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Elisabetta Carfagna

Elisabetta Carfagna

Laureata in Scienze per l'investigazione e la sicurezza - Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi di Perugia, laureanda in Ricerca sociale per la sicurezza interna ed esterna, lavora presso un'agenzia di comunicazioni.

Ha la passione per il cinema, la letteratura, la musica ed i viaggi.

URL del sito web: http://lacarfi.wordpress.com/

NEET E ANALFABESTISMO DI RITORNO

Il fatto che la cultura dovrebbe essere una passione e un’esperienza alla quale dovremmo riservare del tempo prezioso nell’arco della nostra quotidianità non sembra proprio rientrare nei programmi degli italiani. È uscita da poco un’indagine condotta dall’Ocse, il Programme for the International assessment of adult competencies, dove 24 paesi con campioni di intervistati tra 16 e 65 anni hanno testato le loro capacità di lettura e comprensione dei testi scritti, le competenze logico-matematiche e le capacità di problem solving. Il fatto che l’Italia si sia posizionata disastrosamente (ultimi, penultimi e non classificati, in ordine) tra tutti i paesi presi a campioni ha certamente bisogno di essere analizzato e interpretato.

Techno: l'altra faccia della società

"I video giochi non influenzano i bambini.
Voglio dire, se pac-man avesse influenzato la nostra generazione, 
staremmo tutti saltando in sale scure, masticando pillole magiche
e ascoltando musica elettronica ripetitiva"

Marcus Brigstocke (1989)

Sembra quasi una profezia la citazione del comico inglese che dal 1989 sta facendo il giro del web (e non solo), e invece scaraventati nel nuovo millennio si ha la sensazione che il mestiere del comico non sia poi così privo di “senso”. 

A.C.A.B.

Dopo la visone del film A.C.A.B. Di Stefano Sollima, la riflessione nasce da sé.

Per chi non l'avesse ancora vista, la pellicola è ispirata al romanzo di Carlo Bonini ed è tratta da una storia vera. All Cops Are Bastard riprende uno slogan che creato dagli skinheads in Inghilterra negli anni Settanta, è diventato un richiamo universale alla guerriglia nelle città, nelle strade e negli stadi. Il filo conduttore dell’intera pellicola è senz’altro l’odio. Quello radicato, vero. Condito con razzismo, rabbia e disagio sociale. Uno spaccato d’Italia che esiste, e che si palesa nelle pagine di cronaca nera dei nostri quotidiani. Si toccano temi scomodi: il blitz dei reparti della celere nella caserma Diaz durante il G8 di Genova, l’assassinio dell’ispettore Filippo Raciti, l’uccisione di Gabriele Sandri, e l’aggressione sfociata in omicidio di Giovanna Reggiani. Manifestazioni sindacali, distruzione di campi rom, violenze da parte della destra estrema contro immigrati, senza dimenticare l’indifferenza delle istituzioni davanti ai problemi della gente comune.

Quanta felicità! Ma quale felicità?

Più ci si addentra nel XXI secolo più si ha la sensazione che la felicità non sia più solo una questione inerente all’antico filosofeggiare, bensì alla vita quotidiana. Basta osservare la nostra società, la nostra cultura, i nostri mezzi di informazione, e un numero sempre più importante di ricerche sui livelli di felicità percepiti si riversa su di noi. Non viene risparmiato nessun ambito:ormai ad occuparsi di felicità non sono più filosofi e politici ma anche economisti, pubblicitari, e innumerevoli esperti del settore “risorse umane” delle aziende. Osservando la notorietà e le innumerevoli statistiche soprattutto in ambito politico (un esempio tra tutti il rapporto Stiglitz-Sen-Fitoussi commissionato dal presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy, dove ventidue esperti, tra i quali cinque premi Nobel per l’economia, hanno riflettuto sui “limiti della contabilità nazionale”, vale a dire su come calcolare la ricchezza di un Paese tenendo conto anche di parametri soggettivi quali tempo libero, relazioni sociali e sensazione di sicurezza), si evince il risultato: il benessere collettivo non è necessariamente un benessere di tipo materiale ma, secondo gli economisti, andrebbero presi in considerazione altri parametri quali il tempo libero, le relazioni sociali e la sensazione di sicurezza[1].

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