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La rubrica di Convincere dedicata agli Eventi: convegni, seminari, feste, sagre, appuntamenti, mostre, svago e divertimento.

ADELPHOE (I FRATELLI)

Publio Terenzio Afro, autore spesso considerato dai suoi contemporanei “troppo moderno”, ha scritto sei commedie “palliate” ispirate ad un modello greco, diversamente dalle  “togate” di ambientazione romana, operando una vera e propria riforma nell’ambito di questo genere, inserendovi nuovi contenuti ideologici ed attingendo dalla “NEA”, la commedia nuova ellenica di cui Menandro è l’esponente più noto. La carriera drammaturgica di Terenzio, non fu certo facile come quella di Plauto, forse perché nella sua opera non troviamo l’esuberanza, le acrobazie verbali, i giochi di parole del sarsinate. Terenzio, infatti, usa uno stile ed un linguaggio sobrio, naturale, all’insegna della compostezza e della semplicità evitando espressioni popolari e volgari, in omaggio forse all’esigenza di equilibrio e di raffinatezza che egli mutuava dal sofisticato circolo scipionico di cui faceva parte. Anche la “contaminatio” è usata da Terenzio in maniera diversa dagli altri autori latini, non ibridando una commedia con una mescolanza di varie commedie greche, ma inserendo una intera scena desunta da altri drammi all’interno di una sola commedia greca usata come modello. Nel Teatro “naturalistico” di Terenzio troviamo una suspense nuova.

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DAPHNE da Ovidio

Il mito di Apollo e Dafne è la storia di un amore mai realizzato, ma anche di un paradosso: proprio il dio protettore delle arti mediche non riesce a trovare un farmaco per la ferita infertagli da Eros; proprio il nume che conosce presente, passato e futuro, lascia che la sua mente onniveggente sia offuscata dalla tenace passione per la bellissima Dafne, figlia del fiume Peneo e di Gea.

Apollo, nel vederla, se ne innamora, ma la fanciulla, nel vedere il dio, fugge ed egli la invoca  …

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MAREA - CANTI E MUSICHE DEL SALENTO

Enza Pagliara & Dario Muci, due tra le voci più intense del Tacco d’Italia, da lungo tempo protagonisti di percorsi artistici di alto profilo, ripropongono canti dimenticati, raccolti da loro stessi dalla voce viva dei cantori del Salento.

Li incarnano e li impastano coi tempi e le storie che vivono, svelando la vitalità del passato sullo sfondo del presente. Un repertorio di canti tradizionali per voci, tamburelli e chitarra che unisce la ricerca alla riproposta, il femminile al maschile.

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Teatri di Pietra: PANNYCHIS, regia di Mariagiovanna Rosati Hansen (22 - 23 Giugno, Malborghetto)

Nella mitologia greca, la Pizia era l’eletta sacerdotessa del dio Apollo. La vestale, prossima alla morte, non si fa scrupolo di dire le cose come stanno realmente: i suoi vaticini, quelli a cui i Greci credevano ciecamente, in realtà sono stati solo frutto del caso.

Ed è sempre per caso che le profezie inventate, se ci credi, diventano profezie che si autoavverano… Alla fine tutti i personaggi coinvolti  fingono di non sapere come siano andate le cose, ma intravedono tutti la stessa verità nella profezia di Pannychis. E lei, sorpresa più degli altri, comprende che paradossalmente l’unica verità è proprio la sua: quella nata da una menzogna inverosimile che ha condizionato secoli di vicende umane.

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