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Il Mercantilismo

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L’economia è divenuta “cosa di tutti” da un po’ di anni a questa parte, paroloni difficili di origine anglofila, tappezzano e riempiono gli articoli dei nostri giornali. Con le righe a seguire, cercherò di soffermarmi, in ordine cronologico sui diversi pensieri economici che hanno forgiato l’economia attuale.

In quest’articolo: il Mercantilismo.

Con questo nome si definiscono sia una dottrina, sia una politica economica. La dottrina economica (dai confini non ben precisi) ha avuto vigore nella metà del Seicento, contemporaneamente al sorgere e all’affermarsi delle monarchie nazionali assolute. Questa era essenzialmente basata sulla convinzione che l’oro e l’argento fossero, se non addirittura l’unica forma di ricchezza, almeno elemento indispensabile alla prosperità dell’economia nazionale: pertanto, per far affluire monete auree, essa sosteneva la necessità di una permanente eccedenza nella bilancia dei pagamenti ed in particolare delle esportazioni sulle importazioni. E poiché i mercantilisti avevano grande fiducia nelle possibilità di influenza dello stato sull’economia, sostenevano l’opportunità di proteggere la produzione interna sia con barriere doganali, sia con divieti di importazione, e di facilitare le esportazioni attraverso i premi. Altra caratteristica di tale dottrina era la convinzione che un’alta densità di popolazione fosse elemento di prosperità del sistema. La politica economica ha avuto vita ben più lunga (dalla fine del Quattrocento alla fine del Seicento; per riprendere poi in forme solo apparentemente diverse nei nostri tempi); era fondata su un concetto espresso da Colbert (nel 1966). Il colbertismo concretizzò efficacemente questa politica mediante misure di intervento per incentivare l’industria con un sistema di protezione doganale.

Il mercantilismo ha avuto accezioni differenti a seconda degli stati dove si è radicato. In Spagna e in Portogallo, stati in ci giungevano direttamente metalli preziosi dalle Americhe, gli economisti consigliarono di impedire l’uscita di oro e di argento e l’importazione di merci estere. In Inghilterra, fulcro di ricchezza fu considerata anche la navigazione (oltre il commercio); venne posto quindi in vigore il principio della bilancia dei contratti per cui i contratti tra cittadini e stranieri non dovevano implicare uscita di oro o di argento dal paese. Sempre in merito all’Inghilterra, l’Atto di navigazione di Cromwell (1651), decretante l’importazione di merci nella madrepatria solo con navi inglesi, attestò l’egemonia della marina d’oltremanica su quella olandese.

Si trattava di una politica di nazionalismo economico, la quale proclamava l’esistenza di un interesse generale distinto da quello dei singoli, interesse generale del quale lo stato era l’interprete: e pertanto l’intervento statale nell’economia proponeva la prosperità, non per il benessere dei cittadini, ma per la potenza dello stato.

Passando alle critiche, l’abate Ferdinando Galiani in “Della Moneta” (1751), dimostrava l’insostenibilità della teoria mercanitilistica. In primo luogo Galiani fece un’accorta analisi sui metalli preziosi (considerati essenziali durante il mercantilismo) e sul valore intrinseco della moneta, dovuto alla quantità di metallo: anche il metallo prezioso non coniato poteva dirsi quindi moneta e il conio non era altro che un segno della quantità di metallo contenuto. In questo modo Galiani respinse la teoria contrattualista sull'origine della moneta  dovuta ad Aristotele che era stata accettata da tanti autori successivi. Quello della produzione per Galiani, era l'obiettivo principe di uno stato, da perseguire il più possibile sia in ambito agricolo, sia in quello manifatturiero, mediante congrui investimenti: venivano così chiaramente superate le vecchie tesi mercantiliste di una ricchezza basata sull'introduzione di molto più denaro o metallo prezioso di quello esportato.

FABIO CARROZZO

Note:

-PETER GROENEWEGEN; GIANNI VAGGI, Il pensiero economico. Dal mercantilismo al monetarismo, Carocci, 2006

-SILVIO DE MAJO, “Galiani, Ferdinando”, in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 51, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1998.

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