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Abenomics

Abenomics immagine ripresa da: sintetia.com

Il ritorno al potere del Partito liberal democratico[1] e di Shinzo Abe[2], con la vittoria delle elezioni di dicembre 2012, ha portato a una vera e propria rivoluzione nel campo della politica economica non solo giapponese. Da decenni a questa parte, nessuna grossa variante economica è foriera di un effetto domino che può investire positivamente o negativamente altri stati. Le iniziative economiche del primo ministro giapponese, sono state soprannominate Abenomics, nome nato per l’appunto da un mix tra il cognome del politico e la parola “Economics”.

L’Abenomics consiste in una serie di iniziative macroeconomiche messe in pratica, poco dopo l’insediamento dei liberal democratici (i democratici invece han governato in Giappone dal 2009 al 2012 con scarsi risultati), nella primavera del 2013 allo scopo di sollevare il Paese dalla decennale depressione economica.

L’iniziativa consta di tre parti fondamentali: politica monetaria, politica fiscale, strategie di crescita. Nello specifico, deprezzamento dello Yen per incentivare l’export nipponico continuamente minacciato da quello cinese; tasso di interesse fissato in negativo (per disincentivare il risparmio); politica monetaria esplosiva per aumentare l’inflazione tanto da raggiungere e mantenere la soglia del 2% ed uscire dalla situazione di deflazione cronica, aumento di 1,5% della spesa pubblica (raggiungendo l’11,5% nel deficit pubblico).

Nei primi mesi, i benefici dell’economia nipponica sono stati indiscutibili[3], solo nel primo quadrimestre del 2013 il tasso di crescita annuale del Giappone si è attestato attorno al 3,5% mentre il mercato della borsa valori è cresciuto del 55% in brevissimo tempo. L’avanzo commerciale è cresciuto di trecento miliardi di Yen grazie all’aumento del 12% delle esportazioni. Dopo tutto ciò però, l’indice Nikkei ha sperimentato un improvviso periodo al ribasso tra Maggio e Luglio 2013 mantenendo comunque un trend positivo rispetto alla quotazione che aveva ad Aprile 2013.

“Sul piano fiscale il primo ministro giapponese ha promosso un pacchetto di stimoli di circa 10,3 trilioni di yen (90 miliardi di euro), pari al 2% del pil. Le misure previste dal governo saranno dirette in primo luogo alla ricostruzione della prefettura di Fukushima e alle zone danneggiate dal terremoto e dallo tsunami. Parte dello stimolo fiscale servirà, inoltre, a promuovere la ricerca, lo sviluppo tecnologico e gli investimenti privati. Un altro obiettivo della politica fiscale di Abe è quello dell’espansione del welfare per le famiglie, destinato ad aumentare la partecipazione femminile al mercato del lavoro, relativamente bassa rispetto agli altri paesi sviluppati. Infine, una parte di queste risorse verrà spesa nella creazione di nuove infrastrutture e in altre opere pubbliche.

La ricetta economica di Abe prevede che lo stimolo fiscale sia “accomodato”, in linea con la tradizione keynesiana[4], da una politica monetaria espansiva. Il governo sta cercando di coordinare il più possibile le due leve macroeconomiche in modo da rimettere in moto la crescita dell’economia e porre fine al problema della deflazione (ovvero dell’inflazione negativa) che ha colpito il paese negli ultimi anni.”[5]

Le critiche colpiscono però anche l’Abenomics. Quelle che più vengono mosse contro la politica aggressiva Giapponese riguardano i salari reali che vedono nell’aumento dell’inflazione in coppia ad un aumento meno che proporzionale dei salari nominali, una riduzione del potere d’acquisto dei giapponesi. Secondo il Governo, con una maggiore competitività (ricerca e sviluppo unite ad una riforma del sistema fiscale) questa tendenza potrà essere contrastata. Questo infatti è solo l’inizio e gli analisti governativi sono convinti che nel medio-lungo periodo gli effetti si allineeranno con le aspettative e permetteranno al Giappone di tornare sulla scena mondiale in maniera competitiva e contrastando il gigante Cina che, ad oggi, gode di vantaggi demografici incredibili ma che nel giro di un ventennio potrebbe trovarsi in una situazione ben peggiore di quella giapponese dove ai giorni nostri si va in pensione a 70 anni con il 35% dell’ultimo stipendio.

 

RIFERIMENTI:

-          http://www.ispionline.it/it/articoli/articolo/asia/shinzo-abe-ritorno-al-passato

-          http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-19/giappone-premier-abe-conferenza-economist-io-superman-no-ma-faro-riforme-140820.shtml?uuid=AB6gmRCB

-          http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-02-18/l-abenomics-perde-colpi-se-stimoli-non-bastano-064239.shtml?uuid=AB9KxIx

-          http://argomenti.ilsole24ore.com/abenomics.html?page=2

-          http://www.investireoggi.it/economia/abenomics-ovvero-la-disperata-lotta-per-la-sopravvivenza-del-giappone/?refresh_ce

-          http://temi.repubblica.it/limes/abenomics-rivoluzione-neokeynesiana-in-giappone/46457?printpage=undefined

 



[1] Il Partito Liberal Democratico (自由民主党 Jiyū-Minshutō?), frequentemente abbreviato in Jimintō (自民党?) o LDP (dalla sigla inglese Liberal Democratic Party), è il primo partito giapponese, appartenente alla frangia conservatrice. Dal 1955 al 2009 è stato alla guida praticamente incontrastata del paese, salvo che dal 1994 al 1996. L’attuale presidente è il primo ministro Shinzo Abe, eletto il 16 dicembre 2012 in sostituzione all'esponente Democratico Yoshihiko Noda, ex-primo ministro sconfitto alla guida di un governo di centro sinistra eletto nel 2009. Alle elezioni del settembre 2005 il partito ottenne un successo imprevisto da tutti e poté per la prima volta dal 1990 governare da solo, ma alla carica di premier si sono alternati in quattro: Koizumi, poi nell'ordine Abe, Fukuda e Aso. Il 30 agosto 2009, il Jiminto subisce una brutta sconfitta alle elezioni per la camera bassa, finendo così all'opposizione. In seguito agli interventi poco efficaci al contrasto della Crisi finanziaria, all'imminente superamento economico della Cina, all'incapacità di mantenere un esecutivo stabile (in tre anni i Democratici hanno nominato tre governi diversi) e alla impreparazione del governo nel gestire in modo efficiente il Disastro nucleare di Fukushima, il Partito Democratico (centro-sinistra), che per la prima volta governava dalla sua nascita (nel 1998), perde più di dieci milioni di voti alle elezioni anticipate del 2012 garantendo così la vittoria al centro-destra che dopo soli tre anni di opposizione torna al governo del paese guidato da Shinzo Abe, delfino di Junichiro Koizumi e Primo Ministro dal 2006 al 2007.

 

[2] Shinzo Abe (安倍晋三 Abe Shinzō?) (Nagato, 21 settembre 1954) è un politico giapponese, Primo Ministro del Giappone rieletto da una sessione speciale della Dieta Nazionale il 26 dicembre 2012. In precedenza aveva ricoperto tale carica da settembre 2006 a settembre 2007. È stato il più giovane Primo Ministro giapponese della storia e il primo ad essere nato dopo la Seconda guerra mondiale. Abe è un esponente della corrente più conservatrice del Partito Liberal Democratico (LDP), nonché uno dei più nazionalisti.

 

[3] Sole 24 ore, “Borsa, balzo di Tokyo (+1,6%) con lo yen debole”

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-03-06/il-nikkei-torna-sopra-quota-15mila-balzo-16percento-lo-yen-debole-072601.shtml?uuid=ABuM470

 

[4] Fabio Carrozzo, Convincere, “Economia Keynesiana”.

http://www.convincere.eu/economia/item/471-economia-keynesiana

 

[5] Limes - rivista italiana di geopoliticaAbenomics, rivoluzione neokeynesiana in Giappone”

http://temi.repubblica.it/limes/abenomics-rivoluzione-neokeynesiana-in-giappone/46457?printpage=undefined

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