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IL FRANCO CFA: PRO O CONTRO parte 2

IL FRANCO CFA: PRO O CONTRO parte 2

Seconda parte: Della parità fissa (clicca qui per leggere la prima)

Le modalità e condizioni del sistema di parità fissa destano tuttora scalpori tra gli oppositori della valuta, specie quelle imposte alla BCEAO, che implicano il deposito obbligatorio di ben 50% delle riserve in valute estere della banca su un conto presso il tesoro francese. Poiché nella loro concezione di politiche monetarie, per la massa di oppositori non sussiste l’idea di risparmio, si fa quindi ben volentieri astrazione dell’importanza di queste riserve in valute estere, che servono principalmente, specie nei momenti di congiunture economiche, a garantire il normale funzionamento dell’amministrazione pubblica, ad ispirare fiducia ad investitori, organismi finanziari, e stati esteri.

Ad illustrare possibili effetti positivi derivanti dal meccanismo di parità fissa, è quello tra il Ryal Saudita e il Dollaro US introdotto nel 1998, con le condizioni che implicano l’investimento nell’economia americana di gran parte dei proventi dell’estrazione del petrolio saudita. Per cui viene da chiedersi da dove nascono le problematiche espresse sulla parità fissa, se essa in definitiva non comporta minimamente un limite alla crescita dell’economia meno importante, specie in un contesto attuale in cui vengono ristabiliti gli equilibri di forza tra le unità di scambio al livello mondiale grazie all’Euro, dopo mezzo secolo di predominio del Dollaro US, simbolo dell’egemonia americana nel mondo. In ogni modo, che sia in confronto al Franco francese, al Dollaro US, ossia all’Euro, i precursori di una nuova valuta ouest africana, dovranno confrontarsi, nelle vesti di paesi poveri, alle politiche monetarie gestite al livello mondiale dal Fondo Monetario Internazionale e da altri organismi di emissione delle valute più influenti al mondo.

Basta pensare a ciò accaduto all’Argentina nel 2000, al Venezuela ora, e prima ancora alla Germania durante la grave crisi mondiale del 29, causando l’esordio del nazismo con conseguenze drammatiche per il mondo intero. È ben forte quindi una presa di coscienza odierna di quanto sia controproducente stampare moneta a piacere, con l’obiettivo prioritario di soddisfare una domanda interna crescente. Una regola che stentano d’altronde di applicare rigorosamente modelli di pseudo indipendenza monetaria subsahariana, come il Naira nigeriano e il Cedi ghanese. Ciò spiega quindi questa inettitudine delle emissioni di valute delle banche centrali della Nigeria e del Ghana, a tal punto da non coprire una domanda interna sempre più crescente, e di conseguenza sostenere lo sviluppo economico. In più, la fuga di capitali, l’appropriazione indebita delle ricchezze dello stato, i mali assoluti delle economie dell’Africa subsahariana, contribuiscono notevolmente ad accrescere in modo sproporzionato l’inflazione, il fabbisogno in valute estere che limitano fortemente la crescita, senza contare gli effetti devastanti sulle fasce sociali più deboli. Fenomeno invece totalmente irrilevante nell’area Franco CFA, dove la valuta è talmente richiesta per via della fiducia che ispira, da facilitare e ridurre in modo sostanzioso costi e oneri nelle transazioni con l’estero. Se si prospetta la crescita economica del Ghana nell’ultimo decennio, si dedurrà che essa è dovuta al cacao ivoriano, la cui esportazione è stata incentivata dalla grave crisi politica durata proprio un decennio in Costa d’Avorio. In effetti, meccanismi fraudolenti con la complicità di autorità ghanesi, ivoriane, e di fondi speculativi come la Amajero, hanno consentito di orchestrare la più grande operazione speculativa al mondo nel 2010, che permise l’acquisto da parte della Armajero di ben 40% di futures del cacao sul mercato di Londra, facendo schizzare i prezzi fino 2 500 sterline a tonnellate. Un gettito sostanzioso sfuggito alle casse dello stato ivoriano che detiene, come primo produttore del cacao, il 40% della produzione mondiale. Che coincidenza. Ora, attingendo al petrolio giacente nel golfo della Guinea, oggetto di controversia insorta con la Costa d’Avorio, alla sostanziosa riserva in FCFA della banca centrale, il Ghana potrà ormai proseguire un processo di crescita, già avviato in Costa d’Avorio negli anni 70 e 80, permettendo al paese di conquistare il titolo di miracolo ivoriano, ed a mantenere una posizione di leader nell’Africa occidentale dopo la Nigeria. Perciò, ormai coscienti di quanto le politiche economiche e monetarie con l'intento di conquistare una posizione di rilievo sui mercati esteri comportano molto più vantaggi che svantaggi, il Ghana e la Nigeria premono ora per la creazione di una moneta unica, specie insieme ai paesi membri dell’unione, con parità fissa con l’Euro.

Ci si chiede perché proprio ora si insiste ai livelli istituzionali, per la creazione di una valuta unica in tutta l'area occidentale del continente? Per il semplice motivo che queste riserve in valute estere derivanti dagli obblighi della BCEAO, depositati presso il tesoro francese hanno raggiunto ora l’importo di 14 miliardi di euro. Un mega risparmio dal quale tutti ora vogliono fare profitti. Sarà verosimilmente questo fatto ad aver innescato questa campagna contro il Franco CFA, iniziata ed alimentata prevalentemente dall'opinione pubblica? A mio avviso, tale condizione di buon risparmiatore dovrebbe suscitare una rivalutazione delle posizioni avverse al Franco CFA. La BCEAO, ha imparato dallo sfarzo degli anni passati che hanno causato nel 1994 la svalutazione del Franco CFA del 50%, con impatto devastante sull’economia reale e fasce sociali più deboli. Per cui, da allora la banca centrale come una formica, ha fatto un lavoro straordinario realizzando in riserva monetaria l'equivalente di 80% di copertura delle emissioni di valute, cioè 4 volte superiori ai livelli imposti dai trattati. In effetti, secondo i trattati, sotto la soglia dei 20% di copertura delle emissioni il tesoro francese avrà il compito di colmare i deficit con le proprie risorse, cioè a spese dei contribuenti francesi. Ciò che proprio accade nel 1994, quando la quota delle riserve raggiunse il 17%. Per cui per contrastare la carenza di liquidità nel sistema fu imposta il deprezzamento del 50% della valuta, contribuendo notevolmente a rialzare i valori fino a 80% di copertura delle emissioni. Lo spettro di un altro deprezzamento ha indotto le politiche monetarie dell’unione a mantenere un distacco consistente dai 20%, fino a raggiungere un picco di 112,3% nel 2000, e a mantenere un'inflazione annua del 2%. Valori più che ragionevoli per paesi con delle esportazioni non consistenti, e fortemente dipendenti dalle importazioni perfino di beni di prima necessità come cibo, medicinali e tecnologie di utilità basilare. Il risultato di una tale prudenza è un'abbondanza della liquidità bancaria, che se viene iniettata nel sistema bancario costituisce un'opportunità non trascurabile di sviluppo per l’economia interna all’unione monetaria. Resta quindi a determinare quali strumenti attuare per porre rimedio all'abbondanza della liquidità bancaria nell'unione monetaria, rinforzando il sistema bancario in un meccanismo evidentemente vantaggioso di parità fissa. . 

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