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IL FRANCO CFA: PRO O CONTRO parte 3

IL FRANCO CFA: PRO O CONTRO parte 3

Terza e ultima parte: La questione monetaria oltre il dibattito sul Franco CFA (qui la seconda) (qui la prima

La BCEAO tenta di porre rimedio all’abbondanza di liquidità bancaria tramite il mercato dei depositi bancari, in teoria accelerando gli scambi di depositi tra le banche dell’unione, a fin di crescere l’efficienza dell’economia interna dell’unione al punto da assorbire la liquidità in eccesso. Tuttavia ciò non avviene per via di un mercato interbancario con volumi di scambi derisori (nell'agosto del 2015 il volume a settimana era stimato a 97,5 miliardi di Franco CFA, circa 147 milioni di euro), per cui assorbire le liquidità ottimizzando i flussi del sistema bancario su tutto il territorio dell’unione risulta problematico.

In effetti, prestandosi tra di loro, le banche locali sono più propense a diversificare le loro attività, prestando magari a loro volta alle imprese e alle famiglie, realizzando siffatto dei plus value non indifferenti. Per ora, le banche locali preferiscono assumere questo ruolo principalmente con la BCEAO, impiegando e recuperando il capitale in eccesso in acquisti di titoli pubblici o di obbligazioni sotto forma di risconto di cambiali ordinarie, o di anticipazioni in conti correnti presso la banca centrale. Per cui l’emissione di valute si ritrova drasticamente ridotta ad una riduzione del rapporto tra le riserve obbligatorie e l’ammontare dei depositi delle banche locali presso la BCEAO, alzando ulteriormente il livello di liquidità delle banche e creando delle condizioni per un ribasso dei livelli delle riserve obbligatorie. Infatti, specie in Costa d’Avorio e Senegal, l’aliquota di riserva obbligatoria delle banche locali presso la banca centrale nel 2017 è passata da 5% a 3% con ulteriore effetto immediato di un miglioramento delle condizioni di liquidità delle banche in caso di necessità, anche se tale provvedimento risulta superfluo, in quanto i depositi effettivi delle banche locali superano il 10%. Di principio, il surplus viene mobilizzato prevalentemente per l’acquisto di titoli di stato con scadenza a breve termine, a fin di controbilanciare il deficit budgetario degli stati dell’unione. Un deficit che secondo le osservazioni del FMI sta in rapida crescita, e che porteranno ulteriori politiche di restrizioni ed austerità. Perciò, malgrado una condizione di economicità ottimale e di abbondanza di liquidità bancaria, l’attitudine prescelta dalla BCEAO e banche ordinarie locali è di far solo fronte correntemente agli impegni assunti verso gli stati, piuttosto che nei rapporti con i depositanti, rinunciando al finanziamento delle imprese e dei consumi. In altri termini, con un PIL in crescita del 6%, sostenuta grazie ai settori terziario e secondario, l’abbondanza di liquidità è la conseguenza di una incapacità a generare flussi finanziari attraverso varie operazioni come la raccolta dei risparmi, il finanziamento di settori produttivi e dei consumi, senza sostenere perdite in conto capitale. Ma come dar loro torto, in quanto la liquidità del sistema bancario dipende in larga misura dal rapporto fiduciario che lega la banca ai depositanti ed ai debitori affidati. Un principio che viene proprio a mancare allo stato attuale, in un contesto di impunità, di corruzione e di totale mancanza di fiducia.

Per cui, si tenta ad ogni modo tramite le commissioni dell’Unione monetaria di adottare riforme a fin di creare le condizioni ottimali per la costituzione di questa fiducia. Prima di tutto, intervenendo sulla gestione delle finanze pubbliche attraverso la riforma dei mercati pubblici con l’adozione di un sistema centralizzato e telematico che consente maggiore trasparenza nei processi di attribuzione dei vari mercati pubblici, poi riformando il settore finanziario, a fin di stimolare il mercato interbancario e quindi l’assorbimento della liquidità nel sistema bancario, ed infine incentivando l’attuazione nel modo effettivo di una integrazione economica tra i vari stati membri dell’unione che stenta da decenni a realizzarsi. Tutte prerogative che comunque non avranno l'impatto tanto atteso in assenza di un sistema di controllo imparziale suscettibile di contrastare frode e corruzione, ed attuare sanzioni adeguate.  

In definitiva, il Franco CFA di per sé non costituisce un limite alla performance delle economie dell'unione, ma è piuttosto il disinteresse socio politico ad affrontare le varie problematiche legate al sistema economico ad essere fonte del disavanzo economico dei paesi dell’unione. Al di là delle politiche monetarie, altre problematiche socio economiche persistono, anzi peggiorano, con un'incidenza notevole dell’economia sommersa caratterizzata da un'alta concentrazione delle attività informali, l’alto tasso di povertà e disoccupazione, la corruzione, una educazione sempre più scadente e disconnessa dal mercato di lavoro, l’impunità e l’assenza di trasparenza nella gestione delle finanze pubbliche, il clientelismo, l’ingiustizia sociale, la fuga dei cervelli ed il deprezzamento del capitale umano. Problematiche alle quali occorre porre rimedio se si tenta in qualche misura di conquistare un minimo di dignità, di indipendenza e crescita economica.   

Perciò, le posizioni contro la valuta sono l’illustrazione perfetta del mito della caverna di Platone, con protagonisti auto eretti emanazione del panafricanismo per eccellenza nell'incapacità totale di porre un atto concreto per l’emancipazione economica del loro paese, ancorati ad un passato coloniale ed un presente di neo colonialismo. Alla fine, tali come i prigionieri del mito, a fissare delle ombre, si può dedurre erroneamente che il concetto ideale di libertà ed autonomia economica non richiede una migliore apprensione, più tecnica delle politiche monetarie. Non intuiscono minimamente che toccando la materia in un attuale contesto finanziario mondiale, si apre il vaso di pandora, dal quale emergono altre questioni e dibattiti come il signoraggio, gli accordi di Basilea I, II, al quale si prelude addirittura un terzo. Per cui, da mezzo secolo tutte le problematiche correlate ad una valuta creata ex nihilo sono ampiamente e tecnicamente discusse solamente da banchieri e finanzieri. Come potersi quindi ritenere preparato e pronto a mantenere una posizione radicale per una pseudo completa autonomia monetaria, specie in un contesto economico globale fatta di contrapposizioni e lotte aspre e continue come quelle della finanza contro l’economia reale, dell’euro contro il dollaro, del dollaro contro lo yuen, dei governi contro fondi speculativi? Assente ai tavoli delle negoziazioni e dibattiti economici e finanziari al livello mondiale, il mondo intero rimane in attesa di proposte e suggerimenti dall’Africa, per individuare uno sbocco, un segno di ripresa, ed uscire da questa recessione che dura ormai da quasi un decennio.

In tal caso, se proprio il Franco CFA non ha più ragione di essere, occorre porsi la domanda: a che cosa può servire una valuta a parità flessibile, in balia dei mercati finanziari, sennò a scendere a compromessi peggiori di quelli attuali? 

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