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Donne che fanno lavori da uomini

In aumento le donne che svolgono lavori definiti “maschili”. Ma gli esperti dicono che i pregiudizi sono ancora forti

  

Fonte: www.wired.it  di Sara Monarca

 

Esistono lavori maschili o femminili? Sembrerebbe di no. In Italia sono sempre di più le donne che svolgono “professioni maschili”: sono oltre 3mila le donne al volante di camion e di tir, il 5,6% del totale degli autotrasportatori. E ogni 9 nuovi autotrasportatori iscritti nel 2015, 1 è donna.

Nel 2015, il 14,4% dei tappezzieri o dei restauratori di mobili era donna, così come il 9,4% dei calzolai, il 2% dei falegnami e il 3% degli idraulici.

Numeri in aumento, sintomo forse di qualcosa che sta cambiando. Emanuela Abbatecola, ordinario di sociologia del lavoro dell’Università degli Studi di Genova ed esperta di tematiche di genere sul lavoro, commenta:”Le statistiche indicano che qualcosa sta cambiando, a dispetto delle resistenze. Resistenze che si creano, perché il cambiamento disturba. Quando una donna svolge una professione tradizionalmente definita “da uomo”, il sessismo riemerge come per ridimensionare l’ordine violato. Quando è lui a fare un lavoro tipicamente femminile, la diffidenza è spesso solo iniziale.

Quando sono le donne a “trasgredire”, non rivestendo classici ruoli professionali femminili, la discriminazione persiste e rischia di arrivare all’invalidazione. Le donne che lavorano in ambienti tipicamente maschili tendono a essere relegate a mansioni “più femminili”, a prescindere dalle proprie competenze”.

L’opinione di Fiorenzo Bresciani, presidente dell’associazione Uomini Casalinghi, non è molto diversa da quella della Abbatecola: “nel 2016 è triste dover ancora sentir parlare di lavori femminili e maschili. Nel 2003, quando ho fondato l’associazione eravamo in cinque, ora vantiamo più di seimila iscritti. Siamo una realtà importante, ma il modo in cui le persone immaginano l’uomo casalingo non è cambiata di molto. La stessa cosa si può dire per le donne che svolgono professioni più maschili. Anche se le statistiche delineano un miglioramento del divario esistente, i pregiudizi sono ancora forti”.

 

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