cosa succede nel corpo: il respiro si blocca, le spalle si sollevano e si spingono in avanti, i glutei si contraggono insieme all’addome, gli occhi si immobilizzano: è una reazione fisiologica naturale di fronte ad un evento pericoloso improvviso. Quando la paura passa, il corpo a poco a poco si distende, espandendosi per tornare al naturale stato di equilibrio omeostatico. Parallelamente lo stato d’animo riacquista tranquillità. Ma se immaginiamo che l’ambiente di vita del bambino lo sottoponga a continue e ripetute esperienze di terrore, è comprensibile come possa determinarsi nel piccolo un sentimento di all’erta costante, ed una reazione fisiologica di allarme, di perenne stato di contrazione, senza poter mai tornare nello stato di distensione!
Questo ed altri processi somato-emozionali-relazionali sono all’origine di quelle strutturazioni che Lowen chiamò “blocchi energetico-muscolari” e “blocchi respiratori”, nei quali cui viene mantenuto costantemente lo stato di contrazione muscolare. Questo nel tempo altera, o non permette lo sviluppo di un equilibrio armonico della motilità pulsativa, limitando grandemente l’alternanza dei movimenti di contrazione e di espansione. Ne risulta un corpo meno vitale, l’energia non circola in modo fluido e la respirazione, attraverso la quale riusciamo a “controllare le emozioni”, rimane superficiale, limitata nell’ampiezza e nella profondità. Nel contempo il sistema difensivo funziona, a livello emozionale, facendoci abituare ed adattare al clima affettivo del contesto familiare, tanto da non averne una piena consapevolezza.
Analoghi processi psico-corporei vengono utilizzati, sempre a livello inconsapevole, per controllare impulsi ed emozioni indesiderabili. Tutti noi ne conosciamo il risultato fisiologico quando abbiamo esperienza di tensioni muscolari doloranti, fra le quali quelle del distretto cervicale e della zona lombare, che sono quelle maggiormente deputate al controllo delle emozioni.
In altri termini, le esperienze più significative della nostra vita si iscrivono nel nostro corpo e nel nostro cervello, sottoforma di “memoria implicita”, una forma di conoscenza arcaica antecedente l’uso del linguaggio verbale, e per questo poco accessibile alla coscienza,  che costituisce il terreno su cui si poggia il successivo sviluppo corporeo-emotivo-intellettivo. La “memoria implicita” è fatta di sensazioni visive, uditive, olfattive, tattili, di sguardi, di mimiche del volto, di ritmicità nelle interazioni, di posture e di tutto il linguaggio del corpo. Tali messaggi possono diventare consapevoli solo attraverso l’esecuzione di movimenti e sensazioni del corpo (come abbiamo provato a fare per recuperare la sensazione di spavento).
Ed è proprio questo il metodo di lavoro che l’Analisi Bioenergetica propone nel setting individuale o negli incontri di gruppo: attraverso “esperienze relazionali” ed esercizi corporei viene riattivata la “memoria implicita” che favorisce l’emergere di quei vissuti relazionali da cui si originano le attuali ansie o problematiche. Da qui si inizia, insieme alla persona, un lavoro di riconoscimento e di esplorazione dei significati profondi della personale storia evolutiva, per evolvere poi verso possibili soluzioni o cambiamenti che arricchiscano il modo di essere se stessi e rendano migliore la qualità della propria vita.
È un percorso di crescita personale, spesso oltremodo sorprendente.
Alcuni definiscono l’Analisi Bioenergetica come un’avventura alla scoperta di se stessi, poichè, anche quando non si è spinti da una disturbante sintomatologia, bensì dalla ricerca di una generica  “vita più piena  e più soddisfacente”, il canale emotivo-corporeo diventa la strada maestra per ottenere una “chiave di lettura” della realtà, un comprendere con maggiore chiarezza se stessi, gli altri ed il contesto che ci circonda, un uscire dalla confusione di messaggi contraddittori e mistificanti.
Uno strumento, meno impegnativo della psicoterapia, sono le Classi di Esercizi Bioenergetici: un’ora e mezzo di lavoro corporeo, una volta a settimana, guidato da un sapiente trainer e strutturato in sequenze armoniche di “movimenti emozionali”, che permette l’esplorazione di sè e del linguaggio del corpo attraversano percorsi di orientamento, percezione propriocettiva, espressività, assertività, tenerezza, rilassamento e contatto. É un grosso lavoro di “grounding” (concetto chiave dell’Analisi Bioenergetica che significa “radicamento” nella realtà), di regolazione del respiro e di trasformazione energetica che, oltre all’obiettivo di una maggiore consapevolezza di sè, insegnano ad utilizzare il corpo come risorsa nelle situazioni avverse.

 

 

*Maria Rita Borrello – Psicologa e Psicoterapeuta, Analista Bionergetica e Docente –Didatta dell’I.I.F.A.B. (Istituto Italiano di Formazione in Analisi Bionergetica – Scuola riconosciuta dallo Stato per Medici e Psicologi che vogliono diventare psicoterapeuti) e Local Trainer dell’I.I.B.A. (Intenational Istitute of Bioenergetic Analysis di New York fondato da A. Lowen)- Responsabile dei Corsi di Formazione per Conduttori di Classi di Esercizi Bioenergetici. Lavora part-time presso il Ministero dell’Interno.

 

 

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