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IL FRANCO CFA: PRO O CONTRO

IL FRANCO CFA: PRO O CONTRO

Parte prima: Delle Origini della valuta

E’ una prassi ricorrente che le battaglie ideologiche contro il mantenimento del Franco CFA, in nome della sovranità dei paesi membri dell’Unione Monetaria, assumano automaticamente una forma di lotta impetuosa per un totale affrancamento delle ex colonie francofone da quel sistema che viene definito “neocolonialisme français” o “françafrique”, quando contiamo tra i membri dell’unione, in più dal 1997, un paese come la Guinea Bissau, ex colonia portoghese. Assurdo direi. Come se la valuta, non può e non potrà in nessun modo riscattarsi dal suo passato coloniale. Risulta quindi impossibile impostare la questione in un contesto puramente economico, da limitare la valuta ad una semplice prerogativa di irrefrenabili scambi commerciali ed affaristici tra Europa e Africa Occidentale risalenti da 500 anni.

Non si confuta che la valuta sia pura emanazione di una volontà politica della Francia imperiale di mantenere influenza ed interessi nelle ex colonie. Tuttavia, occorre non escludere aspetti oggettivi strettamente correlati all'economia di giovani nazioni allora non del tutto preparate alla materia. Le origini della valuta risalgono al secondo conflitto mondiale, sotto la Francia occupata dalle truppe naziste. Allora, essa non era altro che un conglomerato di monete locali basate su valute estere come il dollaro comparse di fronte alla debolezza del potere centrale.  Ripristinate pace ed integrità dell’impero francese, la valuta verrà quindi riconosciuta come unità di scambio con le colonie, assumendo, con l’adesione della Francia agli accordi di Bretton Woods ed al sistema dollaro-centrico, la denominazione Franco delle Colonie Francesi dell’Africa a parità fissa con il franco francese.  

Presumibilmente ad oscurare le aspettative strettamente economiche ed affaristiche della valuta, sia proprio un contesto storico talmente dispregiativo da fomentare desideri di emancipazione, e lotte ideologiche per l’autonomia e l’autoaffermazione di Stati, cosiddetti “sovrani”, per lo meno da quanto risulta sulle carte. Anche se nella prassi, questi cosiddetti Stati sovrani si sono rivelati tuttora campioni mondiali di mediocrità ed incapacità politica nella gestione della res publica, ricorrendo imperativamente a cospicui investimenti e sussidi per lo sviluppo dall’estero.

Alla luce di tali osservazioni, la componente che tuttora sfugge al dibattito, il quale viene metodicamente ridotto all'odio per l’imperialismo francese, è l’assenza di un approccio tecnico alla questione, ostruendo  ulteriormente  un processo d’integrazione economica in un quadro politico, finanziario e monetario stabile. Al di là della sua opprimente denominazione d’origine, anche se  introdotto in un contesto politico nettamente svantaggioso, il Franco CFA costituisce tutto sommato uno strumento per la condivisione d’interessi comuni tra vari nazioni, un meccanismo maturato per attuare un quadro finanziario e monetario comune a parità fissa, suscettibile di sostenere ed incentivare scambi economici. Se non fosse così, ora mi chiedo: non è forse tale il meccanismo di cui si è ispirato l’Eurozona?

I padri fondatori dell’unione avranno con il mantenimento del Franco CFA, magari adottato dei provvedimenti, che vanno, senza dubbio, migliorati o ridimensionati, specie nell'attuale contesto economico mondiale. Già la creazione e la conservazione di organismi per la gestione della valuta come la banca centrale, BCEAO, e l’Unione Monetaria Ouest Africana, sono frutto di negoziazioni e discussioni politiche ardue, ai quali però, è pur sempre ovvio quanto la nuova generazione di classe dirigente si sia dimostrata palesemente incapace di offrire un valore aggiunto. 

Una situazione presumibilmente dovuta dal fatto che, ancora oggi, eccella una convinzione che le questioni macroeconomiche siano essenzialmente di competenza del potere politico, senza contributi e sollecitazioni da parte della società civile, soprattutto del potere economico.  Ne è la prova che a distanza di 55  anni, i dispositivi per l’integrazione economica nell’unione monetaria non vengono attuati, malgrado tutti i benefici che ne potrebbe trarre principalmente il settore privato. Per cui, continuando ad incentrare le battaglie su questioni puramente ideologiche, si istiga solamente instabilità politica, chiusura e disuguaglianza nell’unione, con una nuova generazione di classe dirigente rivelatasi, più delle generazioni precedenti, inadatta al ruolo. 

A distanza di quasi 60 anni dall'indipendenza di quelle nazioni,  la questione permane priva di oggettive considerazioni sulla partecipazione dell’unione all'evoluzione dell’economia mondiale, la quale diverge totalmente di quella di 20, 30, o 40 anni fa, essendo ora fondamentalmente caratterizzata da spietata concorrenza, costante innovazione, ricerca e sviluppo tecnologico. In più, grazie ad internet, l’espansione fenomenale delle società di servizi e beni basilari,  ha determinato negli ultimi anni un loro sorpasso sulle attività produttive da sempre considerate le più redditizie, come l’estrazione del petrolio, o di altre risorse minerarie. Le crisi finanziarie sono sempre più ricorrenti e fuori dal controllo, per delle ragioni confortate dal predominio dei fondi speculativi sull'economia reale di paesi, perfino tra i più industrializzati. Non importa se tale realtà dell’economia mondiale spinge sempre di più vari Stati a convergere politiche economiche e monetarie, stabilendo nuove strategie geopolitiche ed alleanze. A dispetto di tutti questi aspetti, per gli oppositori della valuta prevale la lotta per lo svincolo ad perpetuam dalla supremazia dell’Occidente, con la creazione di una propria moneta. 

Perché non partire proprio dal Franco CFA, essendo pur sempre una valuta costituita da paesi sovrani, con una propria banca centrale, oltrepassando la denominazione ed il contesto storico di origine? Sarà per via della parità fissa con il franco francese, benché sia ormai da quasi vent'anni stabilita con l’euro? Approfondiamo quindi l'argomento. 

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