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Donne e diritti, in Sardegna e negli Emirati Arabi Uniti

Donne e diritti, in Sardegna e negli Emirati Arabi Uniti

La conferenza La partecipazione femminile alla vita politica degli Emirati Arabi Uniti, si è tenuta nella facoltà di scienze politiche di Cagliari, nella splendida cornice dell’aula dedicata ad una donna che tanta fama ha regalato alla Sardegna: Maria Lai. Non poteva esserci sede migliore per una conferenza che è stata una rivelazione ed un arricchimento.

La studiosa della materia Nesma Elsakaan ha descritto minuziosamente i risultati delle sue ricerche e ha messo in evidenza alcuni punti della storia delle donne emiratine, che hanno ricordato molto la situazione femminile in Sardegna non molti decenni fa. Gli studi dimostrano che non è stato facile per le donne uscire dal proprio ruolo domestico, per proiettarsi negli spazi pubblici. In questa metamorfosi di sé stesse e dei propri ruoli ha giocato un ruolo fondamentale, oggi come ieri, lo Stato. Uno Stato che tende ad affermarsi e legittimarsi anche attraverso il miglioramento della condizione femminile. Sono del 2006 le prime elezioni che hanno visto la partecipazione attiva delle donne e l’attribuzione delle famose quote rosa al 22,5%. Le ultime elezioni che si sono svolte nell’ottobre scorso hanno visto le donne conquistare il 50% dei seggi al Parlamento. Tanto è stato fatto ma ancora tanto è da fare perché vi sia una reale parità di genere, ma il paese del Golfo sta mettendo in campo molte misure che paiono indicare la giusta direzione.

La conferenza è stata arricchita dalla presenza di Maria Tiziana Putzolu, Consigliera di Parità della Regione Sardegna, che ha illustrato la situazione di precarietà, di fragilità in cui vivono migliaia di donne che subiscono ogni giorno delle violenze e violazioni dei loro diritti di lavoratrici. Famose le questioni delle dimissioni in bianco, delle questioni legate alla maternità, diritti dati per acquisiti e che invece faticano a essere rispettati. Un quadro non certo confortante che dovrebbe essere considerato anche dal punto di vista politico, con un maggiore impegno da parte delle istituzioni e che coinvolge in modo forte centinaia di famiglie, spesso monoreddito. Le donne coinvolte appartengono ai settori lavorativi più disparati, e non si deve pensare che facciano parte di questa schiera di donne vittime di abusi solo quelle che hanno una bassa istruzione. Sarebbe un errore in termini, un errore che spesso si è fatto, sottovalutando in qualche modo il problema. Sono poi intervenuti Patrizia Manduchi, Nicola Melis e Sabrina Perra, che con il loro contributo hanno reso ancora più ricca di contenuti la conferenza.

Le conclusioni della conferenza mostrano due situazioni diverse, in cui le donne interagiscono con il mondo esterno, dove affrontano problemi diversi, ma che hanno in comune la volontà di continuare nel proprio processo di emancipazione e di crescita. Una crescita che passa anche per la partecipazione politica delle donne. Negli Emirati Arabi alcuni posti chiave come la presidenza del Consiglio, o alcuni ministeri sono guidati da donne, la rappresentante all’ONU è una donna, senza contare le donne impegnate politicamente ai livelli medio bassi. In Sardegna come sappiamo la situazione non è delle più brillanti, sono infatti pochissime le donne che siedono in Consiglio regionale, ad esempio. La conferenza ha visto la presenza di Stefania Loi, Presidente della commissione pari opportunità del Comune di Cagliari, mentre dispiace l’assenza degli esponenti politici, in particolare le donne che occupano gli scranni regionali. Unici assenti giustificati Maria Laura Orrù e Michele Pais, tutti gli altri seppur regolarmente invitati non sono pervenuti.

Fonte: https://www.groi.eu/4P1Mu

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